La nascita del “tecno-militare” dalla Silicon Valley, l’ombra autoritaria sull’America tecnologica. Elena Tempestini

Trump è sicuramente il ponte di contatto tra esponenti delle Big Techamericane particolarmente coinvolte nello sviluppo di nuove tecnologie e gruppi più estremisti del Make America great again ( Maga) sempre più accesi dalle difficoltà della crisi economica. Gruppi lontanissimi, all’apparenza, che però adesso marciano insieme sotto la guida del Commander in Chief.

“Il nostro compito non è quello di scrutare il futuro, ma di cambiare il presente”.

( Peter Thiel, investitore e ideologo della Silicon Valley conservatrice)

In una Silicon Valley apparentemente dominata dall’ideologia progressista, da anni si coltiva in realtà un’anima opposta: una controcultura conservatrice, visionaria e talvolta apertamente autoritaria, che ha trovato nel trumpismo un alleato naturale. Oggi, nel cuore della più potente macchina tecnologica del mondo, prende corpo un’idea inquietante: un’alleanza tra innovazione radicale e deriva autoritaria.

Al centro di questa trasformazione c’è Peter Thiel. Tedesco di nascita, americano per scelta, cofondatore di PayPal e primo grande investitore in Facebook, Peter Thiel è molto più di un miliardario della tech economy. È un pensatore politico, un sostenitore dichiarato di Donald Trump, ma anche un filosofo d’ispirazione nietzscheana che vede nella tecnologia un mezzo per trascendere i limiti umani e costruire una nuova élite. Thiel finanzia aziende strategiche come Palantir, specializzata in software per Cyber sicurezza, big data e difesa, sostiene ideologicamente la costruzione di una civiltà guidata da una nuova aristocrazia tecnocratica.

La visione si trova oggi nel Techno-Optimist Manifesto pubblicato nel 2023 da Marc Andreessen (cofondatore di Netscape e socio del fondo Andreessen Horowitz (a16z), un manifesto che richiama esplicitamente il Manifesto Futurista di Marinetti. In quel documento si teorizza un’accelerazione tecnologica senza limiti, contro ogni forma di etica, regolamentazione o freno politico. L’innovazione, vi si legge, deve essere “totale, radicale, inarrestabile”.

Una visione che non è neutra. Anzi, sempre più spesso si fonde con ideologie ultraconservatrici e reazionarie: Elon Musk finanzia l’estrema destra tedesca (AfD), Palmer Luckey (padre degli Oculus Rift) guida l’azienda militare Anduril, e intanto si sperimenta il controllo sociale su larga scala. La tecno-utopia di ieri si fa oggi infrastruttura militare. L’Esercito USA il 13 giugno ha creato il Distaccamento 201: il Corpo Esecutivo di Innovazione dell’Esercito, una nuova iniziativa progettata per fondere competenze tecnologiche all’avanguardia con l’innovazione militare. Quattro leader arruolati riservisti: Andrew Bosworth (Meta), Kevin Weil e Bob McGrew (ex OpenAI), e Shyam Sankar (Palantir). La loro missione: integrare rapidamente l’AI nelle strategie di difesa.

A Gennaio 2024 in sordina, OpenAI ha cambiato l’articolo di non progettare a scopo nello statuto: ora consente l’uso militare della sua intelligenza artificiale. È un passaggio simbolico ma decisivo, per un’azienda che fino a poco fa prometteva di “beneficiare l’umanità intera”. Non è sola: il mondo tech, da Meta a Palantir, da Microsoft a SpaceX, sta marciando compatto verso il settore defence tech. Palantir Technologies fornisce software di sorveglianza e intelligence, come Gotham, usato in operazioni antiterrorismo, Anduril di Palmer Luckey, già fondatore di Oculus, sviluppa armi autonome: droni suicidi, jet senza pilota, sottomarini automatici e il sistema operativo Lattice, che comanda in simultanea flotte intere di mezzi bellici. Anche Meta è in prima linea, in collaborazione con il Pentagono e Anduril, per realizzare visori militari a realtà aumentata come Eagle Eyes. Le aziende militari non hanno preso benissimo questa nuova “ rivalità”, John Clark, stratega tecnologico di Lockheed Martin, ha dichiarato: “Anche noi vorremmo muoverci alla loro velocità, ma dobbiamo assicurarci che tutto funzioni davvero”. Quindi, le ex aziende “umaniste” corrono per accaparrarsi contratti nel progetto Golden Dome, la nuova frontiera del tech-militare USA. Così, i colossi nati per “connettere il mondo” oggi si preparano a difenderlo o ad attaccarlo.

L’ascesa di Trump ha fatto da ponte tra due mondi: quello dell’estremismo populista del MAGA e quello dei tech-bros libertari e autoritari. Apparentemente inconciliabili, oggi marciano insieme. I primi vedono nei secondi strumenti tecnologici per imporre ordine e controllo; i secondi vedono nei primi una forza politica che consente deregulation, potere e militarizzazione del cyberspazio.

Una convergenza pericolosa che, nel secondo mandato di Trump, ha mostrato tratti esplicitamente autoritari: parate militari a Washington, scontri a Los Angeles, campagne di disinformazione gestite tramite social e IA. Tutto sostenuto dalla tecnologia americana più avanzata.

Thiel, affascinato da Nietzsche, sogna un nuovo Übermensch: un “superuomo” non nato da cultura e spirito, ma costruito tramite chip, dati e algoritmi. Ecco perché investe in Neuralink (creazione di Musk) e in sistemi di studio per prolungare la vita umana e, in alcuni casi, a sfidare la morte stessa. Thiel ha investito in diverse startup e centri di ricerca nel campo della biotecnologia, della criogenia e dell’anti-invecchiamento, con l’obiettivo di conservare l’essere umano più a lungo possibile, o addirittura di raggiungere una sorta di “immortalità tecnologica”. La tecnologia non come mezzo di liberazione collettiva, ma come strumento di potere per pochi.

Oggi, l’Occidente guarda con preoccupazione ai modelli autoritari di Pechino e Mosca, ma potrebbe ignorare che un modello simile, più lucido, mascherato, tecnologico, si sta sviluppando nel nostro Occidente. Una sintesi tra capitalismo digitale, controllo sociale e ideologia ultra-liberale, in cui la sovranità tecnologica sostituisce quella democratica.

“Quando il potere ama l’ordine più della giustizia, la libertà viene messa ai margini.”

— Sant’Agostino

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