Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene.” San Paolo, 2 Tessalonicesi 2,7. Elena Tempestini

A destra, mosaico dell’anticristo nella basilica di Santa Maria assunta sull’isola di Torcello a Venezia 

Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene.” ( San Paolo)

Con queste parole, San Paolo non parla solo di un futuro oscuro. Parla del nostro presente.

C’è un principio che agisce nella storia, silenzioso ma potente: l’iniquità che si camuffa da giustizia, il dominio che si maschera da salvezza, l’inganno che si presenta con le parole della verità.

In filosofia, questo è il mistero dell’uomo che si fa misura assoluta, che smarrisce la verità perché nega il limite. È l’errore antico dei totalitarismi moderni: credere che tutto ciò che è tecnicamente possibile sia anche giusto.

Il male, oggi, non si annuncia con mostri e stendardi. Entra nel mondo come ordine funzionale, efficienza, progresso senza anima.

In geopolitica, lo vediamo ogni giorno: nella conquista delle menti prima che dei territori, nella colonizzazione dei dati più che delle terre, nel linguaggio della guerra umanitaria, nelle sanzioni che si dicono giuste e negli imperi che si dicono liberatori. San Paolo scriveva in un mondo governato dagli imperi, ma parlava a tutte le epoche: il male più profondo non è il caos, ma l’ordine che mente. È la struttura di potere che si presenta come necessaria, inevitabile, giusta e proprio per questo non si può più contestare. La dominazione si è fatta invisibile, ma più efficace che mai. Il potere agisce non più con la forza, ma con l’amministrazione del consenso, l’ingegneria dell’informazione, il condizionamento delle scelte individuali. La terra viene ancora spartita, ma attraverso licenze minerarie, porti strategici, corridoi commerciali.

E anche le menti si conquistano, attraverso algoritmi, valori semplificati, slogan travestiti da verità.

L’iniquità oggi è sistemica: una rete globale di controllo che si autoalimenta, travestita da cooperazione, sviluppo, sostenibilità. E come scrive san Paolo, agisce già , non deve ancora venire. Il male non ha più bisogno di imporsi con la paura: basta che sia comodo, connesso, conveniente.

E in chiave liturgica e spirituale, San Paolo ci chiede di vegliare. Di discernere non solo il bene dal male, ma il bene vero dal bene apparente.

Perché il mistero dell’iniquità è soprattutto l’incapacità di riconoscere la menzogna quando prende le sembianze della luce.

C’è ancora qualcosa che trattiene tutto questo. Ma fino a quando?

Nel frattempo, il rischio è quello di aderire al male senza accorgercene, perché lo troviamo dentro ciò che ci rassicura: nel comfort digitale, nel linguaggio pacificato, nell’illusione che tutto sia sotto controllo.

Eppure, come ci ricorda Sant’Agostino,

“Due amori hanno costruito due città: l’amore di sé fino al disprezzo di Dio ha costruito Babilonia; l’amore di Dio fino al disprezzo di sé ha costruito Gerusalemme.”

Sta a noi scegliere, ogni giorno, in quale città abitare.

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