“Ogni missile, ogni operazione della guerra ibrida ha un’ombra economica che si pronuncia in petrolio, oro, passaggi marittimi strategici, punti di PIL e tracolli borsistici.”

L’Operazione Rising Lion, lanciata da Israele nella notte tra il 12 e il 13 giugno, è una massiccia campagna aerea contro l’Iran, che ha coinvolto circa 200 jet e oltre 330 ordigni su più di 100 obiettivi – tra cui il sito nucleare di Natanz, strutture missilistiche, comandi militari e scienziati nucleari di alto profilo .
Israele ha eliminato figure chiave come Hossein Salami (comandante della IRGC) e Mohammad Bagheri (capo di Stato Maggiore iraniano), ottenendo colpi rilevanti anche agli impianti nucleari .
Teheran ha risposto lanciando oltre 150 missili balistici e 100 droni, in quella che il governo iraniano ha definito l’Operazione True Promise III – con almeno 3 morti e una quarantina di feriti confermati in territorio israeliano .
L’attacco ha interrotto l’operazione ONU sulla soluzione israelo-palestinese, con numerose cancellazioni a livello diplomatico e richieste internazionali di moderazione. Si sono scatenati gli impatti sui mercati globali: l’ombra della “ guerra economica”
Energia: shock petrolifero e rischio chokepoint
Il Brent ha subito un balzo iniziale del 7‑10%, attestandosi sopra i 75 $/barile, il rialzo più marcato da fine 2022 . Il prezzo è salito anche del 9% in una sola giornata, la maggiore impennata dal 2022, trainata dal timore di una chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita il 20% del petrolio marittimo mondiale . Attenzione anche al gas liquefatto Qatar compreso: un blocco del passaggio può innescare rincari globali, con tensioni anche nell’approvvigionamento verso Europa e Asia.
A Wall Street: il Dow Jones ha perso oltre 500 punti nel primo giorno, con vendite massicce su tech e mercato azionario in generale, acuite dalla paura di un rallentamento globale . Asia e Europa: tutte le principali borse, da Tokyo a Milano, passando per Seoul e Hong Kong, hanno registrato ribassi significativi, un riflesso della fragilità attuale dei mercati verso shock geopolitici. L’Oro: ha infranto record storici, attirando capitali in cerca di sicurezza . Valute rifugio: franco svizzero e yen hanno registrato apprezzamenti, mentre i titoli di Stato giapponesi hanno visto una forte domanda. I Bitcoin: hanno perso oltre il 3%, mostrando ancora una volta come in situazioni di crisi si comporti da asset speculativo, non da protezione . Il timore di un blocco dello Stretto di Hormuz spaventa mercati e governi, ma uno shutdown completo resta improbabile, mai verificatosi nella storia recente . Se la contesa dovesse estendersi, ad esempio con attacchi mirati a infrastrutture energetiche o commerciali in Iraq, Arabia Saudita o Golfo – i prezzi energetici potrebbero scalare ancora, fino a livelli critici. La reazione statunitense sarà decisiva. Finora Washington ha escluso il coinvolgimento diretto, ma sta intensificando monitoraggio e protezione delle proprie installazioni nella regione . Altri attori come Hezbollah o gli Houthi rappresentano variabili instabili: al momento restano relativamente contenuti, ma potrebbero intervenire se la crisi si allargherà .