“Vedova e sola”: Roma senza Cesare, il mondo osserva una sfida globale. Elena Tempestini

Nel VI canto del Purgatorio della Divina Commedia, Dante Alighieri scrive: “Vieni a veder la tua Roma che piange, vedova e sola, e dì e notte chiama: ‘Cesare mio, perché non m’accompagne?immaginando la Città Eterna priva della sua guida imperiale, svuotata di potere e direzione. VI canti di tutte e tre le cantiche del poema di Dante rappresentano canti politici. Nello specifico, il VI canto del Purgatorio contiene una lunga apostrofe sull’Italia e sulla sua situazione politica, divisa da lotte intestine, campanilismi e definita per questo un celebre verso “Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di provincie ma bordello!”. Oggi, a secoli di distanza, l’immagine dantesca torna con forza nel cuore della cristianità. La Sede di Pietro è vacante, e mentre i cardinali, oggi 7 maggio, si chiudono in conclave, il mondo intero trattiene il fiato. Perché oggi non è solo un processo spirituale di discernimento: è anche una delle partite geopolitiche più complesse dell’era postmoderna.

Dietro il velo della preghiera, della fumata bianca, dei riti millenari, si agitano spinte nazionali, timori globali e speranze che travalicano i confini della fede.

Un conclave globale per un mondo in frantumi

Mai come ora il collegio cardinalizio riflette il volto policentrico della Chiesa. I 132 cardinali elettori provengono da ogni angolo del pianeta, e ciascuna area porta in conclave un desiderio: avere un proprio “Cesare”, un Papa che conosca le ferite, le culture, le urgenze della propria terra.

L’America Latina, che con Francesco ha visto per la prima volta un Papa “venuto dalla fine del mondo”, teme ora di perdere un ruolo centrale. Molti auspicano un successore che prosegua la linea pastorale bergogliana, attenta ai poveri, alla giustizia sociale, alle periferie esistenziali. L’Africa, in piena espansione cristiana e al centro di nuovi equilibri geopolitici (si pensi al patto Russia-Nigeria o al ritorno in scena della Libia con Haftar), spera per la prima volta in un Papa nero. Un segno potente, simbolico, in un continente giovane, religioso, ma ancora poco rappresentato nel governo della Chiesa. L’Asia, terra di minoranze cristiane spesso perseguitate, guarda con speranza ai cardinali delle Filippine, dell’India, persino della Cina “sotterranea”. Un Papa asiatico sarebbe un messaggio chiaro in un tempo di crescente tensione con Pechino e di dialoghi diplomatici delicati tra Vaticano e mondo comunista. L’Europa, pur se in declino demografico e spirituale, ambisce a un “ritorno dell’ordine”: molti cardinali del nord e dell’est vorrebbero un pontefice più tradizionale, forte nella dottrina, chiaro nei princìpi, meno incline alla sinodalità aperta e più vicino all’immagine di Giovanni Paolo II o Benedetto XVI. Gli Stati Uniti, con la loro potente e ricca Chiesa, sono spaccati: da un lato il fronte conservatore, che critica Francesco per la sua ambiguità su morale e liturgia; dall’altro un cattolicesimo sociale e progressista che vede nella continuità bergogliana un’occasione per riformare la Chiesa dall’interno.

Riforma o restaurazione: l’alternativa di fondo

Il nodo è uno solo: proseguire sulla strada della Chiesa come “ospedale da campo”, sinodale, povera e missionaria, oppure invertire la rotta e tornare a una Chiesa forte nei dogmi, identitaria, più “romana” e meno “periferica”.

Il conclave sarà dunque anche un referendum interno: su Francesco, sui suoi dieci anni di pontificato, ma sarà anche un’espressione di paure e speranze globali. In un mondo segnato da guerre, migrazioni, intelligenza artificiale, disuguaglianze e nuove egemonie (Cina, Russia, India), il Papa che verrà dovrà essere più di un leader spirituale: dovrà essere un mediatore globale, un simbolo credibile, un interlocutore con autorità in un tempo senza autorità.

Roma attende, il mondo osserva

Nella quiete ovattata della Domus Sanctae Marthae, i cardinali pregano e dialogano. Ma fuori, il mondo si agita. I governi, i popoli, le Chiese locali attendono il nuovo “Cesare”, il nuovo successore di Pietro che, come Francesco, possa “andare ai confini della terra” — o che, secondo altri, possa riportare l’asse a Roma.

E come allora scriveva Dante, anche oggi Roma, vedova e sola, guarda al cielo e attende.

Sarà un Papa del Sud o del Nord? Della tradizione o della riforma? Della diplomazia o della testimonianza?

Il conclave è iniziato. La Storia, ancora una volta, si fa a Roma.

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