La democrazia? Qualcosa di non compatibile con la libertà. Il passaggio da un ordine liberale a un ordine neoliberale, da un ordine internazionale a un ordine globale avviene quando si assiste al distacco tra interessi dei grandi operatori nel mercato globale e interessi dei cittadini delle democrazie. Nasce qui il paradosso per cui la globalizzazione, intesa come un modo per accrescere l’interconnessione tra le società aperte e favorirne la diffusione, ha finito, invece, con il mettere in difficoltà proprio le società aperte e le loro istituzioni: la democrazia rappresentativa e il mercato regolato. Non c’è solo una sostenibilità ambientale ma anche una sostenibilità economica, politica e sociale, lo possiamo leggere e vedere in “Elegia americana” la biografia del vice presidente degli Stati Uniti J.D Vance, finanziata da Thiel dove è evidente lo spaccato di vita che scava nell’America profonda, nel quale si ode il grido dei lavoratori che vivono da sempre di autentici valori, gli stessi che la globalizzazione ha velocemente annientato. E’ il racconto del sogno americano del protagonista che con la volontà si eleva da un contesto difficile e trova il successo. Perché se “la Rivoluzione non è un pranzo di gala, neppure la democrazia è un pasto gratis. Le elezioni? Niente che possa migliorare lo stato delle cose. La fede cristiana? storicamente la più importante dell’Occidente, Thiel, profondo cattolico riuscirà a convertire il protestante Vance, attraverso Sant’Agostino e San Benedetto il grande costruttore della regola “ Ora et labora” . Non più l’ideologia “woke “, quella “ cancel culture” che tende, con violenza a condannare il passato, la preoccupazione di questo concetto è sorto quando i metodi per ottenere ciò che legittimamente spetta in termini morali e umani ha finito con il tradire la maggior parte degli stessi valori che si professano. Dietro la caotica ed apparente sconsideratezza di Donald Trump ed Elon Musk si cela una visione strategica radicata nei filosofi della modernità, interpretata da una figura che ha saputo fondere informatica, finanza e pensiero politico: Peter Thiel
Peter Thiel è nato a Francoforte nel 1967 , laureato in filosofia a Stanford. Multimiliardario grazie al suo fiuto per gli affari, cofondatore di PayPal e Palantir Technologies azienda leader nell’analisi dei dati per la sicurezza e l’intelligence . Peter Thiel è una delle figure più influenti dell’attuale panorama politico ed economico americano. Thiel incarna una visione neoliberista estrema, ispirata all’anarcocapitalismo di Murray Rothbard e David D. Friedman fondata sull’eliminazione dei monopoli statali: dalla moneta alla sicurezza fino alla giustizia.
Molti sono i punti di convergenza del riservato consigliere del presidente, a partire dalla critica della globalizzazione che avrebbe prodotto stagnazione e disuguaglianza invece che progresso e innovazione: “La globalizzazione è stata sopravvalutata. L’idea che il mondo stia diventando più piccolo non è così vera. È la tecnologia a guidare il futuro, non il commercio mondiale“. Tuttavia, Thiel non è un nazionalista nel senso tradizionale. Il suo pensiero politico si orienta piuttosto verso un elitismo tecnocratico, ispirato in gran parte a Leo Strauss, il filosofo conservatore noto per la sua critica alla democrazia parlamentare, per la difesa della religione come fondamento dell’ordine politico, la valorizzazione della decisione rapida, del potere concentrato nelle mani di pochi, oltre alla profonda sfiducia nella “volontà generale” e nel pluralismo indiscriminato. A Strauss, Peter Thiel ha dedicato nel 2004, un lungo saggio più volte aggiornato: “The Straussian moment”.
Thiel concorda con Strauss, la filosofia politica è riservata a un élite di pensatori, lontana dalla banalizzazione delle masse, il potere e l’innovazione devono essere affidati a una minoranza di individui di talento, liberi da eccessivi vincoli democratici. Non a caso, la tesi centrale della sua visione politica è che libertà e democrazia non sono compatibili, poiché la partecipazione diffusa tende a limitare la capacità decisionale e l’efficienza dei governanti. Peter Thiel attira giudizi positivi e spietati: per Musk è una «mente strategica negli investimenti, una mente visionaria riguardo uno Stato libero da controlli e limiti burocratici. “La lezione più preziosa? Capire che, in un mondo che cambia in fretta, il peggior rischio è non correre nessun rischio». Tra le principali cause della stagnazione tecnologica nel mondo fisico, Thiel individua l’eccesso di regolamentazioni, i vincoli burocratici, gli accordi internazionali restrittivi su clima e risorse, e una tutela della privacy che, anziché incentivare l’innovazione, finisce per soffocarla.
Un esempio lampante è l’Unione Europea, dove la centralità delle regolamentazioni ha frenato la crescita del settore tecnologico, rendendolo meno competitivo e meno attraente per gli investimenti innovativi rispetto agli Stati Uniti o alla Cina.
I tempi nuovi imposti dalla presidenza Trump impongono nuove leadership. Lo vediamo con il Canada dove si registra l’uscita di scena del primo ministro Justin Trudeau, che era stato fortemente indebolito dalle polemiche col presidente americano e , in Groenlandia dove la vittoria degli Indipendentisti che alle elezioni politiche dell’11 marzo hanno sonoramente battuto i partiti finora al governo. È come se ci si trovasse di fronte a una nuova fase del processo di decolonizzazione dall’Occidente che viene ancora una volta guidato dagli Stati Uniti: il Canada nei confronti dell’Impero britannico e la Groenlandia nei confronti del Regno di Danimarca, con la dottrina Monroe che incentrava la sua ideologia nella frase “L’America agli Americani”, ripresa poi da Theodore Roosevelt e tornata in piena attualità oggi , una “supremazia“ statunitense nel continente americano e, la non ingerenza da parte di Stati non americani nel continente. La Groenlandia è stata rivalutata negli ultimi anni, per via dell’attivismo di Russia e Cina nella regione. Il progressivo scioglimento dei ghiacciai in questa area favorirà con molta probabilità la nascita di nuove rotte commerciali e la possibilità di sfruttare le ingenti risorse naturali presenti nei fondali. Il Canada è fondamentale per la difesa dell’Artico, partner essenziale per gli Stati Uniti sia dal punto di vista economico che  strategico. In Canada è subentrato Mark Carney che è riuscito a divenire rapidamente il nuovo leader del Partito Liberale mettendo a frutto l’esperienza e la fama conquistate nel corso della sua brillantissima carriera di banchiere centrale, avendo retto non solo la Bank of Canada ma soprattutto la Bank of England negli anni difficilissimi della Brexit: la sua particolare vicinanza al mondo anglosassone rende la sua figura ancipite e problematica soprattutto nei confronti della componente francofona. Carney è comunque un premier a tempo, visto che si dovranno tenere nuove elezioni politiche entro il prossimo ottobre, con una campagna elettorale che si prospetta particolarmente complessa, perché c’è in gioco il futuro sia economico che geopolitico del Paese.
Canada e Stati Uniti  sono legati da una strettissima interdipendenza economica e sociale: non solo la duplice frontiera tra i due paesi coinvolge ben 13 Stati americani da una parte e sette Province e un Territorio del Canada dall’altra, ma ben due cittadini canadesi su tre vivono a meno di cento chilometri dalla frontiera con gli Usa. Il Canada è al primo posto a livello mondiale nella produzione di energia idroelettrica esportandone circa il 40% negli Stati Uniti. Oltre alla regione dei grandi laghi, il fiume San Lorenzo è parte del sistema di navigazione marittima del Nord America, e’ un fiume di vitale importanza geografica, ideologica ed economica sia per il Canada che per gli Stati Uniti, costituendo una grande arteria commerciale nel Nord America, dall’Atlantico al cuore degli Stati Uniti. Oggi dai suoi porti, si sviluppa una fitta rete di trasporto multimodale attraverso la quale si raggiunge tutto il continente nordamericano.
La Groenlandia è rimasta scossa dalle affermazioni di Trump, secondo cui «gli Stati Uniti prenderanno il controllo della “ terra verde” , in un modo o nell’altro»: anche in questo caso, gli interessi economici americani relativi allo sfruttamento delle sue risorse minerarie, tra cui petrolio, gas e materie prime critiche come uranio e terre rare, la paragona esattamente come accadde per l’Ucraina, si lega agli equilibri geopolitici che riguardano il futuro del Mar Glaciale Artico.
La presa politica degli Usa nei confronti di Canada e Groenlandia serve a pareggiare la presenza della Russia, che è stata finora solitaria nel presidiare questo nuovo Oceano da cui l’America adesso non vuole essere esclusa.
La Russia continua a muoversi in modo silenzioso ma deciso, nella geopolitica asiatica. L’Occidente tende ad isolarla ma la Russia si reinventa quale partner strategico per l’economia emergente del sud-est asiatico. L’annuncio della disponibilità di Rosatom a costruire una centrale nucleare in Vietnam e rafforzare la cooperazione con il Myanmar nel settore dell’energia atomica non è solo un fatto tecnico, bensì una strategia globale che Mosca ha deciso di percorrere con grande lucidità per costruire alleanze, dove altri non stanno guardando. La portavoce del ministero degli esseri Russo ha confermato che l’accordo intergovernativo siglato a marzo ha aperto una concreta strada all’attuazione di un programma nucleare. Nella diplomazia eurasiatica la Russia ha un vantaggio competitivo: Rosatom è una società statale con ramificazione in decine di paesi, fornisce reattori, si occupa di formazione dei tecnici, costruisce università, e infrastrutture. Immette una dipendenza tecnologica in cambio di una fedeltà politica o perlomeno di un’astensione da alleanze ostili. La Russia ha compreso l’interesse da parte dei paesi dell’ASEAN per l’energia nucleare, ed è per questo motivo che ambisce a divenire l’interlocutore privilegiato di un’intera area in cerca di autonomia energetica e di infrastrutture sempre più moderne, mentre la Cina è divenuta troppo dominante e gli Stati Uniti sempre più disinteressati a una presenza a lungo termine nella regione. Con questa diplomazia, la Russia ottiene un’influenza diplomatica, maggiori accordi commerciali e margini di manovra politica nell’Asia sud orientale che resta il crocevia tra oceano Pacifico e oceano indiano, tra indo Pacifico e progetti di contenimento della Cina.