Dal 2013 il nostro Paese è osservatore nel Consiglio Artico, e attraverso istituzioni come il CNR e l’Enea promuovono ricerca avanzata e cooperazione internazionale per lo sviluppo sostenibile e la tutela ambientale, confermando la regione dell’Artico interesse prioritario anche per la politica estera italiana.
Il contesto globale sta rapidamente trasformando l’Artico in un teatro di competizione tra grandi potenze. Lo scioglimento dei ghiacci, accelerato dal cambiamento climatico, sta aprendo nuove rotte commerciali e rendendo accessibili risorse naturali immense, suscitando l’interesse di attori come Russia, Stati Uniti e Cina. Mosca, che possiede la più grande flotta di rompighiaccio al mondo, vede nell’Artico una leva economica fondamentale, mentre Pechino ha inserito la regione nella Belt and Road Initiative attraverso il progetto della Polar Silk Road. Gli Stati Uniti, insieme agli alleati Nato, stanno rafforzando la propria presenza nella regione per contenere l’influenza russo-cinese e preservare il controllo su risorse vitali e sulle rotte marittime strategiche. La collaborazione tra Russia e Cina, in particolare, sta sollevando interrogativi sulla stabilità della regione. La Cina, pur non essendo un Paese artico, si è autoproclamata “Near Arctic State” e ha intensificato la cooperazione con Mosca, soprattutto sul piano economico. Questo asse si manifesta con iniziative congiunte, come lo sviluppo della Northern Sea Route o rotta marittima del nord che ha il potenziale di accorciare i tempi di navigazione tra Europa ed Asia, i progetti energetici russi, ma solleva dubbi sulla reale neutralità delle ambizioni cinesi. L’Artico, dunque, si configura come un crocevia di interessi economici, ambientali e geopolitici, con forti legami verso altre aree strategiche come il Mediterraneo Allargato e l’Indo-Pacifico. L’interconnessione tra questi teatri emerge chiaramente dalle recenti dinamiche globali, che vedono sovrapporsi rotte, attori e interessi in un sistema sempre più interdipendente.
L’Artico è un’area di cruciale importanza geopolitica. Questa regione non è significativa solo per la sicurezza degli Stati Uniti e del Canada, che sono membri del Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America (Norad), ma hanno un impatto sull’intero equilibrio delle dinamiche globali. Negli ultimi anni, si è assistito a un’intensificazione delle attività militari russe in quest’area, un fenomeno che ha allertato le nazioni occidentali. Per garantire la sicurezza del proprio spazio aereo, il Norad si avvale di una rete di difesa stratificata e altamente tecnologica. Questa infrastruttura include satelliti, radar sia terrestri che aerei, e aerei da combattimento, tutti progettati per rilevare e monitorare le attività aeree in tempo reale. Grazie al Norad le informazioni sono immediate per le autorità competenti. Il Comando della Difesa Aerospaziale del Nord America rimane costantemente in allerta. Nell’Artico e nel Mar Baltico si sta combattendo una battaglia silenziosa, lontana dai riflettori dei media, ma con conseguenze estremamente pericolose. La Silver Dania è una nave da carico con equipaggio Russo, la quale è stata trattenuta dalle autorità norvegesi il 31 gennaio del 2025 per sospetti atti di sabotaggio dopo che un cavo di collegamento in fibra ottica tra l’isola svedese di Gotland e Ventspils in Lettonia era stato danneggiato. L’equipaggio è stato rilasciato in quanto non sono state trovate prove del coinvolgimento. Gli attacchi ibridi russi alle infrastrutture critiche sottomarine, in particolare ai cavi in fibra ottica, sono in aumento, specialmente nell’Artico e nel Mar Baltico. I cavi sottomarini sono vitali per l’accesso al digitale, a Internet, alle comunicazioni militari e civili, al trasporto di energia tra le nazioni ecc. Gli attacchi sono una strategia facile ed economica per la Russia per causare disordine nell’Europa settentrionale. Sfortunatamente, scoraggiare la Russia è più facile a dirsi che a farsi. Nelle aree artiche e baltiche, in particolare, gli attacchi russi hanno registrato una crescita dal 2021, quando un cavo dell’Osservatorio dell’Oceano LoVe andò fuori servizio nel nord della Norvegia. Nel 2022, anche un cavo in fibra ottica di comunicazione che collega le Svalbard alla terraferma norvegese è stato sospettosamente danneggiato. Questo cavo era fondamentale per le comunicazioni norvegesi verso la terraferma ed essenziale per il settore delle infrastrutture spaziali. Nel 2023 ancora un ulteriore danneggiamento, questa volta è stato interrotto un cavo di un gasdotto del Baltic Center Connector. Gli investigatori hanno rapidamente stabilito che la New Polar Bear, una nave portacontainer cinese, era la responsabile. La Cina ha ammesso la lesione al cavo, ma ha detto che non era stata intenzionale.
Nel 2024, due cavi nel Mar Baltico sono stati tagliati, uno di essi collega la Germania alla Finlandia, mentre il secondo collega la Lituania alla Svezia. Anche questa volta la nave responsabile è cinese. Gli episodi del 2023 e del 2024 hanno, dunque, coinvolto navi cinesi, indicando una crescente cooperazione russo-cinese sugli attacchi ibridi, ma il vero problema è riuscire a dimostrarlo.
Il Mar Baltico è una delle aree più controllate al mondo, eppure stiamo assistendo ad attacchi alle sue infrastrutture. Il rischio è che ignorando questi segnali, ci si ritrovi improvvisamente senza connessioni, senza energia e senza la possibilità di reagire. La Russia di Putin, aiutata dalla Cina non rappresentano un pericolo per l’Occidente intero ma nello specifico un grande problema per l’Europa, per i popoli europei, nella loro legittima volontà di affermare la propria forza politica e, soprattutto la costruzione del proprio ruolo militare nel mondo: Putin come dimostrato è nemico principale dell’Europa, non di tutto l’Occidente. L’Ucraina è in guerra da quasi tre anni, la Finlandia ha visto, per ora, solo le centinaia di navi della flotta “ombra russa” a provocazione delle sue coste. La domanda da porsi è: la Finlandia sarà il prossimo obiettivo europeo dell’espansionismo russo?
La situazione ha richiesto il dispiegamento di una nuova missione atta a scoraggiare eventuali futuri tentativi da parte di un attore statale o non statale di danneggiare le infrastrutture sottomarine critiche nel Mar Baltico ed Artico . E’ nata la “ Baltic Sentry, la Sentinella Baltica, così definita dal segretario generale Mark Rutte, al fianco del presidente della Finlandia, Alexander Stubb, e al primo ministro dell’Estonia Kristen Michal: “Useremo le risorse militari giuste, nei posti giusti, al momento giusto, per scoraggiare futuri atti di destabilizzazione”,
Con l’ingresso nell’Alleanza atlantica di Finlandia e Svezia il Mar Baltico doveva diventare il “lago della Nato”. Invece è diventato uno dei campi di battaglia della guerra ibrida condotta da Vladimir Putin contro l’Europa su più fronti. E’ essenziale potenziare il dispositivo di sorveglianza navale del bar Baltico, prevedendo, in caso di individuazione di mercantili coinvolti in atti ostili, di mettere in atto, delle contromisure che confluiscano in un coordinamento di attività di sorveglianza delle infrastrutture subacquee. Come ha fatto la guardia costiera tedesca a fine gennaio 2025, quando è intervenuta per mettere al sicuro una delle petroliere della flotta ombra della Russia, la Eventin, che a seguito di un’avaria aveva iniziato ad andare alla deriva avvicinandosi pericolosamente alle coste della Germania. Mosca usa la sua flotta fantasma per aggirare le sanzioni sul petrolio. Come ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Annalena Baerbock: “la Russia mette in pericolo la nostra sicurezza europea non solo con la sua guerra di aggressione contro l’Ucraina, ma anche con cavi tagliati, boe di confine spostate, campagne di disinformazione, interferenze contro il Gps e anche con petroliere fatiscenti”. Per questo motivo è nato a Northwood, Regno Unito un nuovo centro , un networking dedicato alla sicurezza di infiniti chilometri di condotte cavi energetici sottomarini, vulnerabili ad attacchi volti a interrompere la fornitura di energia, le comunicazioni globali e l’attività economica. I sensori sottomarini saranno in grado di monitorare e proteggere i cavi evincendo tracce di responsabilità. Migliorare l’efficienza del quadro di crisi a livello dell’UE per un’azione rapida in caso di incidenti che hanno un impatto sui cavi sottomarini, e istituire una riserva dell’UE per le navi via cavo al fine di abbreviare i tempi di riparazione dei cavi danneggiati. Applicare sanzioni e misure diplomatiche nei confronti di attori ostili e della “flotta ombra”, sfruttando appieno il pacchetto di strumenti ibridi promuovendo la “diplomazia via cavo” con i partner globali. Tra il 2025 e il 2027 saranno inoltre investiti 540 milioni di euro per finanziare progetti infrastrutturali digitali, compresi cavi sottomarini intelligenti, dando priorità ai progetti strategici di interesse europeo nel settore. E’ nata quindi una partnership militare multinazionale nordeuropea: JEF: Joint Expeditionary Force guidata dal Regno Unito, progettata per operazioni di risposta rapida in ogni scenario. Ne fanno parte, oltre alla Gran Bretagna, la Danimarca, la Finlandia, l’Islanda, la Svezia, la Norvegia, la Lituania, la Lettonia, e i Paesi Bassi. Il JEF è autonomo ma può attivarsi con la NATO , il sistema usa l’Intelligenza artificiale per valutare i dati provenienti da una serie di fonti, tra cui il sistema di identificazione automatica (AIS) utilizzato dalle navi per trasmettere la propria posizione, per calcolare il rischio rappresentato da ciascuna imbarcazione nelle vicinanze di importanti infrastrutture sottomarine. Sono ventidue le aree interessate dal Nordic Warden e monitorate dalla sede operativa del JEF a Northwood nel Regno Unito. Sono alcune parti della Manica, del Mare del Nord, dello Stretto del kattegat che separa la Svezia meridionale dalla Danimarca e nel Mar Baltico. E’ fondamentale investire nella loro protezione con un sistema di sicurezza nazionale, condizione necessaria per garantire stabilità economica e geopolitica globale.
L’italia si sta dimostrando una grande eccellenza con l’accordo firmato a fine dicembre tra Fincantieri, leader globale nella cantieristica navale, delle tecnologie marine e sottomarine per le quali sta sviluppando soluzioni avanzate di sorveglianza e protezione . Sparkle è primo operatore di servizi internazionali in Italia e fra i primi nel mondo, la loro collaborazione sarà a protezione dei 90% di cavi in fibra ottica che si estendono per oltre 600.000 km attraverso Europa, Africa, Medio Oriente, America e Asia. L’accordo si inquadra nell’ambito di una visione strategica per lo sviluppo tecnologico e la competitività dell’Italia a livello internazionale, in cui due eccellenze collaborano per garantire la funzionalità di infrastrutture fondamentali per la connettività digitale e per la crescita tecnologica globale. Non possiamo tralasciare l’incontaminata Groenlandia che sta diventando un’ importante snodo strategico dove si intrecciano tensioni geopolitiche e nuovi modelli commerciali, un luogo di grandi cambiamenti climatici, dove le conseguenze di questi fenomeni sono sempre più evidenti. L’aspirazione statunitense di “mettere le mani” sulla Groenlandia sta diventando una situazione molto complessa, come confermato dal Segretario di Stato americano Marco Rubio nelle sue parole: “non si tratta di acquisire terreni per il gusto di farlo, si tratta del nostro interesse nazionale e la questione deve essere risolta”, Rubio ha espresso preoccupazione per il fatto che la Cina abbia una maggiore attenzione sull’Artico, e possa guadagnare terreno in Groenlandia. Il timore che i cinesi cercheranno di fare alla Groenlandia quello che hanno fatto al canale di Panama e ad altri luoghi, e’ una frase che dice tutto e nulla allo stesso tempo ma che sembra idonea soprattutto a giustificare le pretese di Washington sull’isola artica dal momento che, aldilà di sviluppi futuri abbastanza realistici, non vi sono al momento indizi né negoziati tra il governo della Groenlandia e la Cina. Im ogni caso, il paragone con Panama, deve mettere in evidenza che vi sono presenti società cinesi che gestiscono i porti del canale i cui primi fruitori commerciali sono gli Stati Uniti seguiti proprio dalla Cina, concessioni che lo Stato panamense ha firmato nell’ambito della sua legittima sovranità ma che uscendo dalla Belt on road cinese e dando il via legale il 3 febbraio 2025, con la presentazione di denuncia di incostituzionalità nei confronti delle società di Hong Kong Hutchison Holdings, che gestisce gli scali di Cristobal, del versante atlantico, e Balboa, su quello pacifico tramite la controllata Panama Ports Company, cambia completamente lo scenario. Panama diede le concessioni alla società cinese nel 1997, con rinnovo automatico nel 2021 fino al 2047. E proprio questa presenza cinese sulle due sponde di Panama, a pochi chilometri dagli imbocchi del Canale, è per la maggior parte degli analisti il motivo della mossa aggressiva di Trump. Per ora siamo al livello di una denuncia, quindi non c’è alcuna decisione, ma è un chiaro segnale che Panama sta cedendo a Washington.
Sicuramente anche i continui riferimenti al Canada come 51º Stato degli Stati Uniti d’America hanno irritato il governo di Ottawa e il regno Unito. Sul piano strategico geopolitico l’impressione è che a Trump interessi il controllo della Groenlandia e del Canada soprattutto per uguagliare la Russia nell’estensione territoriale nell’Artico con l’obiettivo di sfruttarne il più grande giacimento di terre rare del mondo, e i giacimenti di uranio., senza dimenticare le rotte commerciali che oggi sono navigabili senza rompighiaccio per molti mesi. Le minacce rivolte alla Groenlandia sono state prese molto sul serio dal premier danese Mette Frederiksen che il 25 gennaio ha avuto un colloquio telefonico di 45 minuti molto teso con Trump. Secondo il Financial Times, che cita alti funzionari europei, il presidente americano avrebbe insistito sulla determinazione ad acquisire la Groenlandia.
Trump non ha mai mostrato molta considerazione per la sovranità danese sulla Groenlandia; l’isola certo gode di ampia autonomia ma la sua storica appartenenza alla Danimarca è ben presente anche nell’araldica della monarchia danese che ha recentemente
Modificato il proprio simbolo rafforzando il peso della Groenlandia e delle Isole Faroe in risposta alle pretese artiche di Trump. Nella versione aggiornata dell’araldica, uno dei riquadri raffigurante le tre corone delle monarchie di Danimarca, Svezia e Norvegia è stato rimosso e due riquadri, invece di uno solo, sono stati dedicati all’orso polare e all’ariete per simboleggiare rispettivamente la Groenlandia e le Isole Faroe
Resta in ogni caso quanto meno curioso che mentre l’Europa rischia di perdere la guerra in Ucraina contro la Russia debba guardarsi le spalle dalle minacce degli “alleati” statunitensi.
( fonti: Casa Bianca, Governo Danese, Ministero della Difesa Danese, Ministero difesa Regno Unito)