
Quando sono venuti alla ribalta i fratelli Pavel e Nikolai Durov, ideatori e proprietari della piattaforma di messaggistica Telegram, ho notato che Nikolai è sempre stato un geniale informatico e matematico che ha vinto per anni consecutivi la medaglia d’oro delle discipline olimpiche delle due scienze, praticamente una mente imbattibile, e Pavel, il fratello e’ laureato, come il loro padre che ha insegnato anche all’Università di Torino in filologia classica con lode. All’apparenza sembrano due scienze lontane, ma nei fatti possono essere paragonate al “ vecchio” buon Internet. Il quale un tempo era una rete militare americana, una tecnologia informatica nata per comunicare tra soldati distanti molti chilometri tra loro, ma senza un valore di contenuto. Una volta dismessa, gli studi informatici che da anni si occupavano di ipertesto, nel 1989 ebbero il loro apice di successo. Thimoty Berners-Lee, fisico informatico del CERN in Svizzera, creò uno studio per immagazzinare informazioni, il passo successivo fu la creazione di un progetto globale di ipertesto divenuto il WWW e divulgato attraverso una tela di ragno infinita, una rete mondiale che e’ internet . L’insieme di elementi, di pagine di testo e oggetti multimediali con un contenuto infinito di singoli documenti che ne costituiscono i nodi. La caratteristica principale di un ipertesto nel quale la lettura può svolgersi in maniera non lineare è che qualsiasi documento, inserito nella rete può essere “il successivo”, in base alla scelta del lettore di quale parola chiave usare come collegamento, creando infiniti percorsi di lettura. Il concetto di ipertesto il neologismo, nacque decenni prima, precisamente nel 1965 con Theodor Holm Nelson con il progetto Xanadu, un programma di scrittura di testi capace di memorizzare più versioni dello stesso scritto, con la cronologia delle modifiche e capace di visualizzare le differenze tra le diverse versioni. Le vicessitudini affrontate furono molte fino alla realizzazione da parte del team di Tim Berners-Lee nel 1989.

Nell’era della digitalizzazione, l’informatica e la filologia sono sostanzialmente la stampella l’una dell’altra, emergono come discipline sorelle, unite da un obiettivo comune: preservare, analizzare e divulgare il patrimonio culturale e linguistico dell’umanità. La filologia si occupa dello studio dei testi e delle loro origini, l’informatica fornisce strumenti e metodi innovativi per gestire e interpretare grandi quantità di dati. Questa sinergia tra le due discipline sta rivoluzionando il modo in cui comprendiamo il linguaggio, la letteratura e la cultura.
La filologia è una disciplina che affonda le sue radici nell’antichità, ad Alessandria di Egitto, nel “Museon” che era anche un’università, si studiavano i frammenti scritti da Omero; i primi filologi volevano ricostruire il testo originale del poeta per poter comprendere la parola scritta originale . Nelle trasformazioni, nelle appropriazioni delle traduzioni, conoscere l’originalità colloca la storia, la geografia e l’antropologia del pensiero. I filologi cercano di ricostruire il significato originale dei testi, esaminando le fonti, le traduzioni e le interpretazioni avvenute nel corso dei secoli. Mi viene alla mente il mio stupore sul Monte Amiata , nella Basilica di Abbadia San Salvatore che per più di mille anni ha conservato il Codex Amiantus o Bibbia Amiantina. Un codice che fu prodotto nei monasteri dell’Inghilterra di Wearmouth-Jarrow, in Nortthumbria per volontà dell’abate Ceolfrith nel 650 circa, realizzando tre copie riprese da un altro antico manoscritto. Ciò che lascia stupiti è che la traduzione nella lingua latina fu realizzata alla fine del IV secolo da san Girolamo, e ad oggi è l’unico testo più antico e completo della Bibbia che sia sopravvissuto e arrivato a noi per intero, ma sempre per volontà di traduzione.

Girolamo la scrisse sulla base della traduzione greca dall’ebraico dei Settanta, che è la versione dell’Antico Testamento in greco, composta tra il III e il II secolo a.C., e rivista dal grande teologo Origene nel 240 a. C. circa, uno dei principali scrittori cristiani dei primi tre secoli, che fu anche direttore della Scuola Catechetica di Alessandria. I copisti che attesero la realizzazione della Bibbia Amiatina eseguirono un lavoro attento e rigoroso i monaci di Wearmouth-Jarrow presero come riferimenti diversi modelli, tra quelli più aggiornati e quelli più antiquati, in modo da poter redigere un testo non soltanto di pregio, ma anche moderno, funzionale alla lettura, capace di tener conto delle tante tradizioni che erano in circolazione al momento.

La storia dei manoscritti Armeni e dei loro monaci, ci ricordano che furono i primi a ricopiare il sapere del mondo, nascosti nelle caverne, poiché l’Armenia era il primo paese Cristiano, ma era stato invaso e aveva perso l’indipendenza. I monaci copiarono la Bibbia, Platone, Aristotele, i classici greci e migliaia di testi romani, bizantini, arabi e persiani. Un tesoro inestimabile, fecero della conoscenza l’unica arma contro i massacri di vite umane. I monaci, instancabili copisti, furono implacabili e impavidi, credendo che solo i libri potessero salvare il mondo. Per questo opposero la parola scritta alle persecuzioni, ai massacri e alle minacce di annientamento che la Storia aveva loro riservato. Erano convinti che in tempi di grandi sconvolgimenti, con un futuro incerto e un presente dominato da violenza e ignoranza, bisognasse anzitutto studiare, salvare il sapere dalla barbarie, e tramandarlo alle generazioni future. Non solo il proprio sapere, ma il sapere di tutti: anche quello dei popoli, come gli arabi o i persiani, che stavano minacciando la loro esistenza. Fu questa la lezione che ci hanno tramandato gli armeni prima di subire il genocidio da parte del Gran Mufti e dell’Impero Ottomano, la cancellazione della comunità armena come soggetto storico, culturale e soprattutto politico.

Con l’avvento dell’informatica nasce un connubio di discipline che si occupano dell’analisi, della gestione e dell’elaborazione delle informazioni dei testi attraverso l’uso di computer e software. Negli ultimi decenni, l’informatica ha sviluppato tecniche e strumenti in tutti i campi, ma grazie alla filologia la scrittura dell’ipertesto, del contenuto che leggiamo sul digitale è’ divenuta comunicazione linguistica che consente di intervenire nella riproduzione della letteratura, della politica, di un articolo giornalistico, un saggio critico, delle relazioni economiche e finanziare, della pubblicità e dei testi propriamente tecnici. Oltre all’uso quotidiano di tutti noi delle piattaforme di messaggistica che ci semplificano la vita.
La filologia è capace di integrare le metodologie tradizionali con le moderne acquisizioni dell’informatica in ambito umanistico. La digitalizzazione dei testi, l’analisi dei dati e il machine learning sono solo alcune delle tecnologie che hanno aperto nuove strade per i filologi

La collaborazione tra informatica e filologia ha dato vita a nuovi approcci e metodologie, tra cui la digitalizzazione dei testi, la trasformazione di libri e manoscritti un tempo non accessibili e, oggi in formato digitale, praticamente dalle biblioteche più importanti del mondo sono divenute accessibili opere letterarie che altrimenti sarebbero rimaste inaccessibili. Progetti come, il Word public library ‘s, il World Digital Library, la biblioteca digitale multilingue sotto il patrocinio dell’UNESCO, progettata e gestita dalla Library of Congress in collaborazione con centinaia di istituzioni bibliotecarie nel mondo, la Google Books e l’Europeana la biblioteca digitale europea, offrono archivi di testi digitali in tutto il mondo, permettendo ai filologi di condurre ricerche più approfondite che poi si trasformeranno in Analisi Testuale, strumenti di elaborazione del linguaggio naturale (NLP) consentendo ai filologi di analizzare grandi quantità’ di testi in modo rapido e preciso. Eseguire analisi quantitative sui testi, esplorando frequenze di parole, tendenze tematiche e schemi linguistici. Progetti come “Linked Open Data” che aprono il campo delle scienze umane creando risorse interconnesse che facilitino la navigazione attraverso un vasto patrimonio culturale. Digitalizzazione di Manoscritti Storici: Progetti come il “Digital Medieval Manuscripts” e il “HathiTrust Digital Library” stanno lavorando per rendere disponibili online manoscritti e libri rari. Critica Testuale Informatica con l’uso di software per migliorare l’accuratezza delle edizioni critiche, permettendo di confrontare diverse versioni di un testo e di analizzare le loro differenze in modo sistematico.

I Progetti di Digital Humanities che rappresentano l’intersezione tra scienze umane e le tecnologie digitali. Progetti che creano archivi digitali, mappe interattive e risorse culturali rendendo il patrimonio delle biblioteche accessibile al pubblico di tutto il mondo. La possibilità di addestrare algoritmi per riconoscere schemi nei testi o per generare traduzioni automatiche rappresenta un ulteriore passo avanti.
Tuttavia, è importante mantenere un equilibrio tra l’innovazione tecnologica e il rigore scientifico. I filologi devono continuare a esercitare un occhio critico e un approccio metodologico, utilizzando gli strumenti digitali come supporto alla loro ricerca piuttosto che come sostituti della tradizionale erudizione.
All’apparenza tutto si è semplificato, ma all’apparenza, infatti l’integrazione dell’informatica nella filologia presenta anche molte sfide. La digitalizzazione può comportare la perdita di dettagli importanti e il rischio di errori nei processi di trascrizione e traduzione, la formazione di filologi in tecniche informatiche è fondamentale per garantire una corretta interpretazione ed analisi dei dati.

L’uso di tecnologie avanzate può arricchire la ricerca filologica, aprendo nuove strade per la scoperta e la comprensione del patrimonio culturale, la democratizzazione dell’accesso ai testi e alla cultura non ha mai avuto delle possibilità così alte. Quindi l’informatica e la filologia, come ci hanno dimostrato sul campo i fratelli Durov , possono realmente essere considerate sorelle in un mondo che sarà sempre di più digitale. La loro collaborazione offre un potenziale straordinario per la conservazione, l’analisi e la diffusione del patrimonio culturale dell’umanità. Mentre la filologia continua a svolgere un ruolo cruciale nella comprensione dei testi e delle tradizioni linguistiche, l’informatica fornisce gli strumenti necessari per affrontare le sfide contemporanee e rendere la conoscenza accessibile a tutti. Insieme, queste due discipline possono contribuire a un futuro ricco di possibilità per la ricerca e la diffusione della cultura umana.
In un’epoca in cui la tecnologia sta cambiando rapidamente il nostro modo di vivere, lavorare e comunicare, la filologia e l’informatica si trovano a un crocevia cruciale. Collaborando potranno non solo preservare il patrimonio culturale, ma anche renderlo vivo e accessibile a nuove generazioni. Compresa l’importanza che le discipline non saranno solo sorelle, ma vere e proprie alleate nel viaggio verso una società più informata, consapevole e culturalmente ricca. La loro collaborazione potrà continuare a spalancare porte verso nuove scoperte, mantenere viva la memoria storica dell’umanità nel vasto mare di dati digitali che ci circonda.
