Un Borgo cittadino e un imponente facciata mai realizzata

Il nome  “ Borgo San Lorenzo”  è stato attestato fin dal 1117 rimanendo immutato nel corso dei secoli. La strada conduce dalla città antica alla basilica di San Lorenzo, una delle chiese più vecchie della città di Firenze. Il termine “borgo” indicava quegli assi viari dal carattere mercantile e quasi popolaresco che stavano subito fuori dalle porte cittadine, in questo caso dalla Porta del Vescovo, l’antica Porta Pretoria. La strada si snoda dalla piazza di San Giovanni, precisamente dall’angolo del Canto alla Paglia, nome che deriva dal vendere  in quel luogo, paglia e legna da ardere, citata dal Vasari nel suo “ Vite”, fino ad arrivare alla piazza di San Lorenzo.

La Piazza di San Lorenzo con la Basilica e la statua raffigurante Giovanni dalle Bande Nere, padre di Cosimo I , primo Granduca di Firenze

Anticamente nel medioevo si faceva riferimento all’angolo dell’antico Palazzo Arcivescovile, demolito con i lavori dell’allargamento delle cinte murarie di Firenze ed arretrato per allinearlo con la via del Borgo di San Lorenzo e la piazza dove sorge l’omonima chiesa. Per includere la basilica di San Lorenzo dentro le mura, la porta venne avanzata all’inizio dell’attuale Via de’ Ginori, e prese il nome di Porta San Lorenzo.

Sull’angolo del “ Canto della Paglia” oggi resta  un tabernacolo conosciuto anche  come  “Tabernacolo della Torre rotonda”, grazie ai resti di una Torre di epoca romana. Ma il tabernacolo è conosciuto anche con un secondo nome “Tabernacolo dei Marignolli”, come ci racconta nel suo libro del 1897 Guido Carocci in “ Firenze scomparsa” . Il Tabernacolo è collocato sull’angolo della Torre de’ Marignolli che si affaccia su Piazza San Giovanni e apparteneva all’antica ed omonima famiglia fiorentina dei Marignolli, che dette alla città cinque Gonfalonieri e ventitré Priori. Sulla facciata del Palazzo e’ visibile lo stemma di famiglia: uno scudo attraversato da una fascia orizzontale, che dai repertori araldici risulta essere nera in campo d’oro. 

Stemma dei Marignolli

Della famiglia si ricorda Rustico dei Marignolli, Guelfo Bianco morto durante gli scontri con  i Ghibellini e sepolto nel complesso della chiesa medicea di San Lorenzo. Nel 1606 la famiglia si estinse con Curzio dei Marignolli, celebre poeta  scapigliato burlesco che godeva della protezione del Granduca Ferdinando I dei Medici. Una lapide sulla facciata  ricorda la famiglia. 

Lapide dei Marignolli

Poco più avanti vi è un edificio chiamato Casa della Campana, sulla facciata lo stemma degli Uberti e all’interno una lapide a ricordo dei vari usi che il palazzo ha servito: antico Carcere, Convento, Albergo, Posta dei Cavalli, Edificio Demaniale

Al numero 4 di via Borgo San Lorenzo si trova una grande targa con busto e bassorilievo che ricorda Giuseppe Dolfi, patriota amico di Mazzini e Garibaldi, con un bassorilievo raffigurante il Dolfi che ospita a Firenze Giuseppe Mazzini . Dolfi era un capo popolo fiorentino diventato famoso dopo il ritorno della dinastia Lorenese al potere nel giugno del 1849. Dolfi fu il punto di riferimento del popolo fiorentino durante il Risorgimento per l’Unità d’Italia. 

Busto di Giuseppe Dolfi
Giuseppe Dolfi incontra Mazzini a Firenze

Proseguendo la strada, poco più avanti un’altra lapide ricorda Michel de Montaigne, filosofo rinascimentale francese tra i più celebri del tempo, che soggiornò nell’antica locanda dell’Agnolo, luogo di ristoro frequentato da Leonardo da Vinci e i suoi amici e, che oggi continua ad essere un ristorante

Locanda dell’Agnolo

Poco prima di piazza San Lorenzo, sulla destra, dopo il Ristorante il Grande Nuti, si possono vedere i resti della Torre dei Rondinelli, la quale fu inglobata da Bartolomeo Ammannati nel Convento dei Gesuiti dei padri Scolopi detti di San Giovannino. Ed è su questa Torre che nel settecento padre Leonardo Ximenes, Geografo, Astronomo, Ingegnere, Cartografo e inventore, nonché professore presso il Regio Istituto di studi Superiori pratici e di perfezionamento di Firenze, volle costruire un imponente osservatorio fiorentino adibito a studi cartografici e matematici per produrre opere quali la prima “ Carta Geometrica della Toscana” di Giovanni Inghirami, in seguito gli studi di sismologia hanno caratterizzato il luogo. All’interno si trovano due biblioteche, la riproduzione del primo motore a scoppio della storia, nato da due ingegneri: Barsanti e Matteucci. Nei locali sono conservate alcune importanti opere pittoriche del Cinquecento e Seicento fiorentino. L’osservatorio è tutt’oggi esistente, ospita una stazione della Rete Sismica Nazionale dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. La sommità della Torre confina, attraverso una porta con l’ultimo piano del Ristorante il Grande Nuti. 

Il Palazzo dell’Osservatorio Ximenes confinante con la proprietà del Ristorante Nuti

Quasi davanti all’Osservatorio sorge la bellissima Basilica di San Lorenzo, la prima cattedrale fiorentina, il primo edificio di culto innalzato a Firenze, luogo dove i Vescovi ebbero la loro prima sede. Da questa antica chiesa,  consacrata in presenza di Sant’Ambrogio nel 393 e dedicata al diacono e martire Lorenzo, si promulgò la Fede Cristiana nella città di Firenze. 

Purtroppo non è rimasto nulla della chiesa originale, che indubbiamente aveva dimensioni più modeste di quella attuale. La  “seconda” ricostruzione fu voluta da Papa Niccolo II nel 1059, data confermata dai documenti del “ Codice Rustici”, un manoscritto acquerellato a colori dall’orafo fiorentino Marco di Bartolomeo Rustici, il quale aveva fatto un resoconto di un ipotetico viaggio in Terrasanta, a cui è anteposta una descrizione della Firenze contemporanea con un ricco corredo di illustrazioni, a margine del testo, molto preziose per conoscere l’aspetto nella prima metà del XV secolo. Vi si trovano edifici e chiese fiorentine poi trasformate o distrutte. Il manoscritto è diviso in tre parti ed eseguito tra il 1425 e il 1450, oggi conservato presso la Biblioteca del Seminario Arcivescovile Maggiore di Firenze.  

San Lorenzo dal Codice Rustici

L’imponente basilica che ammiriamo oggi è il frutto del radicale rinnovamento iniziato  nel 1418 da Giovanni di Bicci, il capostipite della famiglia dei Medici che affidò la costruzione di una cappella funeraria, oggi conosciuta come la Sagrestia Vecchia, a Filippo Brunelleschi che diresse il grande cantiere fino alla morte di Giovanni dei Bicci, avvenuta nel 1446, ma che fu portato avanti dal figlio Cosimo il Vecchio.

Sacrestia Vecchia

Il progetto continuò sotto la direzione di Filippo Brunelleschi, fino alla costruzione totale della Basilica, esattamente come la vediamo oggi. La chiesa subì piccoli interventi nel settecento e nell’ottocento ma senza togliere nulla alla perfetta armonia che Brunelleschi era riuscito a darle, il rapporto aureo delle proporzioni  che regolano le sue strutture. La Basilica di San Lorenzo  è un edificio dalla straordinaria bellezza, merito del genio di Brunelleschi che concepì la chiesa studiando in modo rigoroso la geometria e le proporzioni. All’interno è possibile cogliere con un solo sguardo tutto l’edificio, convergendo infine, grazie a un raffinato gioco geometrico di marmi, sull’altare maggiore, il luogo dove riposa Cosimo il Vecchio in un monumento funebre realizzato dal Verrocchio.

La maestosità della Basilica viene esaltata grazie a un sapiente gioco di luce e dall’impiego di soli due colori, il bianco dell’intonaco e il grigio della pietra. All’interno è possibile ammirare anche i due pulpiti in bronzo, il Pulpito della Resurrezione e Pulpito della Passione, l’ultimo capolavoro di Donatello. La Sagrestia Vecchia di Filippo Brunelleschi è del XV secolo, è sormontata da una cupola con una volta affrescata da Giuliano d’Arrigo detto il Pesello, con la fedele riproduzione della posizione delle stelle e dei pianeti nella notte del 4 luglio 1442 nel cielo di Firenze. Le posizioni furono studiate e dettate dal grande Astronomo Paolo dal Pozzo Toscanelli, ancora oggi gli storici non hanno compreso la motivazione di quella “ fotografia” ante litteram di una specifica data, accertata in tempi moderni dall’Osservatorio Astronomico di Arcetri. Particolarmente suggestive sono le costellazioni realizzate in oro che spiccano sull’azzurrite utilizzata  per colorare la volta celeste.

Quando il figlio di Lorenzo il Magnifico, Giovanni dei Medici, divenne Papa Leone X, era prioritario completare la facciata della basilica con un paramento marmoreo della facciata. Nel 1518 il Papa affidò il delicato incarico al grande architetto Michelangelo, il quale studiò una struttura rettangolare, animata da statue di marmo, bronzo e da rilievi: una rivoluzione per l’architettura dell’epoca. Il Progetto era  un’unità d’insieme alla complessità della facciata, era importante mettere in risalto l’opera nella sua complessità e non nei singoli dettagli. Dopo molti disegni ed un modello ligneo esposto oggi nel Museo di Casa Buonarroti in via Ghibellina, possiamo avere un’idea tangibile della grandezza del progetto michelangiolesco che purtroppo il 10 marzo del 1521 il Papa Leone X decise di non portare avanti, rescindendo il contratto per la facciata di San Lorenzo. Le cause non sono state mai chiarite, forse le spese per il marmo e il trasporto dei blocchi da Seravezza  a Firenze erano molto alte anche  per l’epoca ed il pontefice preferì non concludere. 

Progetto di Michelangelo per la facciata di San Lorenzo

Successivamente furono presentati dei bandi pubblici  per il progetto della facciata, l’ultimo che si ricordi fu del 1903, ma nessuno ha mai realizzato il progetto. 

Progetto ligneo di Michelangelo della facciata

Adiacente alla Basilica si trova il Chiostro principale dove si affacciano gli appartamenti dei Canonici, da cui prende il nome “Chiostro dei Canonici”, i quali erano dei sacerdoti a cui era affidato il culto e la preghiera quotidiana.L’aspetto attuale si deve ad Antonio Manetti, allievo e successore di Brunelleschi, che lo ristrutturò tra il 1457 e il 1462, probabilmente sulla base di un precedente progetto di Michelozzo, architetto di fiducia di Cosimo il Vecchio. Ampio e armonioso, il chiostro è articolato su due ordini sorretti da eleganti colonne ioniche: il loggiato inferiore, più alto e arioso, presenta arcate a tutto sesto, mentre quello superiore è architravato.

Chiostro San Lorenzo

Tutt’intorno vi si affacciavano un tempo le abitazioni del canonici e del priore e gli spazi dedicati alla vita comune, come la cucina, il refettorio e la sala del capitolo: ancora oggi possiamo osservare sopra le porte le lettere dell’alfabeto che contraddistinguevano gli alloggi. Il chiostro più piccolo, risalente probabilmente alla fine del Trecento, rappresenta la parte più antica del complesso monumentale, l’unica che abbia conservato i caratteri della costruzione pre brunelleschiana.

La meravigliosa Biblioteca Laurenziana, inserita nel complesso della Basilica di San Lorenzo, fu voluta da Papa Clemente VII dei Medici per ospitare la preziosa collezione di manoscritti della famiglia, la Biblioteca Medicea Laurenziana fu progettata da Michelangelo che diresse personalmente i lavori tra il 1523 ed il 1534, anno del suo trasferimento a Roma. La biblioteca venne ultimata nel 1571 da Giorgio Vasari e Bartolomeo Ammannati, incaricati da Cosimo I dei Medici di proseguire i lavori secondo i disegni di Michelangelo e fu aperta al pubblico quello stesso anno.
Il vano d’accesso, detto vestibolo, è dominato dalla grande scalinata in pietra serena realizzata dall’Ammannati nel 1559 seguendo il modello di Michelangelo che l’aveva però pensata in legno di noce.

Il complesso delle Cappelle Medicee, al quale si accede dalla parte absidale della Basilica di San Lorenzo, comprende il sontuoso Mausoleo dei Principi e la michelangiolesca Sagrestia Nuova concepita come cappella funeraria della famiglia Medici.

Le due parti principali  sono prolungamenti dell’abside della basilica, edificate da Michelangelo a partire dal 1519. Nella grande cappella dei Principi, del secolo successivo, completamente ricoperta da marmi e pietre semi-preziose sono sepolti i granduchi di Toscana e i loro familiari.

La Sagrestia Nuova fu pensata da Papa Leone X per ospitare degnamente i monumenti funebri del padre Lorenzo il Magnifico e dello zio Giuliano, insieme al fratello Giuliano duca di Nemours e al nipote Lorenzo duca di Urbino, la Sagrestia Nuova venne effettivamente iniziata solo nel 1520 per volontà del secondo Papa Medici, Clemente VII. Michelangelo si dedicò alla sua realizzazione fino al 1534, anno del suo definitivo trasferimento a Roma.
Adottando il modello architettonico della Sagrestia Vecchia, costruì un ambiente cubico sormontato da una cupola emisferica in cui gli elementi architettonici sono evidenziati dall’utilizzo della pietra serena. Lo spazio risulta diverso, animato da una nuova concezione plastica dove la bicromia fra intelaiatura di pietra grigia e superficie intonacata, esalta la drammaticità dei gruppi scultorei dei due monumenti funebri.
Nella Sagrestia Nuova il genio di Michelangelo si rivela in tutta la sua monumentale grandezza.

Sagrestia Nuova, San Lorenzo

La Cappella dei Principi è un’emblematica realizzazione dell’autocelebrazione medicea, fu concepita da Cosimo I fin dal 1568, ma la sua costruzione prese l’avvio sotto il granducato di Ferdinando I, quando, in seguito ad un concorso indetto nel 1602, Matteo Nigetti, venne nominato responsabile del cantiere, carica che ricoprì fino al 1650.
I Granduchi vollero rivestire le pareti del loro mausoleo con i materiali più preziosi ed incorruttibili: marmi e graniti policromi, diaspri, alabastri e lapislazzuli e perfino coralli e madreperle.
L’Opificio delle Pietre Dure, fondato nel 1588 da Ferdinando I, per secoli ha dedicato gran parte della sua attività alla decorazione della Cappella dei Principi.
I costosi lavori procedettero infatti con estrema lentezza prosciugando le risorse finanziarie del granducato.
Fu Anna Maria Luisa de’ Medici, conosciuta come l’Elettrice Palatina ed ultima erede di una dinastia che si sarebbe estinta con lei, a voler imprimere al cantiere della Cappella un’accelerazione decisiva, consegnando alla storia l’ultimo grandioso frutto della committenza medicea.

Una curiosità : Al centro dell’atrio, nelle intenzioni dei committenti, doveva trovarsi il Santo Sepolcro, ma i vari tentativi di comprarlo o rubarlo a Gerusalemme fallirono tutti.

Possiamo concludere che il quartiere di San Lorenzo resta un “Borgo” ricco di bellezza ed armonia. Un’area che riesce a mantenersi vitale fin dal medioevo, dal rinascimento e dal Risorgimento in un presente perenne che dona carattere alla città. Una zona oggi inclusa nell’area pedonale del centro storico, frequentata da turisti e cittadini quale punto di collegamento tra i più importanti luoghi d’arte e religiosità fiorentini, senza tralasciare l’anima commerciale che continua a rendere animato il quartiere con i suoi negozi, botteghe e accoglienti ristoranti. Le parole di Italo Calvino ben descrivono lo stupore del luogo:

“Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del passato. 
Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano.” Italo Calvino

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