Bianca Cappello è senz’altro uno dei personaggi di casa Medici che ha maggiormente suscitato l’interesse di storici, biografi e letterati e la cui storia è stata avvolta da un alone di mistero. Conoscere realmente Bianca Cappello non è semplice. Nata in una nobile famiglia veneziana, fu strumento inconsapevole della politica della Serenissima e dell’avidità di potere del padre, Bartolomeo Cappello, che le preferiva il fratello, Vittorio. La madre, Pellegrina Morosini, resasi conto di questa disparità, intestò a Bianca una cospicua dote, talmente ingente, che alla sua prematura scomparsa, il marito cercò di impossessarsene. Risposatosi con Elena Grimani, sorella del Patriarca di Aquileia, cercò di far rinchiudere la dodicenne e bellissima Bianca in convento, poiché questo l’avrebbe agevolato ad entrare in possesso della dote della figlia. Il destino, però, aveva altri progetti per Bianca, la quale, grazie al buon carattere, alla sua arguzia e predisposizione all’apprendimento, entrò nelle grazie di una potente zia della madre, la sorella del Doge Andrea Gritti. Bianca venne educata ed istruita come una perfetta gentildonna dell’poca, all’insaputa del padre che di lei si curava ben poco. Ogni giorno riceveva istruzione da Pietro Giordano Balzoni, Cesare Vecellio, parente e allievo di Tiziano, un amico di Tiziano il Verdizotti e Pietro Bonaventura, impiegato della Banca Salviati a Venezia. Quattro esuli scappati da Firenze, avversari dei Medici, raccomandati alla Gritti da Giorgio Vasari in persona. Morta la zia, Bianca vide la possibilità di fuggire al padre e alla vita in convento. Si convinse che solo la fuga dalla Repubblica di Venezia e il riparo a Firenze l’avrebbero potuta salvare dal suo destino. La fuga venne attuata insieme al Bonaventura e quando il padre di Bianca lo scoprì, li accusò di aver rubato soldi e gioielli, denunciandoli alla Repubblica della Serenissima. Bianca era molto giovane e molto bella, una bellezza fatta di carisma, intelligenza e bontà d’animo, ma completamente ignara della strategia politica che probabilmente Venezia riponeva nella sua persona. L’ambizioso progetto voleva vedere la famiglia Medici alleata della Serenissima. Arrivata a Firenze, Bianca si rese conto delle bugie del marito, delle ricchezze inesistenti e della taglia che pendeva su di loro. In poco tempo divenne un caso diplomatico da risolvere. Bianca Cappello ricevette la visita di Giorgio Vasari, il quale non rimase certo indifferente alla sua bellezza, e che conoscendo l’educazione e l’istruzione da lei ricevuta, la invitò ufficialmente alla corte dei Medici per presentarla al Granduca Cosimo I e al figlio, Francesco. Il 6 gennaio 1564 Francesco vide Bianca e se ne innamorò perdutamente; un amore osteggiato dal fratello il Cardinale Ferdinando, ma agevolato dalla sorella Isabella, figlia prediletta di Cosimo I . Bianca e Francesco condividevano gli stessi interessi e il loro legame non poteva essere paragonato con quello che Francesco aveva con la moglie, Giovanna d’Austria, sposata per questioni politiche e dinastiche. La relazione “clandestina” divenne di dominio pubblico a Firenze, nonostante Francesco avesse regalato a Bianca un Palazzo in via Maggio, dotato di un corridoio sotterraneo che lo univa a Palazzo Pitti. Dopo pochi mesi dal loro incontro, il Granduca Cosimo, provato dalla morte della moglie e di due dei suoi figli, abdicò a favore di Francesco. Bianca e Francesco, rimasti entrambi precocemente vedovi, si sposarono; per l’occasione la Serenissima celebrò ed elevò Bianca a figlia della Repubblica: “figliuola della Repubblica a cagione di quelle particolarissime e rare qualità che degnissima la facevano di gran sua fortuna!”. Un lungo filo invisibile unisce Venezia a Firenze passando per una terra molto antica: l’Armenia, un mistero che, ancora una volta, vede protagonista Bianca Cappello. Venezia era testimone di scambi diplomatici, commerciali e culturali con gli Armeni fin dai tempi antichi e custodiva circa 4.500 preziosi manoscritti armeni, a Venezia nacque Caterina Cornaro, ultima regina dell’Armenia.

Non volendo credere alle coincidenze è proprio il caso di sottolineare come in questa storia vi sia la scoperta dentro la scoperta stessa. “Serendipity,” è il termine che indica la fortuna di fare felici scoperte per puro caso e di trovare una cosa, mentre se ne sta cercando un’altra. La parola non è semplicisticamente legata al concetto di essere fortunati, ma all’osservazione e alla sagacia che un uomo saggio conquista nella vita. Horace Walpole, l’intellettuale e scrittore avanti citato per il significato dato alla parola di serendipità, insieme ad Horace Mann, Ministro residente del Governo inglese a Firenze, vide un ritratto di Bianca Cappello dipinto dal Vasari.
Il quadro era conservato nelle stanze del Palazzo della famiglia Vitelli. Per quarantasei anni Walpole e Mann intrattennero una fitta corrispondenza, contenente la minuziosa descrizione della società inglese che viveva a Firenze. Le lettere formano ricchissime cronache quotidiane indirizzate alla posterità.

Strawberry Hill residenza di Horace Walpole
Il 28 gennaio 1754, Horace Walpole scrive a Horace Mann una lettera nella quale racconta dell’arrivo in Inghilterra, a Strawberry Hill residenza di Walpole del vasariano ritratto della Granduchessa Bianca Cappello, che Mann gli fece recapitare come regalo personale.
Questa lettera racconta di come sia nata una «scoperta decisiva» circa lo stemma dei Cappello, in un antico libro di emblemi veneziani.
Scrive Walpole: «Questa scoperta l’ho fatta grazie a un talismano, che Mr. Chute chiama sortes Walpolianae, col quale trovo tutto ciò che desidero, à pointe nommée, ovunque io affondi la mano.”
La famiglia dei Vitelli era potente fin dal medioevo, fu committente del loro buon amico Giorgio Vasari ed era imparentata con la famiglia dei Medici.

Vitellozzo Vitelli sposò Angela De Rossi, figlia di Caterina Sforza e nipote di Giovanni dalle Bande Nere, padre di Cosimo I, primo Granduca di Toscana. Il terzogenito della coppia, Camillo, fu comandante fedele a Francesco I, secondo Granduca, che sposerà la bellissima e discussa veneziana Bianca Cappello. Serendipità è poi scoprire che lo stemma dei Cappello si ritrova sul Palazzo di Giulietta a Verona, nell’omonima via Cappello. La tragedia narrata da Shakespeare, che già nei primi del cinquecento era conosciuta con il titolo: “l’infelice amore dei due fedelissimi amanti Giulia e Romeo”, scritto in ottava rima e dedicato a Vittoria Farnese della Rovere duchessa di Urbino, edito a Venezia da Gabriele Giolito de Ferrari nel 1553.


Firenze è la città che ebbe come primo martire un armeno, San Miniato. In Palazzo Vecchio si trova la Sala delle Carte Geografiche, le cui pareti furono progettate da Vasari come ante di armadi, decorate con 53 mappe geografiche dipinte ad olio per opera del frate astronomo domenicano Egnazio Danti e di Stefano Buonsignori. Proprio dietro la carta geografica dell’Armenia, Cosimo I, fece costruire un passaggio segreto che portava a un piccolo studio donato alla Granduchessa Bianca Cappello, dal quale, attraverso una grata, poteva osservare il Salone dei Cinquecento.Questo grazie alla capacità, riconosciutale dallo stesso Granduca, di saper gestire una rete di relazioni anche diplomatiche a livello internazionale, capacità costruita personalmente e non certo acquisita per nascita..