Dal Summit di Budapest alla COP29 di lunedì 11 novembre in Azerbaigian. La gestione di Trump e’ già iniziata. Elena Tempestini

Donald Trump e Viktor Orban Presidente di turno della Ue

Le elezioni americane sono già alle spalle, l’agenda da affrontare era ben nota.
Si apre oggi a Budapest il quinto vertice della Comunità politica europea (CPE). Praticamente si vedranno subito quelle inquietudini che il primo ministro ungherese Viktor Orban, presidente di turno dell’Ue, aveva deciso di mettere all’ordine del primo giorno nella riunione della Comunità politica europea, ma solo dopo le elezioni Americane. Praticamente e’ l’occasione per rendere esplicito che le sorti dell’Europa dipendono dalle oscillazioni della politica americana. La netta vittoria di Donald Trump, mette in luce il rischio di non riuscire ad affrontare le questioni di interesse comune, quali il rafforzamento della sicurezza, la stabilità e la prosperità del continente europeo. Sul tavolo ci sono le divisioni geostrategiche che appaiono sempre più concrete. Pochi giorni fa ci sono state le elezioni in Georgia, la quale è tornata alla Russia con la vincita del partito “ Sogno Georgiano” e della Moldavia che invece ha riconfermato la Presidente uscente filo -europea. Una scommessa vinta, quella di Orban, da sempre fervido sostenitore di Trump e spina nel fianco delle istituzioni europee, tanto da attirarsi la definizione di “cavallo di Troia” di Vladimir Putin per l’Europa.

Lo slogan MAGA “Make America Great Again” di Trump, e’ stato adattato da Orban in “Make Europe Great Again”. L’invito di Ursula Von der Leyen, dopo le congratulazioni per la vittoria a Trump, è stato ricordare che il partnerariato transatlantico continui a dare risultati. Macron è Scholz dicono che lavoreranno per un’Europa più unita, più forte e più sovrana in questo nuovo contesto, cooperando con gli Stati Uniti e difendendo gli interessi e i valori europei.

Una domanda risuona nell’aria : “ come gestiamo Trump? “ non dimentichiamo che lunedì 11 novembre a Baku, capitale dell’Azerbaigian, ci sarà l’attesa COP29, il più grande vertice mondiale sul clima, segnando un momento cruciale nella diplomazia delle politiche climatiche, ma sicuramente ancora più importante per le relazioni internazionali geopolitiche e geostrategiche.

Ma una domanda aleggia sulla COP29, chi finanzia, come e con quanto, la decarbonizzazione? 

Lo scenario si complica perché il primo Paese produttore di petrolio al mondo, gli stati Uniti , ha eletto un presidente che ha definito gli Accordi di Parigi «orrendamente ingiusti»le “promesse” avanzate dai governi partecipanti relative all’abbattimento delle emissioni di gas serra sono molte e, i comunicati finali delle COP devono essere approvati all’unanimità. Il voto di un piccolo Stato vale quanto quello della Cina o degli Stati Uniti. È l’essenza del multilateralismo. È noto da tempo che la COP29 sarà la COP della finanza climatica, sarà l’anno durante il quale si dovrà decidere per il contributo monetario che i Paesi più industrializzati dovranno mettere a disposizione a quelli in via di sviluppo per la lotta al cambiamento climatico.

Quello che sarà certo a Baku, e’ che gas e petrolio non scompariranno dai dialoghi dei 190 paesi presenti.

L’Azerbaijan rappresenta un produttore di grande rilevanza sia di petrolio sia di gas naturale, un paese che può essere considerato come la culla dell’industria degli idrocarburi. In questo 2024 si è ritagliato un ruolo di crescente rilievo sulla scena internazionale anche grazie all’annessione dal 1 gennaio 2024 del piccolo territorio del Nagorno-Karabakh , creando migliaia di esuli verso l’Armenia.

Il Nagorno Karabakh in giallo , territorio che dal 1 gennaio 2024 non esiste più è’ stato inglobato dall’Azerbaigian 

L’Azerbaigian è il perno orientale di un asse panturco, un blocco indissolubile sotto l’insegna del “Due paesi, una Nazione” creato con la Turchia.

E’ in atto un progetto denominato “International transport corridor Caspian Sea-Black Sea” (ITC-CSBS), concordato da Azerbaigian, Georgia, Romania e Turkmenistan, regioni che hanno sottoscritto un accordo volto a rafforzare la cooperazione economica tra di loro e sostenere lo sviluppo e la stabilità. Il corridoio di trasporto internazionale collega il Mar Nero al Mar Caspio, attraversando quattro Paesi e garantendo lo spostamento di merci attraverso un sistema multimodale tra Unione europea, Caucaso e Asia centrale. Tra il Mar Nero e il Mar Caspio si trova il Caucaso una regione geografica che prende il nome dall’omonima catena montuosa; un ampio istmo chiamato “istmo ponto-caspico” mediante il quale l’Europa è congiunta all’Asia.

Il corridoio concordato da Azerbaigian, Georgia, Romania e Turkmenistan, ha la prospettiva di connettersi alla regione Asia-Pacifico. Da tempo la Romania vuole trasformare il porto di Costanza in un collegamento strategico del corridoio di trasporto e di transito che collega il Mar Caspio e il Mar Nero, ma soprattutto renderlo un punto di riferimento per l’Unione europea per le merci trasportate dall’Asia Centrale e, in particolare, dal porto turkmeno di Turkmenbashi, riferimento anche per il Kazakistan e l’Uzbekistan.

Il corridoio interessa da tempo anche l’Uzbekistan, il quale sta cercando l’accesso ai porti del Mar Nero attraverso il porto turco di Mersin, per raggiungere il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa

Inutile dire che l’elezione di Trump ci dona la certezza che le catene logistiche e le spedizioni via mare e via aerea subiranno importanti cambiamenti su vari fronti rispetto agli ultimi anni.

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