Oggi 6 ottobre la radio Italiana compie 100 anni. Una sentenza del Congresso Americano, del 1943, aveva riaperto la diatriba sulla paternità. Ma c’è una grande curiosità quasi inedita, che è riemersa grazie alle “Le teche Rai, l’archivio del materiale prodotto dalla società italiana Rai” riguardo il primo annuncio……

Guglielmo Marconi è universalmente riconosciuto come il “padre” della radio che fu brevettata il 2 giugno 1896 a Londra,  ispirandosi al lavoro di Heinrich Hertz, alle  teorie di Maxwell e le ricerche di Tesla e del fisico russo Aleksandr Stepanovič Popov. Nel 1909 Marconi prese il Nobel per la fisica condividendolo  con Carl Ferdinand Braun. La radio era in grado di inviare e ricevere messaggi sfruttando le onde elettromagnetiche, divenendo lo strumento più innovativo in grado di cambiare  per sempre il nostro modo di comunicare. In breve tempo divenne un mezzo per la comunicazione alle masse. A tale scopo furono fondate stazioni che trasmettevano programmi ascoltabili da chiunque possedesse un apparecchio ricevente. Essendo il primo strumento a consentire comunicazioni del genere, alle origini la radio ebbe un impatto enorme sulla modernizzazione della società. Negli anni 20 la radio fu la rete di comunicazione politica, e dei regimi autoritari, fu usata dai governi per fare propaganda. Lo sviluppo della radio in Italia è strettamente legato all’acquisizione di consenso popolare da parte di Mussolini: il regime fascista compì un notevole sforzo per incrementare la radiofonia: aumentando il numero di trasmissioni, potenziando le stazioni emittenti e creando una serie di programmi per l’estero per «dare lustro alla nazione favorendo il rafforzamento dell’immagine del partito in ambito europeo», tanto che dettero il loro contributo intellettuali del tempo come: Gabriele D’Annunzio,Salvator Gotta, Guido da Verona, Gino Rocca, Enzo Ferrieri, Massimo Bontempelli e persino Luigi Pirandello si alternano nella conduzione di trasmissioni culturali per creare un nuovo genere di letteratura radiofonica. 

Per anni c’è stata una lunga diatriba dietro l’invenzione della radio, nel 1943 la Corte Suprema Americana si pronunciò ritenendo che il brevetto di Marconi fosse una copia del lavoro di Tesla, e smentendo di fatto una precedenza sentenza del 1911 emanata dalla High Court del Regno Unito che invece riconosceva all’italiano la paternità dell’invenzione.

La radio non solo non è obsoleta, superata dalla televisione e dalle piattaforme di internet, ma  è ancora oggi uno dei media più diffusi. Lunedì 8 ottobre 2024 vi parleremo del centenario della radio e dei settanta anni della televisione, proprio dai microfoni di

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La Radio Italiana fu fondata dal Ministro delle Comunicazioni Costanzo Ciano, insieme con la SIRAC fondata da Riccardo Gualino

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Gualino era rappresentante per l’Italia della Radio Corporation of America , Presidente della società radiofonica venne nominato Enrico Marchesi, proveniente dalla Fiat dove aveva ricoperto per parecchi anni l’incarico di direttore amministrativo. Il Vice presidente era Luigi Solari, persona molto vicina agli interessi di Guglielmo Marconi che, forte dell’invenzione della radio, stava cercando di creare un modello che ricalcasse quello adottato in altri Paesi.

Maria Luisa Boncompagni, appena assunta dall’URI, e soprannominata “zia radio” e “l’usignolo della radio”, dette il primo annuncio alle ore 21.00 del 6 ottobre 1924. : “A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera…” Invece, nel 1997, Barbara Scaramucci, responsabile di Le teche Rai (cioè l’archivio del materiale prodotto dalla società italiana Rai), ritrovò uno spezzone tagliato del primo annuncio originale.

La voce del messaggio, infatti, non sarebbe quella di Maria Luisa Bonconmpagni, come si è sempre creduto, ma di Ines Viviani Donarelli,musicista e moglie del direttore artistico della URI. Infatti nell’annuncio la donna che parla elenca i quattro musicisti che andranno ad eseguire il concerto tra cui Ines Viviani Donarelli «che – dice la voce nell’annuncio – vi sta parlando» . Ecco l’annuncio integrale: «Uri, Unione radiofonica italiana: 1- RO: stazione di Roma. Lunghezza d’onda metri 425. A tutti coloro che sono in ascolto il nostro saluto e il nostro buonasera. Sono le ore 21 del 6 ottobre 1924. Trasmettiamo il concerto di inaugurazione della prima stazione radiofonica italiana per il servizio delle radioaudizioni circolari. Il quartetto composto da Ines Viviani Donarelli –che vi sta parlando – Alberto Magalotti, Amedeo Fortunati e Alessandro Cicognani eseguirà Haydn dal quartetto “Opera 7”, I e Il Tempo».

Non si sa chi può aver scambiato l’annuncio, resta comunque che, Maria Luisa Boncompagni rimane nella storia come la prima conduttrice radiofonica, esemplare nella sua professionalità di annunciatrice e presentatrice.

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