La militarizzazione della Scandinavia: regione chiave per la sicurezza Russa, intanto la Finlandia adotta un accordo di difesa con gli Stati Uniti . Elena Tempestini

Il mondo sta ancora una volta subendo un cambiamento di guerra ibrida, si sono aggiunti confini di simulazione di guerra con la più grande esercitazione NATO degli ultimi decenni. In Finlandia, in Svezia, in Polonia, nel Mar Baltico: più di 90 mila uomini sono stati reclutati per oltre 6 mesi per la simulazione della difesa da un attacco militare da parte della Russia. Il conflitto Russo -Ucraino ci ha insegnato che è l’importanza delle quantità di operazioni militari a fare la differenza e non la superiorità tecnologica. La storia e l’ideologia che si incancrenisce può fare la differenza. Fu durante  la guerra di Crimea del 1853-1856 che i diplomatici europei furono espliciti sul fatto che l’obiettivo era quello di respingere la Russia in Asia ed escluderla completamente dalle questioni europee.  Questo potrebbe ben spiegare la feroce risposta della Russia al colpo di stato in Ucraina avvenuto nel 2014, quando la Russia rispose sequestrando la Crimea per paura di perdere la sua flotta strategica del Mar Nero a Sebastopoli a favore della NATO. 

Il mondo sta passando da un ordine mondiale unipolare a un ordine mondiale multipolare. In questi giorni Mario Draghi ha suonato la campana dell’allarme per l’Europa, insieme con la Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, presentando il rapporto sulla competitività del Vecchio Continente con gli Stati Uniti. Purtroppo l’Europa ne esce indebolita in questa sfida epocale e Draghi mette ben in evidenza tutta la fragilità. Gli Stati Uniti e’ da un po’ di tempo che hanno spostato  la loro attenzione, risorse e priorità verso l’Asia, cambiando anche le nostre relazioni transatlantiche. Gli Stati Uniti offriranno sempre meno a noi europei, e richiederanno sempre più lealtà in termini di economia e sicurezza. Questa è la vera sfida che dovremo affrontare, con tutte le conseguenze di recidere i legami economici con i “rivali degli americani”.


 La premier danese Mette Frederiksen ha esteso la leva militare alle donne. La Danimarca si sta riarmando con potenti investimenti per un sostegno supplementare all’Ucraina 

La militarizzazione della Scandinavia potrebbe trasformarsi in una escalation pericolosa, in una “ paura” irrazionale per una eventuale linea di contenimento di una Grande Guerra del Nord.  La Scandinavia ha interesse a mantenere i suoi confini pacifici con la Russia, ma la militarizzazione americana non potrà non destabilizzare  i confini russi

Glenn Diesen professore di politica estera russa ed esperto di Grande Eurasia, nel suo libro “ the Ukraine War & the Eurasian World Order”, affronta la fine dell’egemonia liberale, pur sottolineando che un ordine mondiale multipolare westfaliano non ha ancora preso forma, lasciando il mondo in un periodo di interregno. È emerso un vuoto legale, in cui le parti in conflitto stanno competendo per definire l’ordine futuro. L’espansionismo della NATO era una componente importante dell’egemonia liberale poiché intendeva consolidare l’egemonia collettiva dell’Occidente come fondamento per una pace democratica liberale. Invece, ha smantellato l’architettura di sicurezza paneuropea e ha messo l’Europa sulla strada della guerra senza la possibilità di una correzione di rotta. L’Ucraina come paese diviso in un’Europa divisa è stata una pedina cruciale nella competizione tra grandi potenze tra NATO e Russia negli ultimi tre decenni. La guerra in Ucraina è un sintomo del crollo dell’ordine mondiale. L’architettura economica si sta riorganizzando mentre il mondo si diversifica allontanandosi dall’eccessiva dipendenza da tecnologie, industrie, corridoi di trasporto, banche, sistemi di pagamento, sistemi assicurativi e valute occidentali. L’universalismo basato sui valori occidentali è sostituito dalla distinzione di civiltà, la disuguaglianza sovrana è scambiata con l’uguaglianza sovrana, la socializzazione degli inferiori è sostituita dai negoziati e l’ordine internazionale basato sulle regole è scartato a favore del diritto internazionale. Un ordine mondiale westfaliano si sta riaffermando, sebbene con caratteristiche eurasiatiche.

Parliamo al mondo di politica per la sicurezza ma è evidente che lo scettro del potere lo ha chi domina la competizione per la sicurezza: finché Finlandia e Svezia sono state neutrali veniva applicato il buon senso che la sicurezza derivasse dallo scoraggiare i sovietici ma senza mai cercare di provocarli.

A maggio 2024 Le autorità di mosca hanno deciso di modificare i confini marittimi della Russia con la Lituania la Finlandia nel Mar Baltico . Confini che andranno ad alterare Kaliningrad e le linee di confine delle isole russe nell’est del Golfo di Finlandia vicino a Baltiysk e Zelenogradsdi.

La mancanza della Russia ad un accesso affidabile ai mari del mondo, alle arterie del commercio internazionale che permette ad una nazione lo sviluppo economico, ha dimostrato che la guerra in Ucraina, come detto  dal vicesegretario generale della NATO nel luglio 2022,  riguarda principalmente il controllo del Mar Nero. Quindi la militarizzazione della Scandinavia è importante per sfidare l’accesso della Russia agli altri due mari sui confini occidentali della nazione: il Mar Baltico e il mar Artico.  Se le potenze egemoniche quali America e Gran Bretagna hanno sempre dominato i mari,  la Russia può essere contenuta, se non indebolita e sconfitta limitandone l’accesso. Il Financial Times sostiene che “la Danimarca potrebbe impedire alle petroliere russe di raggiungere i mercati” come parte delle sanzioni.

“L’ingresso della Finlandia e l’imminente ingresso della Svezia cambieranno totalmente la configurazione nella regione del Mar Baltico. La Russia sperimenterà Kaliningrad circondata”. ( Financial Times)

In questi giorni la magistratura tedesca ha  intensificato la sua inchiesta per l’attacco al gasdotto Nord Stream 1 e 2 , avvenuto il 26.9.22, atto che  ha ben dimostrato quanto il controllo sul Mar Baltico sia importante per tagliare la connettività economica russo-tedesca. Praticamente è in quel momento che si è formata  la guerra dei gasdotti. Facciamo un passo indietro negli  anni Duemila, l’Eni e la società russa Gazprom,  avevano realizzato la “pipeline Blue Stream”, un sistema di trasporto del gas costituito da due gasdotti gemelli, situata a una profondità marina mai raggiunta di 2,200 mt. Il gasdotto trasportava il gas dalla Russia alla Turchia attraverso il Mar Nero. Successivamente  l’Italia nel 2007 con il governo Prodi, aveva sottoscritto un altro accordo tra Eni e Gazprom per realizzare il South Stream, un nuovo gasdotto per connettere direttamente Russia e Unione europea, eliminando dal transito ogni Paese extra-comunitario. Il progetto, per il quale Berlusconi aveva raggiunto nel 2009 un‘intesa direttamente con Putin, fu sospeso nel 2014 per le sanzioni a Mosca  in seguito all’annessione della Crimea.

Il South Stream venne quindi sostituito dal Turkey Stream, una pipeline realizzata con l’accordo tra Putin ed Erdogan, per altro su fronti contrapposti in Siria, Libia e nel Caucaso. Prima della costruzione dei gasdotti, il gas russo passava via terra, attraverso i territori di Ucraina e Bielorussia. Una volta in funzione Nord Stream 2 avrebbe consentito a Mosca di trasportare verso la Germania grandi quantità di gas. La caratteristica principale del gasdotto era di bypassare completamente gli Stati baltici, di Visegrad: Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Ungheria, l’Ucraina e la Bielorussia, spazzando via qualsiasi eventuale pretesa ed eventuale pressione al tavolo dei negoziati con Mosca.

La militarizzazione della Scandinavia cambia gli scenari ancora una volta, in questa “ guerra ibrida” che si è manifestata in questo anno 2024, la Scandinavia comprometterà drasticamente la sicurezza della regione con il rischio di creare nuovi conflitti, la Russia si troverà  a rispondere a quella che potrebbe diventare una minaccia esistenziale. La Norvegia ha deciso di ospitare almeno 12 basi militari statunitensi sul suo territorio, mentre Finlandia e Svezia ne seguono l’esempio, con il controllo sovrano su parti del loro territorio dopo essere recentemente diventate membri della NATO.

“La capacità della Scandinavia di essere una regione di pace si basava sulla padronanza dell’equilibrio deterrenza/rassicurazione. Finlandia e Svezia erano stati neutrali come parte importante della cintura di stati neutrali dal nord al sud dell’Europa durante la Guerra Fredda, cosa che ha sempre contribuito a ridurre le tensioni. La Norvegia era un membro della NATO ma si è imposta delle restrizioni non ospitando basi militari straniere sul suo territorio e limitando le attività militari degli alleati nella regione artica. Era di buon senso che la sicurezza derivasse dallo scoraggiare i sovietici senza provocarli. Questo buon senso è ormai scomparso da tempo”. ( Glenn Diesen professore presso l’Università della Norvegia sud-orientale, professore di politica estera russa e Grande Eurasia.) 

Fonti e Foto: Comunicazione : USNI, NATO , The Barents Observer , British Army, Esercito Danese, Esercito Norvegese, Esercito Svedese ed Esercito Italiano. 

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