“ Quello che devi fare, fal­lo al più presto” : giuda, “l’anatema” del cattolicesimo. Elena Tempestini 

Vorrei che fosse compreso subito che il lato oscuro della forza che compone l’essere umano mi ha sempre affascinata . Mi sento perfettamente in accordo  con la filosofia classica/orientale: non esiste il bello se non concepiamo il brutto, non esiste la felicità se non proviamo la tristezza, il buio esiste solo se al contempo contempliamo e siamo in grado di vedere la luce. Personalmente ho un’ idea “diversa”, fuori da solito coro nei riguardi di Giuda, e’ veramente “cattivo” oppure no? C’è qualcosa in più, qualcosa di previsto, forse doveroso… qualcosa che non può essere semplicemente etichettato con stereotipi e pregiudizi.

Entriamo  più nel profondo di questa figura, forse fra le più importanti.  Chi era Giuda?” E sopratutto quale ruolo aveva nel gruppo ristretto degli Apostoli?” Molte volte ci limitiamo a imparare nozioni, e vediamo come il tradimento sia stato un atto deplorevole, compiuto, ovviamente, da un altrettanto deplorevole individuo, ma la 

storia è un po’ più profonda di tutto ciò. 

Come posso affermare tutto ciò? 

Grazie al ritrovamento del Vangelo di Giuda. 

Il manoscritto, scritto in copto, che è stato autenticato, tradotto e mostrato pubblicamente dal National Geographic society di Washington. Il codice, scritto su papiro e legato da un laccio di pelle, è stato probabilmente copiato in copto intorno al 300 d.C. ed è stato ritrovato negli anni Settanta nel deserto presso El Minya, in Egitto. In seguito finì nelle mani di mercanti di antichità, lasciò l’Egitto per giungere prima in Europa e poi negli Stati Uniti, dove rimase in una cassetta di sicurezza a Long Island per 16 anni prima di venire acquistato dall’antiquaria di Zurigo Frieda Nussberger-Tchacos nel 2000. 

Il manoscritto, noto anche come Codice Tchacos, verrà riconsegnato all’Egitto e ospitato dal Museo Copto del Cairo. 

Il Vangelo di Giuda presenta una nuova visione del rapporto tra Gesù e Giuda e fornisce nuove informazioni sul discepolo che tradì Cristo. Contrariamente a quanto raccontano Matteo, Marco, Luca e Giovanni nel Nuovo Testamento, dove Giuda è ritratto come un traditore, questo nuovo vangelo presenta un Giuda che consegna Gesù alle autorità su richiesta dello stesso Cristo. Gesù,  in privato avrebbe dato istruzioni a Giuda di portarlo alle autorità romane. Si spiegherebbe così la frase a lui rivolta e riportata dal Vangelo di Giovanni: «Qualunque cosa tu debba fare, falla in fretta». 

Caravaggio

Si tratta di un documento di straordinaria importanza che ribalta completamente la visione cristiana contemporanea e mostra quanto variegata fosse l’interpretazione della cristianità ai suoi albori. 

Il Vangelo di Giuda, in sostanza, afferma che Giuda Iscariota fu l’unico apostolo a conoscere la verità della grandezza del Cristo. Si presenta con un titolo fortemente evocativo: «Il racconto segreto della rivelazione fatta da Gesù a Giuda Iscariota nel corso di una settimana, tre giorni prima la celebrazione della Pasqua». Emergono temi che gli studiosi considerano coerenti con le tradizioni gnostiche. 

Gesù non sceglie a caso i suoi seguaci “Non ho forse scelto io voi, i Do­dici?” (Gv 7, 70) quindi Giuda doveva avere qualcosa per aver attirato l’attenzione del Maestro. L’appellativo “Iscariota” può avere una duplice provenienza: nel primo caso, si pensa derivi dal greco “sikarios”, assassino, per l’evidente ruolo che ebbe in tutta la vicenda; nel secondo, più probabile, il soprannome si crede sia legato al villaggio di nascita, “Querjoth”, località della Giudea. Ciò sarebbe anche curioso poiché, se fosse così, sarebbe stato l’unico apostolo non Galileo.

Penso che già qui possiamo capire quanto il pregiudizio possa dilagare se non si leggono le cose con attenzione e ricchezza di dettagli. 

Facciamo un passo in più. Giuda era uno “Zelota”, appartenente a un partito estremista ebraico, fortemente indipendentista. Il loro obiettivo era la liberazione dalla schiavitù romana, una filosofia molto importante quando andremo ad approfondire le motivazioni del tradimento. Fra gli apostoli, comunque, c’erano altre teste calde, in primis Pietro, e nel Vangelo poche volte viene evidenziata questa sua “scuola di pensiero”. Ma esiste, è presente, e corrode dentro, pone domande e interrogativi. Agli occhi di Giuda, chi era Gesù? Quale ruolo si aspettava da lui? 

l’ultima cena è l’inizio della fine, per voler fare una citazione filosofica. Gesù e Giuda conoscono bene cosa accadrà, mentre tutti gli altri festeggiano la Pasqua fra cibi e bevande. Nulla fa presagire gli eventi a breve, ma Giuda è nervoso, sta aspettando il momento giusto nel terribile dubbio di fare veramente  la cosa giusta. A smuovere l’impasse ci pensa Gesù: “Quello che devi fare, fal­lo al più presto” (Gv 13,27). Giuda si alza, nel pensiero generale che debba fare qualcosa legato al suo incarico da tesoriere per la festa della Pasqua.

“Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.” (Gv 13, 30) In tre parole Giovanni riesce ad arricchire un quadro oramai delineato. “Ed era notte”. La descrizione sarà stata certamente “fisica”, ma il significato può essere molto più astratto; la notte è il buio che scende sull’umanità, è l’oscurità che prende il sopravvento sulla luce, il tradimento che porterà l’agnello di Dio al sacrificio. “Il chicco di grano che cade in terra e muore per dare molto frutto”: Giuda è l’unico che riceve l’eucaristia da Gesù. Il Figlio dell’uomo dona la sua vita a lui che gliela ruba. Così rivela la sua gloria di Figlio, che è la stessa del Padre: amore incondizionato e assoluto. 

Tutto si compie, non perché Giuda tradisce, ma perché Gesù ama; non perché Pietro rinnega ma perché Gesù ama. La nostra vita si può compiere solo nell’Amore . 

Si vince il male solo con il bene

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