
Ispettrice della Galleria Borghese di Roma, nel 1933, in piena epoca fascista, durante la convocazione di Benito Mussolini a tutti i soprintendenti d’Italia, lei, unica donna, si rifiutò di incontrare di persona il duce. Non solo non lo stimava come persona, ma non condivideva la sua pretesa di asservire gli artisti alla politica. Profonda conoscitrice del patrimonio artistico italiano, redattrice sul “Burlington Magazine”, la più prestigiosa tra le riviste di storia dell’arte, desta l’attenzione e la stima dei maggiori critici d’arte del mondo. Nel 1941 diviene la prima direttrice donna di un museo pubblico in Italia. Il periodo della Seconda Guerra Mondiale la vede intenta a salvare le opere d’arte, custodendole in nascondigli come Castel Sant’Angelo a Roma e Palazzo Farnese a Caprarola. La vita, e il panorama culturale degli anni del secondo dopoguerra, erano messi a dura prova; la devastazione del territorio nazionale, l’analfabetismo, il bisogno di innovare combattendo un pensiero prevalentemente maschilista che schiacciava e relegava le donne in un angolo le fece dire: “Credo che il mio aspetto fisico non mi abbia avvantaggiata. La mentalità corrente colloca una donna dalle fattezze gradevoli nel ruolo di signora mondana. Disturba vederla in un posto di responsabilità. L’arte è sempre stata un privilegio maschile, e questo mi fa profondamente infuriare”. Amata e odiata, adulata e criticata, dotata di grande bellezza, carisma, intelligenza e conoscenza, seppe fortificare le proprie qualità anche prendendo lezioni di dizione dall’attrice Andreina Pagnani e guidando spericolatamente le auto, esattamente come poteva fare un uomo: “Palma e sangue freddo”, l’aveva ribattezzata lo scultore Marino Mazzacurati quando la vedeva sfrecciare alla guida di potenti automobili.
Soprintendente dal 1941 al 1975 del suo amato Museo, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, riuscì ad avviare un rinnovamento della comprensione dell’arte da parte del grande pubblico, un’innovazione portata avanti, parallelamente, a quella di un’altra grande museologa: Caterina Marcenaro, a Genova. La predilezione di Palma Bucarelli per l’arte astratta e il realismo le fece compiere delle acquisizioni molto importanti: Moore, Klee, Ernst, Giacometti, Zadkine, Picasso, Mondrian e Pollock. Non fu una strada semplice da percorrere, in un’Italia ancora chiusa all’arte internazionale. Palma Bucarelli ebbe attacchi pesanti, tanto da subire un’interrogazione parlamentare riguardo alla somma pagata per un’opera di Burri, la quale, in realtà, fu offerta a titolo gratuito. L’unico modo per andare avanti e oltrepassare gli ostacoli, si trova nella locuzione della Regola di San Benedetto “Ora et Labora”. In quegli anni durante gli uomini di potere italiani le dicevano: “Signora, lei è talmente bella che è sprecata in un museo, perché non fa l’attrice”. La risposta fu memorabile: “La ringrazio ma nella mia vita mi hanno osteggiato solo i mediocri e le mezzecalzette”. Nel 1960 Palma Bucarelli scrisse un’opera importante, la monografia su Fautrier, pubblicata dal Saggiatore, nel 1972 ricevette la Légion d’Honneur e divenne Accademica di San Luca, nel 1975 Grande ufficiale della Repubblica Italiana.
