

Nel racconto di Benedetto da Norcia, uno spazio è riservato al Re Teodorico e alle vicende del regno Ostrogoto in Italia, che rappresentava l’ambiente storico in cui si colloca la vita del fondatore del monachesimo medievale. Negli ultimi giorni della sua vita, consapevole dei grandi problemi che la sua morte è destinata a sollevare, Re Teodorico, dialogando con l’unica figlia Amalasunta, gli confida delle intenzioni dei suoi comandanti e delle congiure che alcuni di loro stanno organizzando: Teodorico avrebbe pronunciato parole molto significative: “Per quanto donna, saresti più adatta a regnare tu di tutti loro. Peccato, davvero un peccato che tu non sia nata maschio”. Dagli scritti di Procopio di Cesarea, come da quelle di Cassiodoro, che con Amalasunta collaborò tutta la vita, emerge un’evidente capacità politica destinata inevitabilmente a scontrarsi con i pregiudizi che una donna suscitava sia presso gli ostrogoti, sia presso i bizantini ai quali a più riprese ebbe modo di avvicinarsi.

Amalasunta, è stata una figura spesso dimenticata dalla storia, il suo regno, come regina dei Goti è avvolto in una trama di ambizioni personali, intrighi politici e potere.
Nata nel 495 d.C. venne educata secondo il modello romano, Teodorico si era impegnato ad essere il continuatore della politica romana, come risulta dalle Variae di Cassiodoro, e aveva mantenuto un atteggiamento di grande rispetto per la grandezza di Roma e del suo Senato. Di religione ariana, non aveva esitato ad appoggiarsi a ministri cattolici, come lo stesso Cassiodoro e Boezio, l’intellettuale romano che rappresentava un punto di passaggio fondamentale per la tradizione culturale del medioevo latino.

Amalasunta ebbe un’istruzione raffinata raramente riservata alle donne dell’epoca. Thankmar, cappellano di suo padre, l’istruì nel greco e nel latino, nella filosofia e negli studi classici. Una formazione che, successivamente, userà per l’esercizio del potere.
Ravenna deteneva un significato particolare nella vita e nel regno di Amalasunta, era la capitale del Regno Ostrogoto. Il padre di Amalasunta, re Teodorico, scelse la città come capitale per la sua posizione strategica e per la sua bellezza, arricchendola di edifici e monumenti splendidi che ancora oggi possiamo ammirare, quale il Mausoleo di Teodorico a lui dedicato.

Alla morte del padre, nel 526 d.C., Amalasunta si trovò a regnare sui Goti quale reggente per il figlio minorenne Atalarico, mostrando una forte inclinazione verso la romanità, e cercando un compromesso non conflittuale tra le tradizioni del suo popolo e quelle romane. La sua posizione come regina e la sua politica romanizzante la resero un obiettivo per le fazioni ostili all’interno dell’aristocrazia gotica.

La morte precoce del figlio nel 534 d.C. la costrinse a cambiare i suoi piani. Con Atalarico fuori scena, Amalasunta sposò il cugino Teodato duca di Tuscia, Teodato era uno dei più influenti esponenti della nobiltà gota, ma anche educato alla greca e proprietario in Toscana di grandi latifondi, che aveva offerto a Giustiniano in cambio di proprietà e onori imperiali, tra i quali un posto in Senato. Teodato poteva essere un elemento di equilibrio nella politica perseguita da Amalasunta, rassicurando gli elementi goti all’interno e garantendo, all’esterno, i buoni rapporti con l’Impero di Oriente. Amalasunta sposandolo, lo elevo’ al rango di re, e nonostante le ostilità tentò di mantenere un certo controllo attraverso la sua persona.

Il piano di Amalasunta si ritorse contro di lei. Teodato, sentendosi minacciato, la fece imprigionare con l’inganno nell’Isola di Martana, nel lago di Bolsena, dove venne misteriosamente assassinata nel 535 d.C.

La morte di Amalasunta defini’ la fine dell’indipendenza del regno ostrogoto che, privato della sua sovrana, cadde in mano ai Bizantini.
Amalasunta rimane ancora oggi un personaggio affascinante, e poco conosciuta, una regina intrappolata nel gioco del potere, vittima dei suoi tentativi di mediare tra due culture e fazioni in lotta tra loro. La sua storia, intrisa di ambizione, accusa e tradimento, è un testamento vivido della complessità e della brutalità dell’età in cui ha vissuto.

La morte della regina Amalasunta è carica di mistero, ed ha alimentato da sempre molte leggende che si tramandano sul lago di Bolsena.
Gli anziani del posto raccontano che dopo la sua morte il corpo di Amalasunta fu messo in una carrozza d’oro e seppellito sulla terraferma in uno dei sette colli posti davanti all’isola, e che nelle notti di luna piena il suo fantasma aleggi attorno alle rocce e alle acque dell’Isola di Martana.
Inoltre molti pescatori di Marta (VT) affermano che durante le giornate di forte tramontana, vicino l’isola Martana, sia possibile udire le urla strazianti della regina dei Goti.
Si narra anche di una strada che collegava anticamente l’isola Martana alla terraferma e che era solita essere percorsa dalla regina. La strada, quasi sicuramente è esistita, grazie alle conferme degli ultimi rilevamenti subacquei. Le è stato dato il nome di “strada di Amalasunta” in onore alla regina. Nel 1994, in occasione dei 1500 anni della sua nascita, fu celebrato l’anno Amalasuntiano con una targa affissa sulla roccia dell’Isola di Martana.
Una buffa curiosità: l’ostrogoto è una lingua che non è più parlata da secoli, ma è spesso usata come metafora nel modo di dire : “ parli ostrogoto”, a significare un parlare incomprensibile.
