Scontro Epocale tra il New York Times e Sam Altman, pioniere dell’intelligenza artificiale ed inventore di Chat GPT. Un colosso che vale quasi 100 miliardi di dollari. Di Elena Tempestini

Scontro epocale, il New York Times fa causa a OpenAI e Microsoft accusandole di violazione del diritto d’autore per l’uso non autorizzato di milioni dei suoi articoli per addestrare le loro chatbot: ChatGPT e Copilot. La differenza tra le due chatbot è che GPT-3 nata nel 2920 è un modello di lingua naturalmente capace di creare frasi umanamente leggibili, invece GitHub Copilot è specificamente progettato per generare codice e assistere gli sviluppatori, gli allenatori di algoritmi nel processo di programmazione. Entrambe le tecnologie sono sviluppate da OpenAI.

L’intelligenza artificiale ha rivoluzionato numerosi settori e ha messo in luce una serie di questioni legali ed etiche complesse. Il diritto d’autore e la possibilità della sua violazione da parte dei sistemi di IntelligenzaArtificiale e’ forse ciò che più preoccupa. Siamo in un territorio nuovo che potrebbe ledere la creatività umana, un territorio che richiede trasparenza e nel quale la legge si deve ancora definire.

L’azione legale apre un nuovo fronte nella battaglia che va avanti da anni fra Big Tech e l’industria dei media sul mondo del web

Forse non era così scontato che il New York Times presentasse una causa contro OpenAI e Microsoft per presunta violazione del diritto d’autore. Il giornale, chiamato in gergo “ la vecchia signora in grigio” simbolizzando il rispetto per le tradizioni giornalistiche e l’impegno per un giornalismo serio e attento, sostiene che la recente collaborazione tra Microsoft e OpenAI, il quale utilizza l’innovativo modello di linguaggio GPT-3, ha infranto il diritto d’autore del NYT utilizzando i suoi contenuti senza permesso.

OpenAI, un’organizzazione di ricerca su intelligenza artificiale, ha sviluppato GPT-3, un modello di linguaggio che può generare testi coerenti e realisticamente umani. A sua volta, Microsoft ha ottenuto i diritti esclusivi per l’uso commerciale di GPT-3. Il modello è addestrato su un vasto campo di articoli di giornali e pubblicazioni online. Il linguaggio come GPT-3 di OpenAI è stato addestrato su Internet, inclusi potenzialmente molti articoli di notizie e blog. È qui che sorge la questione del diritto d’autore: l’uso di questi materiali protetti da copyright per addestrare un modello di IA rientra nell’uso equo, o rappresenta una violazione del diritto d’autore?

OpenAI e Microsoft respingono le accuse, sostenendo che l’addestramento di GPT-3 di testo rientra sotto l’uso equo, una dottrina del diritto d’autore che consente l’uso limitato di materiali protetti da copyright senza il bisogno di chiedere il permesso dell’autore.

Il dibattito centrale della questione legale è quindi se l’addestramento di modelli di IA su testi protetti da copyright possa essere considerato “uso equo” o se costituisca una violazione del diritto d’autore. Questo caso potrebbe stabilire un precedente importante per il futuro dell’addestramento dei modelli di IA e l’uso dei dati.

La causa legale è solo agli inizi, le sue implicazioni potrebbero avere ripercussioni significative per l’industria dell’Intelligenza Artificiale e le nuove tecnologie in uscita nel 2024. La decisione del tribunale in questa causa promette di plasmare il modo in cui i dati vengono utilizzati nel settore e di determinare il futuro delle normative sul copyright nell’era dell’intelligenza artificiale.

New York Times fa causa a ChatGPT

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