“Dante Colocci e l’Intelligenza Artificiale: semplici contrasti linguistici, oppure un uso di potere, un Instrumentum Regni ? Di Elena Tempestini

William Blake, Divina Commedia

Questo mio scritto nasce dopo aver letto l’articolo del dott. Gerardo Coppola, ex dirigente della Banca d’Italia, riguardo al libro della Banca d’Italia scritto da Maria Teresa Visca: “La Lingua dell’Economia in Italia”, un libro che spiega come il linguaggio e la storia dell’economia, comunichino contenuti specialistici in una forma chiara e fluida anche per coloro che non sono esperti del settore. Il linguaggio è da sempre uno “strumento di potere” nella società, è un sistema di comunicazione strutturato che può essere verbale, non verbale o scritto. È usato per esprimere o trasmettere pensieri, idee, emozioni, informazioni, narrazioni, e molto altro. Il linguaggio ha un ruolo fondamentale, ci permette di capire il mondo che ci circonda, di condividere esperienze e conoscenze, di formare relazioni sociali e culturali, di esprimere identità personali e di partecipare alla vita sociale e politica. Il linguaggio non è semplicemente un mezzo neutrale per la comunicazione, è uno strumento che può essere usato, e spesso lo è , per esercitare, mantenere, sfidare o negoziare il potere. Il linguaggio è in continua trasformazione, e lo dimostra molto bene oggi l’intelligenza artificiale, la quale ha il potenziale per democratizzare l’accesso a informazioni e servizi, rendendo più facile per tutti comprendere e utilizzare tecnologie considerate complesse.

Tra le risposte all’articolo, sono stata attirata da un concetto latino: “Instrumentum regni”, termine che si riferisce alla pratica di utilizzare una determinata risorsa o mezzo come strumento di potere o di controllo.

Passato, presente e futuro, il linguaggio continuerà ad evolversi e creare nuovi modi di comunicazione.

William Blake, Divina Commedia

Ma dove avevo già letto l’espressione latina usata nei confronti del potere? Mi sono ricordata dell’Epistola di Dante scritta a Cangrande della Scala, sono andata a rileggerla e come sempre, ritrovo che in ogni azione, in ogni volontà di comprendere c’è l’inizio per imparare e vedere una nuova prospettiva. L’Epistola fornisce il punto di vista di Dante su come dovrebbe essere letta e interpretata la Divina Commedia, la descrive “regnante” , “instrumentum regni’. Un’opera che governa e che può riuscire a condurre il genere umano da uno stato di miseria a uno stato di felicità.

Vi può sembrare strano parlare di economia, di Dante e di Intelligenza artificiale? Assolutamente no, perché ognuno di questi elementi è impegnato nella “produzione di valore” anche se in modi molto diversi.

William Blake, Divina Commedia

Nell’economia, si crea valore tramite la produzione e lo scambio di beni e servizi. L’umanesimo, come nell’opera di Dante, crea valore esplorando e riflettendo sulla condizione umana, l’intelligenza artificiale crea valore attraverso la sua capacità di processare enormi quantità di dati molto più velocemente di quanto potrebbe fare un essere umano, trasformandoli in informazioni utilizzabili.

William Blake, Divina Commedia

Dante Alighieri, una delle figure più eminenti nella letteratura mondiale, è ricordato come il “Padre della lingua italiana”. Nel suo trattato intitolato “De Vulgari Eloquentia”, Dante difende l’uso del volgare come lingua letteraria. In un contesto elitario, dove il latino era la lingua dotta, il volgare e’ il dialetto parlato e compreso dalla gente comune, la Commedia un’ opera comprensibile , una guida spirituale per l’umanità.

Dante considera ed usa la comunicazione del linguaggio come uno strumento di potere, di unione e di identità, e l’utilizza in maniera consapevole per dare all’Italia un comune denominatore di coesione culturale. La scelta fu controversa. Molti intellettuali del tempo guardavano con disprezzo il volgare, considerandolo una lingua inferiore non adatta alla letteratura. Così, l’opera di Dante fu rifiutata da molti contemporanei. Tra questi vi era lo Jesino Angelo Colocci, Segretario Apostolico di Papa Giulio II e per trenta anni di LeoneX, il Papa della famiglia Medici. Colocci era un umanista italiano del Rinascimento, bibliofilo noto per il suo amore incondizionato per la tradizione classica latina, traduttore del “ De Architectura” di Vitruvio, amico di Pietro Bembo, maestro di umanesimo e conoscenza del giovane Raffaello Sanzio. La passione per la tradizione classica portò Angelo Colocci a disprezzare apertamente gli autori che sceglievano di scrivere nelle lingue volgari, incluso Dante Alighieri. Angelo Colocci credeva fermamente che il latino fosse una lingua superiore, raffinata e elegante, in grado di esprimere concetti complessi con una precisione che, a suo avviso, il volgare non poteva raggiungere.

William Blake, Divina Commedia

Dante riuscì a creare un interessante contrasto culturale che da secoli si ripresenta. Se l’utilizzo del volgare da parte del Sommo fu controverso, anche l’intelligenza artificiale ha affrontato e continua ad affrontare molte sfide etiche. Quindi se la lingua italiana poteva essere uno strumento di potere ma anche di unione, al contrario opposto c’era chi considerava la neo lingua, una sorta di corruzione, un degrado della vera erudizione. Sebbene l’intelligenza artificiale possa portare benefici a larga scala alla società, ci sono alcune preoccupazioni e discussioni contro il suo uso esteso.

Attraverso il suo capolavoro, Dante ha promosso un radicale cambiamento culturale, diffondendo la lingua volgare, rendendola preziosa e rilevante per le lettere e la cultura. Una trasformazione, un cambiamento significativo nella lingua e nella cultura italiana, così come oggi l’intelligenza artificiale ha il potenziale per portare a cambiamenti significativi nel modo in cui viviamo. Ciò si è rivelato essenziale per lo sviluppo di una lingua italiana che oggi giorno chiamiamo “standard” per l’affermazione del suo uso nelle attività letterarie, educative e scientifiche.

William Blake, Divina Commedia

Grazie a queste analogie, possiamo vedere come entrambi, attraverso il linguaggio comunicativo abbiano avuto e continuino ad avere impatti significativi sul mondo. Tuttavia, è importante ricordare che Dante era un individuo che creava arte, mentre l’intelligenza artificiale è uno strumento creato dall’essere umano. Le implicazioni e le responsabilità sono molto diverse, ma per chi studia le discipline umanistiche l’uso consapevole dell’intelligenza Artificiale sarà sempre più fondamentale.

William Blake, Divina Commedia

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