La chiesa di Santo Stefano Rotondo al Celio di Roma. La chiesa circolare senza Spazio e Tempo. Di Elena Tempestini

Santo Stefano Rotondo al Celio, Roma

Santo Stefano venne lapidato a Gerusalemme nel 31 dopo Cristo per istigazione del Sinedrio, accusato di bestemmiare contro Dio e contro Mosè. Egli fu il primo dei sette Diaconi scelti dagli Apostoli e fu il primo a subire il martirio per sostenere la fede di Cristo. In sua memoria vennero in seguito edificate numerose Chiese a lui dedicate, tra queste una è particolarissima: si tratta di Santo Stefano Rotondo in Roma.

Sorge sul monte Celio, il più ampio ed irregolare dei sette colli, dominante la valle dell’anfiteatro Flavio. Si chiamò in origine Querquetulanus, poiché era coperto da un fitto querceto considerato un bosco sacro. Si poteva accedere attraverso la porta Celimontana e Capena; da quest’ultima iniziavano la via Appia e la via Latina. L’acquedotto Appio l’attraversava nel sottosuolo, in tutta la sua lunghezza, da nord-est a sud-ovest.

In questa zona di Roma, si praticò a lungo il culto di Iside, così come tramandano gli scritti di Trebellio Pollione; il nome della Chiesa di S.Maria della Navicella deriva, ad esempio, dal piccolo naviglio in marmo fatto eseguire da Leone X riproducendo un originale antico, attributo di Iside dea della navigazione e quindi collegato al Navigium Isidis, una delle feste più importanti del calendario romano che aveva luogo in primavera per la protezione delle navi e dei naviganti. L’imperatore Domiziano (81-96 d.C.) nutrì un fervente culto per Iside e così molti altri Imperatori romani, tra cui Diocleziano (284-305 d.C.) al quale dobbiamo l’Iseo ed il Serapeo della vicinissima via Labicana.

Lo stesso Diocleziano era nel contempo un fedele del dio Mithra al quale eresse un tempio nel 307 elevandolo al ruolo di protettore personale del suo potere. Il Mithraismo a Roma assunse carattere di religione misterica; i riti si svolgevano nei Mitrei, costruzioni sotterranee a forma di grotta simboleggianti il cielo, costituite da una sala centrale rettangolare e da un altare posto in una nicchia in cui era raffigurato l’episodio principale della vicenda del dio: l’uccisione del toro primordiale, con significato cosmogonico e salvifico. L’iniziazione mitraica comprendeva sette gradi e il momento centrale della liturgia mitraica era la consumazione da parte degli iniziati del pasto sacro. Sul monte Celio venne edificato un importante Mitreo annesso ai Castra Peregrini, caserma/fortezza in cui alloggiavano le milizie straniere. Solo nel 312 d.C., con Costantino, ci fu il trionfo del Cristianesimo sulle altre religioni praticate a Roma. In Occidente S.Agostino si fece propagatore del culto di S.Stefano e Papa Simplicio da Tivoli fece edificare la Chiesa di santo Stefano Rotondo al Celio. Siamo nel V secolo: nel 476, con la deposizione di Romolo Augustolo da parte di Odoacre scompare anche l’ultima traccia della potenza della Roma imperiale; già nel 395, con la morte di Teodosio l’Impero era stato diviso in due; gli Unni di Attila distruggono Aquileia nel 452 e tre anni dopo Roma subisce il sacco da parte dei Vandali di Genserico.

Ed è in questo periodo così oscuro e turbolento che Papa Simplicio, probabilmente intorno al 470 edifica S.Stefano. La edifica in quello che era stato un antico bosco sacro pre romano, accanto ai resti dei templi egizi più importanti di Roma. Molte sono le chiese che vengono costruite in quegli anni, anche se pochissime sono giunte fino a noi; ciò è logico se pensiamo al fatto che il Cristianesimo è una nuova religione in forte espansione che deve occupare, anche visivamente, con i suoi edifici sacri, gli spazi precedentemente usati dalle religioni in via di decadimento. Le stesse città crescono attorno alla chiesa; a Roma l’asse politico si sposta verso il Vaticano, fino ad allora zona di estrema periferia. Le prime chiese cristiane ricalcano la struttura architettonica dei templi romani: le basiliche a pianta longitudinale. Gli edifici a pianta centrale sono in genere concepiti come mausolei, battisteri, come Martyria, assai raramente sono destinati a raccogliere vaste masse di fedeli per celebrare il culto: uniche due eccezioni sono S.Lorenzo a Milano e Santo Stefano Rotondo a Roma. Santo Stefano ha subito nel corso degli anni molti rimaneggiamenti che hanno in parte cancellato l’impianto originario. Venne innalzata a base circolare con un diametro di 144 cubiti (1 cubito romano equivale a 0,462 metri); anche l’altezza, al centro del Tempio era di 144 cubiti. Pertanto diametro e altezza sono uguali: all’interno è quindi possibile immaginare una sfera avente la dimensione di 144 cubiti. Il numero di 144 non è casuale, numero della creazione, metaforicamente il mondo è stato costruito in 6 giorni: 24 ore x 6 = 144, il quale è la radice quadra di 12. 12 x 12, e’ la massima completezza; rappresenta il valore numerario della parola Santa Gerusalemme nell’alfabeto greco; dodici sono gli Apostoli. La Chiesa, al suo interno, era formata da tre cilindri concentrici: il locale centrale aveva un diametro di 48 cubiti ; 22 colonne lo separavano dal secondo cerchio il quale a sua volta distava 24 cubiti dal terzo anello formato da 8 grandi piloni di sostegno e da 36 colonne; infine, alla distanza ancora di 24 cubiti si trovava il muro esterno della chiesa. La luce entrava da 36 finestre e da 22 finestre che illuminavano la sala centrale; 12 erano gli scalini che conducevano alle 8 porte esterne che a loro volta si aprivano in 4 stanze, disposte a croce ai vertici dei quattro punti cardinali; da qui, attraverso altre quattro porte si entrava nel tempio vero e proprio. Se il numero 144, riferito alle dimensioni estreme del tempio hanno quelle valenze simboliche di cui prima abbiamo fatto un breve cenno, anche questi ultimi numeri sono carichi di significato. I 12 scalini che conducono al tempio sono i 12 Apostoli che sorreggono la Chiesa; il numero 8 ripetuto due volte, con i portali esterni e i pilastri di sostegno, rappresentano il mistero della Resurrezione che avvenne l’ottavo giorno; otto è quindi il simbolo della nuova era del mondo; non a caso il fonte battesimale in cui si viene alla nuova vita spirituale è spessissimo di forma ottagonale ( Battistero di Firenze). Otto sono gli spigoli che sorreggono e delimitano la croce, simbolo stesso del regno di Cristo, croce che è disegnata due volte all’interno dell’ottagono e che orienta lungo l’asse nord-sud. Le 22 colonne che delimitano il centro del tempio dal secondo cilindro e che ricevono luce da 22 finestre possono essere lette come un riferimento alle 22 lettere che compongono l’alfabeto ebraico, in particolare alla prima e all’ultima: “Io, io sono l’alfa e l’omega” è detto più volte nelle Scritture, l’inizio è la fine che vediamo ben scolpito sulla facciata di Santa Croce a Firenze. Il numero 36, riferito alle colonne del secondo cilindro e alle finestre esterne può essere interpretato come 3 volte dodici, cioè trinità, perfezione: omne trinum perfectum, per dodici, numero degli Apostoli , numero delle tribù di Israele, numero perfetto venerato fin dall’antichità. Ma anche numero delle stelle dello zodiaco, fondamento dell’antico sistema babilonese. Trentasei è anche soprattutto riconducibile al numero otto. Infatti l’ogdoade, termine che significa otto, è la somma di uno più due, più tre, fino al numero trentasei, praticamente l’otto e’ il numero più rappresentativo riprodotto in questa chiesa.

Non deve stupire questa ricchezza di simboli che permeano la Chiesa di Santo Stefano Rotondo: molte persone hanno già scritto approfonditamente sui significati che si riescono a cogliere da un’attenta lettura della chiesa in particolare Ritz Sandor che ha dedicato due importanti monografie allo studio di Santo Stefano, ma è altrettanto evidente il raffronto che si può fare con l’Anastasi che, con il Martyrion e il Triportico, formavano la tripartita basilica costantiniana, grandioso mausoleo sorto sopra la tomba vuota di Cristo, il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Sotto il regno dell’Imperatore Costantino, fu ordinata la costruzione di complessi edifici sacri sul luogo considerato la tomba vuota di Cristo, conosciuto come il Santo Sepolcro a Gerusalemme. Questi edifici erano tre:

L’Anastasis, che significa “Resurrezione” in greco. Era una chiesa rotonda costruita sopra la tomba vuota di Cristo.

Il Martyrion, che significa “luogo del martirio” in greco. Era una basilica, una sorta di edificio rettangolare allungato usato per adorazione e liturgia cristiana. Questo era collocato parallelamente e ad est dell’Anastasis.

Il Triportico, un cortile colonnato o porticato con tre entrate, situato a sud dell’Anastasis e del Martyrion.

Erano tre componenti che insieme creavano un grande complesso sacro, costruito per commemorare la vita, la morte e la resurrezione di Cristo. Il progetto era univoco per il tempo e segnava la nascita del cristianesimo come religione sostenuta dallo Stato.

In quei lontani anni ancora si sapeva costruire secondo misura usando le esperienze trasmesse nel tempo da antichi Maestri; si sapeva plasmare le forme arricchendole di significati profondi e duraturi. La Chiesa, intesa come tempio, era simbolo e racconto, il esperienza ed ammonimento, era dottrina fatta pietra e tramandata ai posteri. Santo Stefano Rotondo rappresentava la Gerusalemme Celeste dell’Apocalisse di San Giovanni: molti sono gli elementi allegorici che accostano la visione di Giovanni alla costruzione di questa Chiesa. Ma se molti sono questi elementi uno, specialmente, se ne discosta in maniera sostanziale.

Giovanni nell’Apocalisse dice:

“….e mi mostrò l’Angelo del Signore, la grande città. La santa Gerusalemme, che scendeva dal cielo presso di Dio… Essa aveva un grande ed alto muro con dodici porte… il muro della città aveva dodici fondamenti, e su quelli erano i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello… la città era a forma quadrangolare… la sua lunghezza, larghezza ed altezza erano uguali… misurò anche il muro ed era di centoquarantaquattro cubiti, a misura d’uomo, cioè d’angelo… non vidi in essa alcun tempio, perché il Signore Dio onnipotente e l’Agnello sono il suo tempio…” . La città era a forma quadrangolare”; perché si volle fare allora rotonda questa chiesa? Il cerchio è il più importante e diffuso simbolo geometrico, rappresenta la perfezione, non ha inizio né fine né direzione. Il cerchio è il simbolo stesso del cielo, come il quadrato è il simbolo della terra; il cerchio è simbolo quindi della spiritualità; il cerchio quindi rappresenta Dio. Aggiungendo i raggi si trasforma in ruota e da immutabile diventa dinamica.

Quadrare il cerchio significa il tentativo che l’uomo fa per innalzarsi dalla terra, quadrata, al cielo, rotondo; tentativo che non potrà mai dare risultati fino a quando è solamente l’uomo, nella sua pochezza, che si adopera per ritornare allo stato primigenio. Il simbolismo, legato al cerchio, si perde nella notte dei tempi e si trova in tutte le culture: le danze si svolgono in cerchio, le più antiche costruzioni mistiche dell’uomo sono circolari, esempio insuperabile è Stonehenge; il cerchio con il centro segnato rappresentava il Sole. I primi tumuli funerari furono indubbiamente rotondi così come i primi tempi dedicati ai morti; nei mausolei e nei Martyria venivano onorati e ricordati i morti. D’altra parte una struttura rotonda mal si presta alle funzioni liturgiche: siamo abituati a strutture rettangolari ove, in fondo ad un lato è l’officiante; i fedeli si rivolgono a lui che rappresenta il punto di riferimento spaziale. Porsi in una struttura rotonda , rivolgendosi verso il centro di questa struttura vuol dire perdere il concetto di spazialità per farsi come trascinare in una adimensionalità; vuol dire ritornare indietro nei tempi primordiali di quando si stava seduti in cerchio intorno al fuoco, rubato dal cielo agli dei.

Questa chiesa è quindi senza spazio e senza tempo, è qualcosa di vicino a Dio; è anzi la promessa della venuta di Dio sulla terra. Ecco perché non è stata costruita così come la vede Giovanni nell’Apocalisse, è l’ultimo atto della volontà divina. Il cubo si trasforma in sfera: il cerchio all’interno del quadrato è la “scintilla” divina nell’involucro della materia. Questa chiesa, che affonda le sue basi su terreni che conobbero altri culti ed onorarono altre divinità, è orientata nel tempo e nello spazio ma essa stessa è senza tempo e senza spazio, è l’antico patto tra Dio e l’uomo, è la promessa della salvezza che scaturirà dall’apocalisse. L’apocalisse appartiene al genere della letteratura di rivelazione, dove, direttamente ispirata dalle divinità, per tramite di una visione, arriva un messaggio doppiamente occultato e Ri-velato, due volte, un aspetto allegorico ed exoterico, l’altro, esoterico, è riservato ad un ristretto numero di persone che scendono nelle profondità dei misteri. Il messaggio avverte dell’imminente venuta dell’ora del giudizio, dell’avvento delle Tenebre e della conclusione di un processo dovuto all’allontanarsi dell’uomo da Dio e dalla Verità. il Giudizio si accompagnerà con la resurrezione dei corpi e con la discesa dal cielo della Gerusalemme Celeste, intesa come recupero di quel Paradiso Terrestre perduto. Pertanto il ricevimento della Grazia è da un lato recezione passiva dell’influsso spirituale, dall’altro è la ricerca interiore, attiva, che renderà effettivo ciò che viene trasmesso in modalità simbolica con la ricerca e la trasformazione. Stefano ha saputo leggere quei segni nascosti e li ha interpretati nella giusta misura. A noi non resta che rimanere stupiti di fronte al messaggio che antichi maestri hanno saputo tracciare trasformando la pietra da grezza a levigata: quanti di questi messaggi sono sotto i nostri occhi? E quanti di questi messaggi, non solo non sappiamo più coglierne il significato profondo, ma li denigriamo perché incapaci di comprenderli. Attualmente la Chiesa di Santo Stefano Rotondo è in fase di decadenza, le antiche mura non fanno sospettare che al suo interno vi siano tesori inestimabili. Sembra quasi che le parole di Giovanni prendano qui corpo: non siamo più in grado di leggere, di ascoltare la parola divina, di misurare con i numeri sacri, di vedere quanto ci è stato tramandato con la pietra. Solo pochi hanno questa capacità: la loro condizione è quella della “veglia in armi” dei Templari che dotati di due spade sono pronti al duplice combattimento “contro la carne e il sangue e contro gli spiriti di malizia diffusi nell’aria”, così come dice San Bernardo. “I custodi del Tempio eressero molte loro Chiese rotonde, come il Santo Sepolcro e come Santo Stefano.

“E quell’Assoluto, Irrespirato, Respirò, per Sua Stessa Natura”

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