
Douglas Richard Hofstadter, accademico, filosofo e divulgatore scientifico statunitense, ben quaranta anni fa, presso il laboratorio di Intelligenza Artificiale del MIT , studiava la comparazione tra informatica e scienze cognitive, si addentrava nelle strutture e nei processi di mente e cervello, il software e l’ hardware del comportamento intelligente. I miliardi di neuroni della massa cerebrale, attraverso un intricato sistema formale organizzato in un “grandissimo numero di regole e di livelli di regole diversi” scaturisce la flessibilità dell’intelligenza.
E’ la ricerca concentrata sui modelli percettivi di livello superiore della mente, sul pensiero analogico e sulla creatività umana. Nel 1979, con lo studio della logica nell’ambito della comprensione del cervello umano, scrisse il libro che gli fece conquistare il premio Pulitzer per la saggistica: “Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante”. Un libro che si presenta come un complesso intreccio, non solo di concetti scientifici e matematici, ma interagisce con quel “ Senso della Bellezza” ben definito da Fabiola Giannotti, direttrice del CERN di Ginevra, decenni dopo quel 1979, dopo la scoperta del Bosone di Higgs, la particella chiave per la nostra esistenza. Il Senso della Bellezza è usato quale concetto per trasmettere ciò che è invisibile ma insito nella ricerca scientifica.
George Orwell si meravigliava di chi fossero i suoi maggiori detrattori. Non erano i poteri forti che attaccava tramite i suoi scritti, ma le persone comuni alle quali non stava bene ciò che scriveva perché non intendevano porsi domande e scegliere tra soluzioni scomode.
E’ l’infinitamente piccolo e la vastità dell’universo che schiudono le porte che si affacciano su un territorio invisibile, dove gli scienziati sono guidati da qualcosa che li accomuna agli artisti. E’ la continua ricerca della conoscenza nell’ambito della comprensione del cervello umano. Il senso della bellezza che coniuga le arti e gli studi filosofici, artistici e musicali, per esplorare e comprendere.
Mi è rimasta impressa la domanda che Hofstadter si pone: “ le parole e i pensieri seguono regole formali o no?”
Sia le parole che i pensieri seguono delle regole formali, ma con una flessibilità e una complessità tale, che diviene un assioma, nel senso più ampio possibile, cioè etimologicamente “ degno” di una proprietà o di un principio che risulti vero intuitivamente e immediatamente. Le bias cognitive, sono errori predefiniti nel nostro pensiero che possono causare una deviazione dalla logica o dalla valutazione razionale delle informazioni. I bias possono influenzare il modo in cui pensiamo e prendiamo decisioni.
Se Immaginiamo di essere in un grande magazzino con centinaia di lampadine la nostra mente è come una torcia che può fare luce ma solo su una piccola area alla volta. Le Bias cognitive sono il percorso che scegliamo per muoverci all’interno del magazzino e su quali lampade decidere di fare luce con la nostra torcia. Questo percorso può essere “ scelto” e influenzato da molti fattori, come le nostre esperienze passate, le nostre aspettative, le nostre emozioni e i nostri pregiudizi. Questi “percorsi” possono aiutarci a navigare nel mondo reale in modo efficiente, ma possono anche portarci a ignorare informazioni o a fare errori di giudizio. Quindi il termine “bias” si riferisce a un pregiudizio o a un preconcetto, spesso inconscio, che influenza il modo in cui interpretiamo le informazioni o prendiamo decisioni, invece un assioma è una sorta di “regola di base”, un principio che è accettato come vero senza bisogno di dimostrazione. Uno degli assiomi fondamentali dell’aritmetica dice che se hai un numero, come per esempio 2, e aggiungi 1, otterrai sempre il numero successivo, cioè 3. Non proviamo mai a dimostrarlo perché è una regola che accettiamo come vera fin dall’inizio.
Così i nostri pensieri che sono influenzati dalla nostra esperienza, dalle nostre emozioni, dai nostri pregiudizi e da molti altri fattori, non sempre seguono perfettamente la logica, divengono flessibili ad essa. I processi mentali come l’immaginazione e la creatività spesso violano o trascendono le regole della logica.
Gödel, Escher, Bach, non è un libro convenzionale, e il sottotitolo, “Un Eterno e Universale Rinnovo” ci svela già una parte del contenuto. Ma cosa “ intreccia” e coniuga il matematico Kurt Gödel, l’artista M.C. Escher e il musicista Johann Sebastian Bach? Sottili fili che Hofstadter intuisce e ben utilizza per evidenziare le opere e le idee di questi tre geni, per sviluppare un discorso che ruota attorno all’autoriferimento umano, alla simmetria e alla complessità.
I venti capitoli del libro sono preceduti ognuno da un dialogo immaginario, direi ironico, a volte pieno di umorismo e sicuramente complesso nei giochi di parole, quelle che permettono di introdurre i temi più profondi in modo a volte leggero e coinvolgente.
Hofstadter analizza la teoria dei numeri e la logica matematica riuscendo a dare un unico contenitore alla biologia, alla filosofia, all’informatica e alla critica d’arte, infatti prenderà il premio Pulitzer per la saggistica, la quale comprende informazioni, analisi e argomenti basati sulla realtà. La saggistica è la storia, la scienza, la politica, l’arte, la filosofia e molti altri campi, ma ha sempre l’obiettivo di fornire al lettore una conoscenza accurata e approfondita su un determinato argomento o di presentare un punto di vista e un’argomentazione sull’argomento stesso.
Più le pagine del libro di Richard Hofstadter scorrono, più si entra dentro l’esplorazione dell’idea, del concetto di “io” e di come le strutture complesse e autoriferite possano emergere da regole semplici. Uno dei punti chiave è il teorema dell’Incompletezza di Gödel. Innanzitutto stabiliamo cosa sia una teoria e cosa sia un teorema: la prima è un modello di eventi fisici, e non può essere provata a partire da assiomi, certezze di base. Il secondo è un’affermazione matematica che segue logicamente un insieme di certezze. Il teorema di Godel, dimostra come le affermazioni autoriferite, possono creare situazioni paradossali che sfidano il nostro intuito e che possono essere applicate non solo alla logica matematica, ma anche all’arte, alla musica e al funzionamento della mente.
Sembra uno scioglilingua? Consideriamo, che i paradossi sono “ contraddizioni” e possono essere di vari tipi: Un’affermazione che sembra falsa, ma che in realtà è vera. Un’affermazione che sembra vera, ma che in realtà è falsa. Un ragionamento che sembra impeccabile, ma che porta a una contraddizione logica. Un’affermazione di cui non si può decidere la verità o la falsità.
Leggere oggi, alla fine d’anno 2023, nel quale parliamo di Intelligenza Artificiale generativa, di Computer Quantistici, di tecnologia innovativa, di neuroni artificiali, la nostra mente abitudinaria, anzi per usare un termine amato da Hofstadter, ricorsiva, cioè ’ un metodo dinamico in cui ogni passo lo compiamo a partire dal precedente, dove le macchine tecnologiche sono ricorsive, la maggior parte degli esseri umani e’ impaurita dallo sviluppo della tecnologia. Eppure ci saranno sempre nuove sfide da affrontare, scale da salire, nuovi spazi da esplorare e nuovi risultati da raggiungere. Forse il problema si presenta come imprevedibile perché , dove non comprendiamo non possiamo trovare la fiducia.
Il libro è la comprensione del concetto delle multi discipline, che già quaranta anni fa, e in modo brillante, ha attraversato la matematica, la fisica, la biologia, l’informatica, la filosofia della mente , l’arte della creatività umana. Praticamente l’essenza più interdisciplinare: la bellezza.
Nell’universo, ci sono cose conosciute e cose sconosciute, e nel mezzo, ci sono porte diceva William Blake.
Hofstadter riesce non solo a concretizzare complessi concetti scientifici e filosofici, ma li arricchisce con riferimenti artistici e musicali, rimanendo fedele al titolo che sottolinea una reale ed eterna “ghirlanda” di connessioni interdisciplinari.
Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante di Hofstadter unisce i fili dell’ intelligenza artificiale, della macchina di Turing, del teorema di Gödel. Praticamente a più di quaranta anni dalla sua prima pubblicazione, dopo un premio Pulitzer, il libro è ancora oggi una scoperta fantastica per chiunque sia interessato ai misteri della mente e della coscienza
