Hamas dimostra che il passato non è mai morto, anzi non è nemmeno passato …di Elena Tempestini

Decifrare, comprendere e capire cosa stia succedendo in Israele in questo momento non è certo semplice. È un’epoca nella quale abbiamo assistito a continui sconvolgimenti geopolitici, dalla questione dello Uygur nello Xinjiang, che comprende un territorio immenso i quali confini sono Mongolia, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Afghanistan, Pakistan e India. La costruzione del corridoio Cina -Pakistan  nell’ambito della Belt and Road, la nuova via della seta, la decisione nel 2021 da parte degli americani di lasciare l’Afghanistan, non si può non ricordare la guerra in Nagorno – Karabakh e il  fiancheggiamento dell’Azerbaijan da parte della Turchia, altro perno fondamentale. Si devono poi considerare le implicazioni globali della guerra Russo – Ucraina, con la spaccatura che l’ascesa dei BRICS e il loro futuro allargamento ad Argentina, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia e Iran ha fatto presagire. Proprio adesso all’improvviso si riapre e si espande in maniera drastica, il conflitto israelo-palestinese. Quest’ultimo non è solo una guerra di religione, l’appartenenza a due fedi diverse, ebraica e islamica, sicuramente indurisce il confronto, ma è  una millesima parte del problema. La chiave per comprendere l’oggi è storica, lo scenario mediorientale cambiò nel corso della Prima guerra mondiale. Gli inglesi, nemici dell’Impero Ottomano, cercarono l’appoggio sia degli arabi, sia degli ebrei, promettendo a entrambi di sostenere le loro aspirazioni a costituire uno Stato indipendente. Il 23 maggio del 1916 la Gran Bretagna e la Francia, con l’avvallo della Russia zarista, siglarono un accordo “ segreto” chiamato Sykes Picot, nel quale aveva vitale importanza la spartizione dei territori ad est di Suez, che allora erano inclusi nell’Impero Ottomano. L’accordo di Sikes-Picot era destinato a diventare la pietra angolare dell’assetto geopolitico del Medio Oriente contemporaneo. Le tre potenze, in piena guerra si spartivano e delimitavano i territori  mediorientali dell’Impero Turco, il quale stava già tramontando prima della fine della prima guerra mondiale. Gli  effetti, geopolitici, economici e religiosi, condizionano tutt’ora il Medio Oriente e per riflesso la maggior parte dei rapporti della realtà geopolitica del “Occidente”. 

Dopo l’Accordo di Sykes-Picot, con gli inglesi che detenevano i territori che si estendevano da Suez all’India, venne stipulato il 2 novembre del 1917 l’accordo di Balfour con il quale il governo britannico si impegnava a sostenere la costituzione di un «focolare nazionale» per il popolo ebraico in Palestina. Un ruolo geopolitico e petrolifero determinante per la Gran Bretagna, durato fino alla Guerra del Canale di Suez del 1956, e che avrebbe segnato la fine della presenza anglo-francese sul territorio.  Successivamente a Sikes Picot e Balfour ci fu la Conferenza internazionale di Sanremo del 1920, che sancì il dominio occidentale su quella parte di ex Impero Ottomano: alla Francia fu affidata la neonata Siria, che all’epoca includeva il Libano, mentre la Gran Bretagna ottenne il neonato stato dell’Iraq, la Transgiordania che è oggi conosciuta come  Giordania, e la Palestina compreso l’odierno Stato di Israele. Si venivano a creare le radici dalle quali sarebbero scaturiti avvenimenti nefasti, come l’ attuale questione arabo-israeliana e israelo-palestinese, e non di meno la volontà di possedere Gerusalemme che era e continua ad essere negli interessi delle tre grandi religioni monoteiste: Islam, Ebraismo e Cristianesimo.

È storia, ma è di strettissima attualità fin dagli interventi militari occidentali in Afghanistan nel 2001 e in Iraq nel 2003, che hanno dato il via a movimenti  politici che riguardano tutto il mondo arabo.  

Il 2014 fu un anno di grandissimi stravolgimenti geopolitici, ma sempre guardati come eventi divisi, nel presente possono essere ben ricostruiti e compresi. La rivoluzione Ucraina nasceva nel 2014 con la guerra del Donbass, un conflitto armato tra le forze separatiste del Donbass, una regione dell’Ucraina orientale, e le forze governative ucraine. Le truppe separatiste furono  sostenute dalla Russia con armamenti, mezzi blindati, carri armati e artiglieria. Sempre nel 2014 ci fu l’annessione della Crimea alla Russia, la quale storicamente proveniva dallo scontro tra Napoleone III e lo zar Nicola I per il controllo e la gestione dei luoghi santi della cristianità in Palestina, quindi sul territorio dell’Impero Ottomano. Ma è nel 2014 che si forma il movimento islamista Isis, rappresentato dallo “Stato Islamico” e conosciuto anche come Daesh. Una “ Restaurazione” del “Califfato” islamico il quale era il primo obiettivo politico-ideologico, ma con un importante riferimento a quell’accordo di Sikes Picot del 1916, che aveva creato degli Stati a tavolino usando un righello. Fu nell’unico discorso pubblico, avvenuto dalla moschea di Mosul, che Abu Bakr al Baghadi, capo dell’Isis, affermò: “Non ci fermeremo fino a che non avremo piantato l’ultimo chiodo nella bara della cospirazione di Sykes-Picot”

Il passato non è mai morto, anzi non è neppure passato scriveva William Faulkner ed è ciò che si palesa oggi, che sono cambiati gli attori e le strategie, ma i fondamentali obiettivi forse sono ancora gli stessi, generando una grave e sempre più acuta preoccupazione nel mondo Occidentale. 

Tutto e il contrario di tutto più della veridicità dei fatti, in Medio Oriente conta la percezione del colpevole.  Le Brigate Ezzedin al-Qassam, sono il  braccio armato, di un partito, quello di Hamas, acronimo di Ḥarakat al-Muqāwama al-Islāmiyya organizzazione  politica e paramilitare palestinese politicamente su posizioni di estrema destra, che governa la Striscia di Gaza mettendo in atto molti dei principi della legge islamica. Hamas ha ammesso pubblicamente ed  “orgogliosamente” che per due anni ha fatto finta di governare. Ha dissimulato le sue intenzioni per ingannare Israele, ha fatto finta di avere abbandonato la violenza, o quasi, per poi preparare un grande attacco, verso il nemico che aveva abbassato la guardia. È stata applicata la dottrina della “Taqiyya”

La Taqiyya o Kitman, possiamo dire che sono due modi di creare” la santa ipocrisia”. Tutte le religioni le fedi e le filosofie del mondo, esortano a dire la verità. La  dottrina della Taqiyya

dell’ Islam, prevede l’inganno quale parte integrante della loro cultura politica e militare,  permettendo che venga applicato il raggiro e la falsa testimonianza, a condizione che l’obiettivo finale sia la gloria delle fede stessa. Non c’è divieto per la menzogna militare finalizzata agli obiettivi.

L’obiettivo dichiarato da Hamas è stato la liberazione dei luoghi santi islamici e l’indipendenza dei territori palestinesi. Ma le ragioni sono ben altre visto che sono in corso trattative tra Israele e Arabia Saudita per un allargamento degli “Accordi di Abramo del 2020” voluto dagli Stati Uniti di Trump, e che hanno aperto e riavviato canali diplomatici tra lo Stato ebraico e gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein, il Marocco e il Sudan che sono uniti contro Teheran, a loro potrebbe unirsi anche l’Arabia Saudita, avversaria di Teheran nella guerra tra fazioni in Yemen. Ma è Riad la più tenace a voler isolare Teheran e integrare nella regione la sua economia post-petrolifera. Invece l’Iran,  insieme al Libano e al Qatar sostengono Hamas e la “resistenza palestinese” con aiuti economici e militari. A fianco di Israele si sono schierati gli Stati Uniti, L’Unione Europea ha condannato gli attacchi di Hamas, e l’Egitto  si è proposto come mediatore. La Cina è preoccupata, ed ha proposto più volte e in diverse occasioni accordi per promuovere una soluzione internazionale del conflitto. La Russia osserva, 

nel settembre del 2022, durante il conflitto Russo -Ucraino, il capo dell’Ufficio politico di Hamas, Ismail Haniyeh, ebbe un incontro con il ministro degli Esteri russo Lavrov. Al termine, il capo della diplomazia russa disse che c’erano stati molti punti d’incontro. Tutto ciò fa presupporre  che la Russia e la milizia islamista abbiano un buon rapporto diretto, lo farebbe pensare anche l’uso dei potenti droni Shahed -136 che Teheran utilizza in Ucraina. Mosca coglie anche la palla al balzo per recriminare contro l’Occidente, dicendo che Kiev ha venduto ad Hamas le armi fornite dall’occidente stesso. La macchina della propaganda è’ sempre in azione e non si capisce mai quale sia la verità. Il problema vero è che gli aiuti economico-militari, possano in questo presente  spostarsi in Medio Oriente. Hamas, la Jihad Islamica Palestinese e i loro fautori  esterni,  sperano che con una guerra asimmetrica di riuscire a sparpagliare  le carte sul tavolo e bloccare la diplomazia mediorientale che sembrava avviarsi a un dialogo?

Che ruolo giocheranno le potenze in questo conflitto ancora non è chiaro, anzi, il nodo palestinese è stato sottovalutato da tutta la comunità internazionale, tanto che Israele sta pagando un prezzo altissimo che merita la totale solidarietà’.

Il rafforzamento delle alleanze, il prevalere degli interessi economici, energetici e strategici sta creando sempre più incertezza sul come affrontare e porre fine al conflitto.  

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