Comunicazione e Fenomenologia del complotto da Eco a Pasolini che scrisse: “il complotto ci libera dal peso di avere a che fare con la verità.” Di Elena Tempestini

In questi ultimi giorni si è innescata una grande polemica politica tra i partiti, il Ministro della Difesa ha evocato il complotto ai danni del Governo, da parte della Magistratura, rilasciando un’ intervista al Corriere della Sera.

La nascita di una notizia, si crea per un fruitore dell’informazione, ma tra chi crea la notizia e chi la legge, c’è l’incomodo di chi decide quale sia l’informazione. Questo Gap può portare la comunicazione a puntare i riflettori su interpretazioni anche devianti, chiamate “complotti”. Nello stesso momento che i complottisti vengono combattuti, si crea la necessità di sbugiardarli, dando vita ad una falsa e pericolosa disarmonia del fenomeno. Le parti integranti del meccanismo del complotto rendono la diffusione della notizia una affermazione, ma al tempo stesso la sua stroncatura senza spiegazioni, alimenta la spinta alla sua ri-produzione. Pasolini sosteneva che: “ il complotto ci libera dal peso di avere a che fare con la verità. Il complotto ci fa delirare. Ci libera da tutto il peso di confrontarci da soli con la verità. Che bello se mentre siamo qui a parlare qualcuno in cantina sta facendo i piani per farci fuori. È facile, è semplice, è la resistenza.”

(Pier Paolo Pasolini nell’ultima intervista concessa poche ore prima della sua morte)

La comunicazione del complotto si avvale del principio di polarità, del dualismo umano che si divide tra vero e falso, tra notizia e invenzione. Spesso la volontà a trovare il giusto discernimento non c’è, oppure può creare, anche grazie all’impulsività’ sollecitata dai giornali e dai social media, a schierarsi da una parte o dall’altra.

Il complotto non è solo un singolo intrigo, ma una condizione più complessa perché è la forma nella quale si rapportano al mondo reale, molti cittadini che si sentono condannati a una frustrante impotenza, spesso traditi dalla politica nella quale avevano riposto delle aspettative positive, allibiti davanti a un mondo sempre più incattivito e violento. La conseguenza è il pensiero di essere manovrati e sfruttati da un potere senza volto.

Cicli e ricicli già predetti? Oppure un lungo filo della storia che non abbiamo studiato bene con Bisanzio?

Forse siamo alla fine delle ripercussioni della storia, sia nazionale che globale, un ciclo durato più di 2000 anni: dalla disgregazione dell’Impero Romano, la caduta dell’Impero Ottomano, la fine dell’Impero Russo, la caduta del muro, la volontà a globalizzare ma senza unificare e dare un’equa sistemazione geografica alle guerre mai finite. Tutto ciò può aver generato un risveglio, una “ revanche” che si specchia nella società odierna e nei mezzi di comunicazione di questa epoca.

“Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”, affermava lo scienziato Lavoisier, dopo che dimostrò che la materia non può essere creata o distrutta, ma solo trasformata.

Ed è la possibilità data al concetto di complottismo, che evidenzia il vuoto della democrazia, una ben temibile arma di depoliticizzazione di massa.

“Il complotto può essere la maschera del potere nel tempo del potere senza volto. “ ( estratto del libro “Il complotto al potere”)

La diatriba che si è scatenata contro le dichiarazioni del Ministro Crosetto ha fatto dire ad Elly Schlein :”Se ci sono degli elementi lo dica al Parlamento e alle autorità competenti per intervenire, se non ci sono ritiri immediatamente quello che ha detto”. Una fenomenologia comunicativa atta a confondere le idee?

Sicuramente stiamo vivendo un’epoca che sta realmente fiaccando l’animo umano. Anni senza tregua, dalla pandemia a livello mondiale, alla guerra in Europa, il riaccendersi in modo cruento della guerra tra Palestina e Israele con un’economia sempre più precaria. In queste situazioni complesse da comprendere, può insinuarsi la facilitazione di una comunicazione atta al complotto, ovviamente ben alimentato dalla velocità delle notizie e dei media.

Attacco alla Magistratura, crisi politica del Governo, oppure sollecitazione del populismo complottista?

Umberto Eco nel 1961 fu chiamato a studiare un fenomeno che stava diventando di massa, la televisione. Scrisse la prima critica televisiva, prendendo a modello un personaggio divenuto velocemente icona di grandissimo successo del teleschermo, l’uomo più amato, guardato, imitato e ammirato: Mike Bongiorno. Nacque Fenomenologia di Mike Bongiorno, che rileggendola, possiamo nel tempo applicare a situazioni e nomi odierni, nel quale il populismo si riconosce, stuzzicando inevitabilmente la dualità umana, di chi è a favore e di chi e’ contro.

“Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità, pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello. Nessuna religione è mai stata così indulgente coi suoi fedeli. In lui si annulla la tensione tra essere e dover essere. Egli dice ai suoi adoratori: voi siete Dio, restate immoti. Osservando il campo dei fenomeni quantitativi, la media rappresenta un termine di mezzo, e per chi non vi si è ancora uniformato, essa rappresenta un traguardo. Invece, nel campo dei fenomeni qualitativi, il livellamento alla media corrisponde al livellamento a zero. Un uomo che possieda tutte le virtù morali e intellettuali in grado medio si trova immediatamente a un livello minimale di evoluzione. La medieta’ aristotelica è equilibrio nell’esercizio delle proprie passioni, è il giusto mezzo tra due vizi, uno per eccesso e uno per difetto, retto dalla virtù della prudenza. In fondo la “ gaffe”, il contesto sbagliato, nasce sempre da un atto di sincerità non mascherata; quando la sincerità è voluta non si verifica la gaffe ma si da vita ad una sfida a una provocazione; la gaffe, continua Eco, ( quella in cui Mike Bongiorno eccelle, a detta dei critici e del pubblico) nasce proprio quando si è sinceri per sbaglio e per sconsideratezza. Quanto più è mediocre, l’uomo mediocre è maldestro. Mike Bongiorno lo conforta elevando la gaffe a dignità di figura retorica, nell’ambito di una etichetta omologata dall’ente trasmittente e dalla nazione in ascolto.»

(Umberto Eco 1961)

Ed eccoci all’attualità, la conseguenza di una massificazione mentale quale prodotto di un consumismo della notizia che esalta la mediocrità dei modelli ai quali gli spettatori vengono costantemente invitati ad uniformarsi.

Quindi il potere dell’informazione e della comunicazione, che troppo spesso non viene nemmeno dibattuto come fondamentale strumento per debellare l’ignoranza, e generare maggiore consapevolezza per responsabilizzare gli utenti, può cambiare in meglio solo se cambiamo le regole di accesso all’informazione.

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