“Coloro che possono immaginare qualsiasi cosa, possono creare l’impossibile.” ( Alan Turing, padre dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale)

Una parte importante dell’evoluzione della nostra società globale dipende dalla comunicazione, dal linguaggio e dalla tecnologia, dalla loro conoscenza e dal loro buon uso. Metaverso e Intelligenza artificiale non sono la stessa cosa, l’intelligenza artificiale, chiamata IA è una tecnologia che si basa su un sistema di intelligenza creato attraverso l’uso di algoritmi e dati, e sopratutto non deriva dalla diffusione delle cyberscienze scoperte negli ultimi anni ma hanno un lontano passato.
Il metaverso è un ambiente virtuale in cui gli utenti che vi accedono possono interagire e comunicare tra loro. È un’evoluzione un’espansione di Internet, atto ad aumentarne l’immersività tramite l’uso di ambientazioni tridimensionali e avvalendosi anche di visori per aumentare la realtà virtuale. Difficile fare un confronto tra di loro, sono tecnologie molto diverse e con scopi differenti.
L’intelligenza artificiale definisce l’illusione di spazio – tempo?
Sant’Agostino nel libro XI delle Confessioni, nel volume dedicato al Tempo diceva che passato, presente e futuro sono tre “illusioni” contenute ed esternate solo in ciò che esiste realmente per l’essere umano: il tempo presente.

Dove e come nasce l’intelligenza artificiale? Nasce con uno scienziato al quale il mondo deve molto: Alan Turing

La scienza ha fatto passi da gigante, ha permesso che la nostra mente, le nostre conoscenze si ampliassero verso mondi infiniti, ma fu Alan Turing nel 1950 ad applicare i concetti matematici e la crittografia ai computer digitali, fu il primo.
Grazie alla sua ricerca nelle relazioni tra macchine e natura, riuscì a creare il campo dell’intelligenza artificiale. Praticamente possiamo definirlo il precursore dell’invenzione dei computer e dell’ innovazione che siamo abituati a conoscere oggi. Nel 1956 si tenne a Dartmouth, nel New Hampshire, negli Stati Uniti d’America, il primo simposio sull’intelligenza artificiale, la quale successivamente fu riconosciuta come scienza dalla comunità internazionale degli studiosi.
Erano gli anni sessanta del XX secolo.
Alan Turing ebbe l’idea geniale di “spezzare” l’istruzione da fornire alla macchina in una serie di altre semplici istruzioni; era convinto che si potesse sviluppare un algoritmo per ogni problema. Un processo molto similare da quello che viene affrontato oggi. Nel 1969 Turing, rese pubbliche le sue ricerche riguardo la concreta possibilità che si potessero creare macchine capaci di simulare i processi del cervello umano.
Era nato il concetto di ” intelligenza artificiale“. Ma la banalità del male è sempre pronta ad intervenire, Turing, era omosessuale e nella Londra anni cinquanta si veniva processati, l’omosessualità era perseguita penalmente. In quel tempo non molto lontano da oggi, già così pregno di tecnologia futura, si doveva scegliere tra la castrazione chimica con gli estrogeni oppure il carcere. Lo scienziato scelse la prima soluzione, ma dopo un anno di assunzione di farmaci e la forte depressione conseguita non ce la fece più. Con il cambiamento subito anche fisicamente Turing decise di iniettare del cianuro in una mela e rendere reale il maleficio di Biancaneve, dette un morso e tutto finì. Se ne andò dalla vita che lo aveva sfruttato, offeso e condannato ad una lenta morte. Il 7 giugno del 1954 a soli 42 anni Alan Turing mori’ lasciando “un enigma” divenuto simbolo: “una mela morsicata”.

Steve Jobs creando una mela morsicata quale logo di Apple, volle rendere onore e memoria al padre dell’informatica e dell’Intelligenza Artificiale Alan Turing? Chissà…
Dopo più di sessanta anni, l’intelligenza artificiale è oggi ampiamente utilizzata in quasi tutti i campi della vita degli esseri umani, è utilizzata allo scopo di superare le prestazioni del cervello umano, vengono studiate le reti neurali applicate nell’ambito del “Deep Learning”, cioè l’apprendimento approfondito di reti neurali artificiali in grado di analizzare automaticamente dati come immagini, video, audio o serie temporali, ossia gli eventi accaduti nel tempo. Un rapido progresso che sta superando le prestazioni degli esseri umani.
Sembra strano? Pericoloso?
Ricordiamoci che tutti noi usiamo un computer, un telefono, facciamo acquisti online o semplicemente usiamo social per foto, video e ricordi. Ebbene le Deep Learning, le Machine Learning ci permettono di : • identificare gli oggetti nelle immagini del computer, trascrivere il parlato in un testo, analizzare e selezionare gli interessi degli utenti online, analizzare i dati che sviluppano e ottimizzano i risultati delle ricerche sugli ampliamenti e miglioramenti delle città, fino al concetto di sicurezza tramite il riconoscimento facciale. Ed è per gli infiniti usi che si possono fare dell’intelligenza artificiale, che è stata ampiamente discussa nei campi della scienza, della tecnologia militare, dell’industria e nel comparto dell’etica.

Parlo di etica perché la manipolazione della comunicazione esiste da sempre, fin dai tempi degli “agentes” romani, agenti segreti che si infiltravano nel sistema nemico, oppure manipolavano, come nel caso di Marco Antonio che subì probabilmente una damnatio memoria, a causa delle lotte di potere politico e per essere caduto nella trappola di una comunicazione errata. Grazie ad avergli fatto credere che la sua amata Cleopatra si era suicidata, Marco Antonio cadde, e con la sua morte, nel 27 A.C. fu instaurato da Augusto il Principato, il quale segnò il passaggio dalla forma repubblicana a quella autocratica dell’Impero.
Da sempre dunque, non è facile poter riconoscere un punto di equilibrio.
Le epoche sono trascorse, e il popolo pensa sempre di più di essere libero nelle sue scelte, ma ogni causa ha un effetto, ogni parola determina la nostra realtà.
Ovviamente da quando esistono i social si sono moltiplicati i linguaggi, i pensieri, il “ salotto virtuale” è divenuto unico e globale, ma con infiniti linguaggi da interpretare. Basta pensare ai cosiddetti “leoni da tastiera”, gli “odiatori”, gli haters che vedono solo su uno schermo, una realtà quotidiana diversa, alterata dalla loro percezione. Non comprendendola, attaccano la diversità, creando un meccanismo perverso vecchio quanto l’essere umano. Chi studia e comprende la comunicazione, in tutte le sue forme, ben conosce le tecniche e le teorie che permettono di condizionare il pubblico senza che questo se ne accorga. L’esempio più banale e’ la pubblicità, sia quella palese che quella occultata. A chiunque di noi che abbia un telefono, sarà capitato di essere in una stanza, non toccare il dispositivo, avere una conversazione che include una qualsiasi parola, chiave per gli algoritmi, per avere il giorno dopo sul telefono, un’infinità di pubblicità che ti propone una soluzione alle parole che hai citato. Grazie all’intelligenza artificiale gli esperti di marketing hanno a disposizione enormi quantità di dati praticamente in tempo reale per definire meglio i contenuti delle campagne di comunicazione. I dati sono analizzati dalla BI, Business Intelligence, algoritmo in grado di trasformare i dati in informazioni e le informazioni in conoscenza. Praticamente la BI è la capacità di vedere il passato, il presente e il futuro di un’azienda attraverso l’analisi dei dati, i quali non sono più degli scritti da interpretare bensì è la capacità di analizzare attraverso la visualizzazione dei dati. Ormai ben sappiamo che il pensiero nasce dall’immagine e poi diviene parola.
Tornando ad una sfera più vicina,
il telefono ha un ruolo base, perché ci ascolta, e chi mi parla di privacy credo che non sappia che da decenni praticamente non esiste. Il telefono di nuova generazione è un orecchio molto grande che può funzionare nel bene e nel male. Ancora una volta scrivo che; non esistono cattivi strumenti, ma solo buoni suonatori.
Praticamente è la famosa triade: Problema, reazione, soluzione. Si crea un problema, si osserva la reazione ed eventualmente viene trovata la soluzione, molto spesso da chi ha generato il problema. È una comunicazione che immette un’azione sia nel piccolo che nel grande, sia in una coppia, famiglia, piccole comunità o grandi società. È una comunicazione finalizzata a cambiare la percezione o il comportamento dei soggetti a volte usando modelli e metodi anche subdoli o ingannevoli per guidare le nostre scelte.
Ovviamente è il contesto e le motivazioni che determinano il bene o il male di un atto persuasivo che comporta un’influenza esterna.
Tutti noi ricorriamo alla tecnologia di piccoli strumenti ormai abitudinari nel nostro quotidiano. Come il Bluetooth e Alexa o altri dispositivi a servizio delle nostre richieste, sicuramente facilitate, rese accessibili. Ebbene ci sono vari casi che alla nostra apparenza, ci fanno fare una risata, come quello della ragazza che per “ scherzo” ha chiesto al dispositivo Alexa del suo ragazzo, dove lui si trovasse in quel momento. Alexa, che era collegata via Bluetooth al telefono del ragazzo ha rivelato che era in un’altra casa, di una amica che era poi l’amante. Ecco su questo possiamo farci anche una risata, ma provate ad estenderlo a livelli più alti, dallo spionaggio industriale fino ai conflitti asimmetrici che comunque dispongono, non certo di semplici dispositivi come Alexa, ma di attrezzature sempre più complesse che l’uomo ha la presunzione di poter controllare in tutte le sue sfaccettature, ma chi detiene il vero potere della comunicazione può alterare a suo favore.
Lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole.
Quindi se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole.
È sempre esistita la comunicazione, il linguaggio, la crittografia, l’arte di nascondere e voler manipolare , fino a racchiudere un pensiero ed una corrente di esso, nel simbolo e nell’immagine anche per non finire sul rogo quale eretico o oggigiorno “ complottista”. Il grande Shakespeare, sapiente conoscitore dei vizi e delle virtù umane, nei racconti d’inverno diceva che: “ Eretico non è chi brucia sul rogo eretico è chi lo accende” , il concetto di manipolazione della comunicazione era già ben chiaro
La percezione individuale non corrisponde ovviamente con ciò che viene comunicato, entra in gioco la polarità umana, la dualità della nostra mente binaria, le bias cognitive ( termine neurologico che viene dal greco “ tiro obliquo” ) che ci portano ad una separazione. Nasce il famoso contrapposto che poi fa il gioco di chi vuole che accada lo scontro, anzi fomenta la comunicazione in modo da creare due schieramenti che si contrappongono in continuazione.

Sono i cambi dello stato di grado: un bicchiere di acqua resta tale, se c’è grande caldo si trasforma in vapore, con molto freddo si trasforma in ghiaccio ma a generare ciò, rimane sempre un bicchiere di acqua. Comprendere cosa sia la comunicazione, e gli strumenti che servono ad essa, è una competenza sempre più necessaria per decodificare il mondo quotidiano nel quale siamo immersi, senza la comunicazione adeguata, non può svilupparsi nessun rapporto, sia nel piccolo che nel grande. Ogni individuo non riuscirà a svilupparsi eticamente e soprattutto a comprendere la verità.
Già la scienziata Rita Levi Montalcini, neurologa, aveva ben intuito il problema che oggi è palese:
“ le persone di oggi si illudono di essere pensanti. Il linguaggio e la comunicazione danno loro l’illusione di stare ragionando.
Ma il cervello arcaico, maligno, è anche molto astuto e maschera la propria azione dietro il linguaggio, mimando quella del cervello cognitivo.
Bisognerebbe spiegarglielo.”

La comunicazione, il linguaggio e l’intelligenza artificiale AI, sono un “nuovo” campo complesso e interdisciplinare che comprende molti sottocampi e tecnologie diverse, come l’apprendimento automatico, l’elaborazione del linguaggio naturale e la computer vision. Questo può rendere difficile, per chi non è esperto del settore e della comunicazione, la comprensione dei concetti e della terminologia utilizzati anche semplicemente per descrivere l’IA.

L’elaborazione del linguaggio naturale (NLP) basata sull’intelligenza artificiale ci consentirà di comunicare in un linguaggio naturale, rendendo la comunicazione più efficiente, ma deve essere compreso il cambiamento che è in atto da già da tempo, visto che è abbondantemente presente nella nostra vita di tutti i giorni. Pensate, ad esempio, ai sistemi di riconoscimento vocale utilizzati dagli smartphone: funzionano con gli algoritmi dell’Intelligenza Artificiale. L’intelligenza artificiale è quindi ormai molto diffusa in tutti gli ambiti, da quello medico a quello economico, finanziario, politico, militare, sociologico ecc. uno “strumento” da comprendere e non demonizzare.