Ipermestra : “Il cuore dell’uomo ingrato assomiglia alle botti delle Danaidi: per quanto bene tu vi possa versare dentro, rimane sempre vuoto.”

Il mito delle Danaidi ci racconta che furono condannate da Zeus a espiare la loro colpa versando in eterno acqua in un vaso senza fondo.

Il mito evidenzia che il cuore ingrato è come una di quelle anfore o botti: non è mai sazio e mai sa riconoscere il dono che ha ricevuto.

Questo raccontavano gli antichi greci e poi i Romani e Luciano, scrittore nato in Siria attorno al 120 e morto dopo il 180. E poi ancora il Boccaccio, Metastasio e Vivaldi. Le 50 figlie di Danao erano state spinte dal padre a uccidere i loro mariti, i 50 figli di suo fratello Egitto.

Perché i Greci venivano chiamati Danai?

Danai è un termine usato come sinonimo di Greci, i quali facevano parte dei Popoli del Mare. Letteralmente significa “la stirpe di Danao”. Secondo la leggenda Danao era il re di Libia, fratello gemello di Egitto, re dell’Egitto. Dopo varie vicissitudini scappò dal fratello verso occidente, approdando ad Argo in Grecia.

Nessuno inventa nulla. “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma, “Nescit vox missa reverti”, ( la parola detta non sa tornare indietro) era una locuzione latina di Orazio, tratta dall’Ars poetica, ma già Eschilo, nato a Eleusi, nel 525 a.C. , nella sua Trilogia composta da “Le Supplici e Gli Egizi”, mette in evidenza il Mito delle Danaidi, le cinquanta figlie di Danao, re di Argo. Una tragedia che evidenzia la pietà e il concetto di amore, ma non puro e spontaneo, bensì un misto di senso di oppressione maschile che porta Ipermestra a ribellarsi al padre, ma anche un senso del dovere che la donna nutre nei confronti di Linceo, alla quale sarà fedele per sempre perché la parola data non può più tornare indietro.

Un tempo il potere regale era conferito dalla regina, e il trono era matrilineare seppure con il subentrante patriarcato. il personaggio di Danao il padre delle 50 fanciulle, le costringe a sposare i cinquanta cugini, figli del fratello gemello Egitto. Ma su ordine del padre le figlie, le Danaidi assassinarono i loro mariti, tranne una che si ribellò “ Ipermestra”. Per consiglio di Artemide, Ipermestra salvò la vita di Linceo il quale aveva rispettato la sua verginità, e lo aiutò a fuggire. All’alba, Danao seppe che una delle figlie aveva disubbidito ai suoi ordini e la portò in tribunale affinché fosse condannata a morte; ma i giudici la assolsero. Linceo e Ipermestra poterono riunirsi e divenire marito e moglie.

Nella tragedia il padre di Ipermnestra, non subisce un’evoluzione positiva, al contrario si contorce nella propria ostinazione e minaccia di uccidere la figlia, unica tra le 50 figlie che gli ha disobbedito. L’amore Universale era il filo che univa le tre tragedie, e sarà proprio Afrodite, negli unici frammenti pervenuti a dirci: “Il sacro cielo sente il desiderio di penetrare la terra, la terra desidera le nozze: la pioggia, figlia del cielo, feconda la terra ed essa genera agli uomini le greggi e il frutto di Demetra, e i germogli di primavera maturano da queste umide nozze: di tutto ciò io sono la causa.”

Boccaccio inserirà la figura dell’eroina greca nel suo “De Mulieribus Claris”, interpretando la decisione di disattendere la volontà di Danao come espressione estrema della rettitudine morale della donna, diversa dalle sorelle che invece compiono la strage dei figli d’Egitto. Il padre diviene qui esclusivamente carnefice che tenta di «allungare la sua vecchiezza con le piaghe dei viventi figliuoli».

Metastasio si ispirò ai versi di Eschilo, e di Boccaccio per scrivere la sua Ipermnestra, con i famosi versi: “Voce dal sen fuggita poi richiamar non vale: non si trattiene lo strale, quando dall’arco usci’ “. È sempre la parola che scagliata come la freccia di un arco, non può essere più fermata.

Anche Antonio Vivaldi volle cimentarsi nel raccontare in musica il mito, tanto che Ipermestra fu la seconda opera commissionata dal teatro della Pergola di Firenze a Vivaldi nel carnevale dell’anno 1727 dal Grandica Giangastone dei Medici.

Ipermnestra non è solo l’ennesimo modello greco specchio di un femminino asservito al maschio, anzi, attraverso la sua scelta consapevole la donna si pone su un piano superiore anche rispetto alle sue sorelle, che ubbidiscono ciecamente alla volontà paterna e per questo verranno condannate dagli dei. Invece Ipermestra dimostra d’essere, pur nello spazio limitato assegnatole dalla vita, interamente libera. Un vetro romano, conservato nel museo di Colonia, è l’unica ma sicura rappresentazione figurata del mito di Ipermnestra.

Ipermestra scrive a Linceo. Miniatura di Robinet Testard tratta da un suntuoso manoscritto delle Heroides di Ovidio nella versione tradotta in francese dal poeta Octavien de Saint-Gelais. Bibliothèque nationale de France.

Lascia un commento