La chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma, la Chieda del Gesù, fu costruita nel 1551 per volere del suo fondatore. La chiesa nasconde molti scenari misteriosi, come una grande tela attribuita ad Andrea del Pozzo che rappresenta il Santo che riceve da Cristo il vessillo con il trigramma”IHS”. Il “mistero” è che ogni giorno alle 17,30, la tela, diviene un immenso sipario che scende grazie a un meccanismo a bilancieri e svela l’opera che si trova dietro. Una macchina barocca che definisce l’intera cappella come una sorta di teatro e che vuole rappresentare il percorso spirituale di Sant’Ignazio. La chiesa custodisce sorprendenti illusioni ottiche ad opera del genio di Andrea Pozzo, celebre autore di affreschi e trompe-l’oeil. Appena varcata la soglia della Chiesa, sul pavimento si possono ammirare le particolari geometrie dei marmi che portano al centro della navata in cui formano un cerchio. Da questo preciso punto, alzando gli occhi al cielo, si può ammirare il fantastico affresco con la Gloria di Sant’Ignazio (1685), sempre di Andrea del Pozzo, che tramite l’effetto di “sfondamento” o “quadratura” del soffitto lo fa sembrare alto il doppio di quanto sia realmente, offrendo agli occhi dello spettatore la simulazione prospettica di una seconda chiesa tridimensionale che “poggia” direttamente su quella reale. Ma c’è anche una cupola finta, il soffitto è piatto e al di sopra è stato applicato un dipinto prospettico su tela: è solo un’illusione ottica tridimensionale. Infatti, se da quel tondo sul pavimento ci si sposta lateralmente, la cupola assume tutt’altra prospettiva e perde completamente di significato.

Questo ingegnoso espediente venne ideato dal Frate pittore per sopperire alla mancanza di fondi destinati alla costruzione della cupola. Ma si dice anche che siano stati gli stessi abitanti del quartiere Campo Marzio a non volerne la costruzione. Essa, infatti, avrebbe oscurato il sole. Ma come non soffermarci sullo spettacolare Corridoio di Andrea del Pozzo. Costruito su disegno del matematico gesuita Orazio Grassi, in base ai progetti del Maderno, il frate pittore Andrea Pozzo, dipinse gli affreschi del corridoio che conduce alle quattro stanze della Casa professa dei gesuiti. Laddove, cioè, il santo Ignazio di Loyola visse i suoi ultimi 12 anni fino alla morte, datata 1556. Se all’apparenza sembra un corridoio di passaggio per accedere alle camere di Sant’Ignazio non è proprio cosi. Sono tredici metri e mezzo di corridoio, stretto e lungo, ma si ripropone la genialità di del Pozzo.
Mentre si cammina, ad ogni passo, l’affresco sembra muoversi intorno quasi fosse vivente e seguisse chi lompercorre: le travi dipinte sulla volta si curvano; le mensole che le sorreggono sembrano cadere; e le architravi sembrano piegarsi. In altre parole, le pitture dei miracoli del santo paiono deformarsi, trasformarsi in vere e proprie creature mostruose e il pavimento, comincia a diventare sempre più scosceso. Più si avanza in questo corridoio più l’ambiente cambia, praticamente seguendo i movimenti di chi lo percorre. Lo spazio trasfigurato del corridoio non dà solo l’impressione di essere più lungo, ma sembra camminare insieme a noi. Per questo, molti definiscono il corridoio, e l’effetto prospettico della sua architettura, come una sorta di pellegrinaggio ignaziano. Solo alla fine, dopo esservi sottoposti alla trasformazione e alla “magia” degli affreschi del Corridoio del Pozzo, si arriva alle stanze private del Santo.
