Calendimaggio l’Amor Cortese scritto e cantato. L’Occitania, Francesco d’Assisi, Dante e il latino d’Oc. Di Elena Tempestini

Pica de Bourlemont, proveniente dalla Provenza e madre di Francesco di Assisi.

Calendimaggio, canti, maggiolate e serenate. Maggio è il mese delle rose e della Madonna, con origini medievali, quando nel tentativo di cristianizzare le feste pagane in onore della natura e della dea Maia, si pensò che alla Madonna, la creatura più Alta, si potevano unire insieme i temi della natura e della Santa Vergine. Maggio, mese della Madonna, che nel medioevo simboleggiava “la mia donna”, come a Parigi la meravigliosa “Notre Dame” è un dono che significa “Nostra Signora”. Ovunque la Madonna viene chiamata Nostra Signora, per gli Etruschi era la Dea Turan che significava “La Signora”. Nell’antica Roma era la dea Maia e sempre a lei erano dedicate anche le rose. La dea Maia veniva festeggiata il primo Maggio, ed è a lei che si attribuisce la radice “Ma” come Madre, radice che appartiene anche al nome di Maria.

Mosaico dell’antica Roma raffigurante la dea Maia

Alla fine del primo millennio, intorno al 960, in tutte le terre occitane, terre che si estendevano dal sud della Francia fino ai piedi dei Pirenei, vi erano i menestrelli, i trovatori, cioè coloro che erano compositori ed esecutori della poesia musicale. Le opere trobadoriche sono note principalmente attraverso le raccolte manoscritte che presero il nome di “Canzonieri”.

Dall’Occitana, precisamente dalla Provenza proveniva la madre di Francesco di Assisi, la nobildonna Pica de Bourlemont, probabilmente di religione Catara, dalla quale Francesco prese il concetto di servizio ai poveri e rifiuto della proprietà. In terra d’Occitania si parlava, e sopratutto si scriveva l’antico “latino d’oc“, il vero archetipo di tutte le lingue padane, del provenzale, del catalano, dell’aquitano, ed ovviamente delle forme moderne di occitano e linguadoca. Dante scriverà nella “Divina Commedia” dei versi in lingua Occitana che farà dire a Arnaut Daniel, il grande trovatore che poetava in lingua d’oc. L’aver messo nel suo poema otto versi in lingua occitana fu un grande atto di coraggio per il Sommo Poeta, un atto che oggi forse non comprendiamo. Non fu solo un gesto di ringraziamento ad una lingua che fu la prima poesia europea in volgare, ma con quei versi, Dante prende una posizione importante e si schiera dalla parte dei vinti e non da quella dei vincitori, per evincere i valori condivisi tra il Sommo Poeta e il messaggio di Amore Universale dei trovatori. Vi era “l’anima austera e segreta della raffinatissima civiltà dei trovatori” scrisse Denis de Rougemont, saggista e filosofo svizzero. Ai tempi era in atto una feroce persecuzione e Dante era costretto a esprimere il suo pensiero con molta attenzione, celandolo tra le righe:

Tan m’abellis vostre cortes deman,

qu’ieu no me puesc ni voill a vos cobrire.

Ieu sui Arnaut, que plor e vau cantan;

consiros vei la passada folor,

e vei jausen lo joi qu’esper, denan.

Ara vos prec, per aquella valor

que vos guida al som de l’escalina,

sovenha vos a temps de ma dolor!».

(Purg.XXVI, 140-147)

Arnaut Daniel, e le terzine Provenzali

È l’Amore Universale che Dante nell’XI canto del Paradiso parlando di Francesco d’Assisi, descriverà nelle nozze mistiche con “Madonna Povertà” . Perché tutti gli ordini religiosi hanno per “amante” la povertà, ma solo uno, Francesco, avrà l’Amore di sposarla.

Nozze mistiche di Francesco e Madonna Povertà, Basilica di Assisi

È così sarà Beatrice, simbolo d’Amore, Sapienza e ansia eterna di Bellezza. Nel “Convivio”, Dante scriverà che l’amore per una donna, diventerà amore per il sapere, per la conoscenza, incarnata e incontrata proprio nel mese di maggio, in casa del padre di Beatrice, Folco Portinari.

Convivio significa “banchetto”, questo perché lo scopo di Dante era quello di donare il “cibo della sapienza” a coloro che non se lo potevano permettere. Il poeta voleva inserire nell’opera tutti i temi della cultura del tempo, inerenti alla filosofia, alla teologia e alla politica.

Ma già in Occitania, cento anni prima che Dante scrivesse la Commedia, un menestrello, Raimbaut de Vaquerais , scrisse una poesia composta per essere cantata con l’accompagnamento di una musica ritmata e allegra sulla quale era ed è possibile ballare: “Kalenda Maya”, dedicata alla più bella e coraggiosa Dama di Corte di nome Beatrice, colei che Raimbaut de Vaquerais non toccherà mai fisicamente, ma verso la quale il menestrello si porrà al suo servizio con la stessa dedizione con cui un cavaliere della tavola rotonda servirebbe la sua dama: Amore fu, era l’Amor Cortese.

Kalenda Maya Branduardi

l’Occitano antico era la lingua dei poeti, ed essendo, al tempo, tutte le poesie provviste di musica, i poeti erano compositori ed esecutori di musica. Lo stesso italiano può essere considerato una variante dell’occitano antico, come lo sono il catalano, l’occitano moderno, il provenzale, la linguadoca, e molte lingue locali, quali il piemontese. Assisi ha scelto la dimensione medievale come seme delle proprie radici e della propria memoria storica. Questo “vissuto” medievale esplode nel Calendimaggio che possiamo trovare in quasi tutte le nazioni europee.

Ma è proprio ad Assisi che ancora oggi è tenuta viva la festa del Calendimaggio.

La città di Assisi è divisa in due parti: la “Nobilissima Parte de Sopra” e la “Magnifica Parte de Sotto”, ciascuna delle due formata da tre terzieri che ogni anno si sfidano dando vita al “Calendimaggio”, un rito medioevale reale che lega il passato al futuro. A maggio si celebrava la rinascita, il ritorno alla vita della natura dopo la sua morte durante l’inverno. Vita della terra e vita delle donne e degli uomini che sulla loro terra vivevano. Negli Anni Venti del secolo scorso, la città di Assisi ha riportato in luce questi riti. Sospesi durante la guerra, sono ricominciati negli anni cinquanta e mai interrotti fino all’arrivo Covid. Dal 4 al 7 maggio del 2022 sono riprese le celebrazioni.

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