Scompare a 93 anni la stilista britannica che 60 anni fa diede vita a uno dei capi più moderni e femministi di sempre. Amato ancora oggi dalle donne di tutto il mondo.

Christian Dior criticava la gonna corta perchè metteva in mostra l’antiestetico ginocchio di tutte le donne, ma erano gli anni dove Londra era l’ombelico di una nuova ventata di primavera. L’automobile Mini Cooper era il simbolo di quella libertà che premeva sull’accelleratore.
“E’ stato dato a pochi fortunati di essere nati nel tempo giusto, nel posto giusto, e con i talenti giusti. La moda di oggi è fatta di tre persone: Chanel, Dior e Mary Quant.” (Ernestine Carter)
“Non avevo il tempo di aspettare la liberazione delle donne, e così ho fatto da sola”. Figlia di due professori universitari, destinata a diventare a sua volta insegnante, rifiuta il tranquillo destino che la famiglia ha scritto per lei e a 16 anni va a vivere da sola a Londra. Qui conosce quello che diventerà suo marito, Alexander Plunket Greene, rampollo di una nobile famiglia inglese. Con lui conduce una vita da “Bohémien” e, nel 1955, comprano casa in uno scantinato, aprono un ristorante, e al primo piano una boutique Bazaar. La casa era sulla King’s Road. Mary Quant propone capi che compra all’ingrosso, ma in pochi mesi disegna e produce la moda che lei stessa crea per le sue clienti. Impara, studia, segue corsi serali per tagliare e modellare le stoffe stampate, secondo un nuovo linguaggio e una nuova idea di femminilità. Nel suo negozio inizia una vera rivoluzione sociale: si possono bere “free drinks”, ascoltare musica a tutto volume e rimanere a chiacchierare fino a tarda sera.
Mary Quant non si è limitata a creare un dettaglio di abbigliamento, con le sue idee e la sua creatività, ha avviato un nuovo modo di vivere, di comprare e di indossare le giornate quotidiane. È lei che abbina e crea le calze colorate a vista, i pantaloni, gli abiti a sacchetto, i capelli corti con le frange lunghe, i caschetti corti e gonfi di Vidal Sassoon il Parucchiere stilista che ha inventato il “bob cut”, tutti simboli della stagione di emancipazione femminile.

Il Sessantotto arrivò in quel clima con la sua carica sociale rivoluzionaria portandosi dietro l’amore libero, la pillola anticoncezionale, i capelli lunghi, e i jeans, era nata un’ideologia di libertà e non una dottrina economica.
Il 15 Aprile 1966 un articolo del “Time” coniò il termine “Swinging London” per sancire uno stato di fatto: Londra era la città dove tutto si muoveva, la capitale indiscussa della musica, della moda, dell’arte. Non solo la minigonna di Mary Quant, ma anche la musica dei Beatles, il fenomeno cinematografico di James Bond: tutto ciò che era di tendenza partiva da Londra e tutto ciò che partiva da Londra faceva tendenza.
“La snobberia non va più di moda, e nel mio negozio potrete trovare duchesse e segretarie che si accalcano per comprare lo stesso vestito.” (Mary Quant)
A conferma della sua importanza nella storia del costume, nel 2019 il “Victoria & Albert Museum” di Londra ha dedicato a Mary Quant la prima retrospettiva internazionale. La mostra, curata da Steph Wood e Jenny Lister, ripercorre gli anni dal 1955 al 1975 ed esplora la rivoluzione lanciata da Quant nel campo della moda, influenzando non solo il mercato britannico, ma anche quello mondiale. Mary Quant era animata dall’idea che la moda non solo non fosse “frivola”, ma una possibilità per essere accessibile a tutti in quanto parte essenziale dell’essere vivi. La stilista cavalcò l’onda della nuova emancipazione femminile affermandosi nel mondo dell’imprenditoria, esportando il suo marchio negli Stati Uniti. Nel 1966 ricevette la prima onorificenza di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico.
In fin dei conti la creatività, per chi riesce a farne uno stile mondiale, è la dimostrazione che l’intelligenza si diverte, è la rivoluzione più grande e più pura di tutte, e che piaccia o non piaccia, costringe tutto il resto del mondo a seguire i suoi passi.
