La domenica delle Palme: La Palma e la vittoria

“Il giusto fiorirà come la palma, Crescerà come il cedro nel Libano. Nell’estrema vecchiezza ancor frutteranno, E saranno prosperi e verdeggianti. “

A volte la storicizzazione dei miti è necessaria per fare chiarezza, per conoscere l’origine che ci appartiene attraverso i secoli, e per curiosità. È opinione comune considerare la mitologia come un ‘sottoprodotto’ culturale; a rinforzare tale convinzione concorre la stessa concezione di mito, inteso come idea, immagine o avvenimento di costruzione astratta, in netta contrapposizione al mondo materiale. Da una parte abbiamo un mondo ancorato alla ragione (quello stabile e rassicurante della scienza e dell’esistenza quotidiana), dall’altra una dimensione mitologica, apparentemente caotica, illogica e priva di regole.

L’etimologia del termine “mythos” rivela un significato più autorevole essendo legata, oltre che al concetto di narrazione, anche a quello di parola fondante, di verità di cui ogni esperienza umana è il riflesso. Non è un caso che, in quasi tutte le tradizioni, in tutte le culture, l’immagine dell’asse del mondo sia rappresentata dalla natura, da alberi cosmici’, tra cui i più importanti sono la quercia, il frassino, la betulla, il faggio, il cedro e la palma; queste piante catalizzano un centro, uno spazio sacro ideale, frutto dell’unione tra cielo e terra, e rappresentano un punto di congiunzione tra la realtà materiale e quella spirituale. C’è fin dall’antichità un’ analogia tra il regno vegetale e l’essere umano, secondo un processo di significazione generato dalla tripartizione della pianta in radice, fusto-foglie e fiore-frutto, e nella rispettiva proiezione speculare rovesciata del corpo umano, suddiviso in testa-torace e addome: visione introdotta anche da Goethe nel suo saggio “la Metamorfosi delle Piante” .

“Perchè di tutti gli alberi, questo solo produce un nuovo ramo a ogni novilunio, così che nei dodici rami l’anno è completo ” (I Geroglifici 1,3) . La palma del martirio si incontra su epigrafi sepolcrali, sarcofagi, affreschi, lastre e stemmi spesso unita al monogramma di Cristo. La pianta è anche immagine di Maria, madre di Gesù con riferimento al brano del Cantico dei Cantici : “La tua statura rassomiglia a una palma e i tuoi seni a grappoli

Cantico dei Cantici

ma anche alla Dea cartaginese Tanit, simboleggiata con una palma con due serpenti, un chiaro riferimento al culto della Dea Madre e Albero della vita.

dea Cartaginese Tanit

La domenica delle Palme, è l’allegoria del giorno della vittoria, dell’ascesa, della rinascita e dell’immortalità dell’essere umano. Un tempo il linguaggio era simbolo per tutti: La palma è un’iconografia rappresentata in epoca greco-romana, nella mano della Nike di Efeso, la dea della vittoria, raffigurata con una palma e una corona di alloro

Nike di Efeso dea della vittoria

così come la vediamo incisa sulle medaglie olimpiche

come fiorirà la palma così farà il giusto: la palma è legata al sogno premonitore di Rea Silva che vide due palme di smisurata grandezza ergersi fino al cielo, fu presagio della nascita di Romolo e Remo. La palma ha una forma che richiama i raggi del sole: in Egitto il dio Thot è rappresentato intento a contare gli anni sulle foglie di palma, in quanto a ogni lunazione essa produce una nuova foglia. La palma simboleggia la pace, la rinascita, ma è una pianta che noi non abbiamo geograficamente, per questo fu sostituita con l’Ulivo, quale albero della vita, simbolo dell’immortalità dell’anima. Conoscere la palma e le sue caratteristiche ha un grande significato. La palma ha una continua crescita interna, La vita della palma, la sua energia vitale, risiede in una colonna che si trova al centro del tronco. La parte esterna può essere staccata, tagliata, graffiata, ma internamente, la palma continuerà a crescere verso l’alto, poiché la copertura è il sostegno e la protezione della vita, la linfa interna della pianta stessa che continua a scorrere. La quantità e la qualità del suo frutto, saranno determinate dal successo della crescita e della energia interiore al tronco.


È Domenica, Gesù entra nella città santa di Gerusalemme seduto su un asino, accolto da una folla festante che agitava foglie di palma”. Gesù non entra trionfante sopra un cavallo come spetterebbe a un re per mostrare il suo potere, sceglie di essere trasportato dall’animale più umile e servizievole, ma che si può trovare in tutte le rappresentazioni più antiche, un Asino. L’Asino simbolo della mente, ma quella parte “razionale” più terrena, la parte che cede con facilità al nostro “chiacchiericcio” interno, al caos e rumore che procurano i nostri pensieri, che immette paura, che spesso ci limita nelle nostre più nascoste possibilità: i nostri doni, i TALENTI.
Sventolare le palme o l’Ulivo quale segno di Vittoria della vita sulla morte.

Tutti noi, siamo come l’araba fenice che riesce a risorge dalle sue ceneri, si muore al vecchio per risorgere al nuovo.

Giotto: L’Ingresso a Gerusalemme è un affresco (200×185 cm) di Giotto, databile al 13031305 circa e facente parte del ciclo della Cappella degli Scrovegni a Padova. È compresa nelle Storie di Gesù

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