Gli Etruschi furono sicuramente abili agricoltori e dediti alla pastorizia. Poche sono le fonti che abbiamo a disposizione per approfondire la loro alimentazione. Abbiamo a disposizione delle testimonianze letterarie di greci e latini che parlano di prodotti alimentari e agricoltura. Sappiamo tramite il filosofo e storico Posodonio che gli Etruschi due volte al giorno apparecchiavano sontuose mense.I principali alimenti erano derivati da suini, ovini, pollame e cacciagione e sicuramente legumi e frutta. In scavi di insediamenti Etruschi sono stati rinvenuti semi di noccioli, ghiande, olivo, fico, orzo, prugna e addirittura resti di fave.
La loro cucina era sicuramente basata su aglio che cresceva spontaneamente nelle zone ombrose e cipolla ritenuti da loro, alimenti curativi, afrodisiaci e stimolanti. La cipolla veniva usato in modo moderato dai nobili esclusivamente cotta al contrario della servitù che ne faceva uso smodato e cruda condita con poco sale. Anche il porro o Allium orrum era usato nella cucina popolare delle lucumonie dell’Etruria, conosciuto come pianta tipica mediterranea con sapore meno forte e più delicato dell’aglio. Per insaporire e togliere il sapore selvatico dalla selvaggina. Gli Etruschi usavano molto le foglie di alloro, che cresceva spontaneo nei “boschi” come testimonia uno studio di un paese della provincia di Arezzo di un “lauretum” ovvero un bosco di alloro!
Cosa mangiavano gli Etruschi?
Purtroppo le notizie giunte a noi sono poche e frammentarie ma sicuramente nei tempi antichi mangiavano minestre di cereali e legumi, zuppe a base di verdure che crescevano spontanee. Per le frittelle o le focacce, venivano usate le farine di cereali. La carne veniva bollita o arrostita, condimento per tutti i cibi, l’ottimo olio di oliva. Gli Etruschi amavano banchettare. Il banchetto o convivio, aveva per gli Etruschi un doppio significato:
– Religioso (veniva celebrato in occasioni di cerimonie funebri);
– Sociale (veniva offerto da appartenenti a una classe agiata, in segno di ricchezza).
Una figura molto importante durante i convivi era il “direttore di mensa” che aveva il compito di vigilare sul buon andamento e riuscita del convivio. Un moderno Maitre d’Hotel dei tempi nostri!
Solitamente la prima parte del banchetto, del rito che amavano condividere uomini e donne, si apriva con l’uovo poi con le carni arrostite, i volatili, porchette ripiene di vari animali, pesci d’acqua dolce e di mare, molluschi. La seconda era un trionfo di dolci, con frutta fresca o essiccata, torte a base di formaggi, miele e uova. Ed ora alcune ricette per… provare la cucina degli antichi Etruschi.
Ricette etrusche
Miele fritto
Sbattere in un recipiente 250 gr. di latte cagliato con 3-4 cucchiai di miele e sale (qb.) aggiungendo poco alla volta della farina setacciata fino ad ottenere un impasto da stendere.
Dopo averlo steso, ricavate dei dischi rotondi di circa 1/2 cm. di spessore e friggeteli in olio d’oliva.
Disponeteli su carta assorbente e serviteli caldi addolciti con un po’ di miele.
Favata
Sgranate delle fave piccole e fresche e fatele cuocere in tegame dove avrete fatto insaporire un porro (solo il bianco) e qualche fettina tagliata a dadini di guanciale.
A meta cottura (circa 4-5 minuti) aggiungete un trito di timo e alloro bagnando con vino bianco.
Portare a cottura. (ricordarsi che le fave cuociono in fretta!)
Prima di servire aggiustare di sale e pepe nero macinato al momento.
Terrina di cipolle e uova
Affettate delle cipolle (tagliate a anelli sottili), e fatele soffriggere in olio di oliva.
Salate. qb.
Disporre le cipolle così preparate in una teglia a bordi alti o una terrina, coprite il soffritto con un leggero strato di farina di farro senza mescolare.
Rompete sulla preparazione delle uova fresche (cercando di farle rimanere intere).
Cospargete di cacio fresco grattugiato e infornate a 180° (forno preriscaldato) fino alla completa cottura delle uova.
Servite con leggero prezzemolo tritato e pepe nero macinato al momento.
l’insalata di farro.
Come condimento aggiungevano capperi, sedano, aceto, filetti di acciughe e spicchi d’aglio.
La farina di farro era utilizzata anche per preparare dei biscotti con miele, olio d’oliva e semi di finocchio.
Mulsum il vino speziato
Versare il vino a temperatura ambiente in un recipiente molto largo e capiente (una grande boule) ed aggiungere g. 125 di miele di timo per ogni litro di vino: Columella consiglia di riscaldare il miele prima di versarlo ma, a meno che non vogliate privilegiare una bevanda calda, non lo riteniamo necessario con i vini odierni, anche per evitare che il calore ne possa corrompere la struttura.
Con una frusta di metallo sciogliere completamente il miele fino a ottenere un vino di liquidità assolutamente uguale all’originario; l’uso di un cucchiaio o di una forchetta non ottiene lo stesso risultato, e si rischia di lasciare grumi.
Aggiungere, sempre mescolando a lungo con la frusta, il pepe macinato (orientativamente un cucchiaio da minestra per litro di vino) fino a quando assaggiando il vino non si senta il gusto del pepe ritornare leggermente al palato qualche secondo dopo aver deglutito la bevanda.
Versare di nuovo il vino nelle bottiglie e porle in frigorifero fino al momento della cena, tenendo conto che se preparato il giorno prima, anche per effetto del miele, la gradazione potrebbe leggermente aumentare, donando al vino, a nostro parere, un gusto ed una consistenza ancora migliore.
Servire il vino in una brocca, per poterlo mescolare con un cucchiaio di legno prima di versarlo nel bicchiere e permettere così al pepe, che si sarà addensato sul fondo, di diffondersi per tutta la bevanda.
Ingredienti per litro
un litro di vino rosso di buona qualità
125 gr di miele di timo
1 cucchiaio di pepe macinato