Rocchetta Mattei: un castello da scoprire sull’Appennino bolognese. Di Elena tempestini

Rocchetta Mattei

Le bellezze italiane delle nostre città, dei nostri borghi e dei nostri paesaggi naturali sono un patrimonio inestimabile unico al mondo. Se impariamo a comprendere il nostro territorio a leggere la sua storia e a vedere il suo futuro, riusciremo a valorizzarne le bellezze ed anche riconoscerne le criticità.

L’Italia è la nazione conosciuta come il “ Bel Paese”. Con le sue opere d’arte e monumenti di altissimo valore artistico è a tutti gli effetti un vero e proprio museo a cielo aperto, fonte di ricordi indimenticabili per tutti coloro che la visitano. Ogni regione ha degli angoli di stupore, dei gioielli poco conosciuti e incastonati nel verde delle colline. Sono andata in Emilia Romagna precisamente a Riola, comune di Grizzana Morandi, a breve distanza da Bologna. All’improvviso sono stata catapultata in un libro di fiabe. Davanti ai miei occhi, su una Rocca si erge un maestoso e misterioso “castello”. È la Rocca Mattei.

Il castello è conosciuto come “Rocchetta Mattei” grazie al nome del suo proprietario ed architetto, il Conte Cesare Mattei (1809-1886) che lo fece edificare sulle rovine di una antica costruzione risalente all’XIII secolo, la Rocca di Savigano, appartenuto quasi sicuramente a Matilde di Canossa. La storia racconta che la Rocca aveva già un complesso medievale, appartenuta agli imperatori Federico il Barbarossa, Imperatore del Sacro Romano Impero, re dei romani e re d’Italia, Successivamente di Ottone IV e poi dominio della Contessa Matilde di Canossa, conosciuta come la grande Matilde di Toscana. La quale tenne la Rocca facendola custodire da un vassallo di nome Lanfranco da Savignano. La necessità della difesa del passaggio sul fiume Reno, rese prezioso questo castello ai sovrani del tempo; successivamente caduto in potere dei Bolognesi la rocca divenne inutile e fu distrutta nel 1293.

Nel 1850 il Conte Mattei, trovò il luogo “magico” dove edificare il castello che lo avrebbe ospitato per tutta la vita, conducendovi all’interno una vita da castellano medievale.
La struttura del castello fu modificata molte volte dal conte durante la sua vita, rendendola un labirinto di torri, scalinate monumentali, sale di ricevimento, camere private che richiamano stili diversi, dal medievale al moresco, dal liberty al gotico. Dal cortile centrale tramite una scala a chiocciola policroma, si giunge al celebre Cortile dei Leoni.

Realizzato sul modello del complesso palaziale andaluso dell’Alhambra, è una tra le aree più affascinanti dell’intero Castello. Al centro si trova una fontana alla cui base sono situati 4 leoni. Ci si gira all’interno e di entra nella Sala della Musica, ispirata alla Cattedrale di Cordoba, dove Mattei si intratteneva con personaggi quali Gioacchino Rossini, e che oggi custodisce gli strumenti musicali meccanici, perfettamente accordati, di Marino Marini. 

Impossibile, in ultimo, non rimanere ammaliati dalla Cappella, riproduzione in miniatura della famosa Mezquita di Cordoba. Qui gli elementi di impronta arabo-islamica si uniscono allo stile andaluso degli archi all’interno dei quali, come preziosi ricami, si sviluppano le varie sezioni del soffitto. Vi è il sepolcro che ospita il Conte, sul quale vi è una scritta :

« Anima requiescat in manu dei »

« Diconsi stelle di XVI grandezza e tanto più lontane sono che la luce loro solo dopo XXIV secoli arriva a noi. Visibili furono esse coi telescopi Herschel. Ma chi narrerà delle stelle anche più remote: atomi percettibili solo colle più meravigliose lenti che la scienza possegga o trovi? Quale cifra rappresenterà tale distanza che solo correndo per milioni d’anni la luce alata valicherebbe? Uomini udite: oltre quelle spaziano ancora i confini dell’Universo! »

Il Conte Cesare Mattei, politico e medico autodidatta, dopo la morte della madre, alla quale assistette impotente, divenne il fondatore dell’elettromeopatia una pratica fondata sull’omeopatia. Per i tempi ebbe una grandissima risonanza e curiosità, tanto che Fëdor Dostoevskij , nel 1880 cito’ il conte nel romanzo “I fratelli Karamazov”, un romanzo nel quale sono descritti i dibattiti etici concernenti Dio, il libero arbitrio e la moralità; il dramma spirituale di una lotta che coinvolge la fede, il dubbio, la ragione, messi in rapporto con il contesto storico di una Russia allora pervasa da fermenti modernizzatori. Dostoevskij fa raccontare al diavolo di essere riuscito a guarire da terribili dolori causati dai reumatismi, solo grazie a un libro e delle gocce preparate dal Conte Mattei.

Il castello ospitava illustri personaggi che arrivavano da ogni luogo per sottoporsi alle cure di Mattei. Dallo Zar Alessandro II a Ludovico di Baviera.

Alla morte del Conte Mattei, nell’Aprile del 1896, il castello venne ultimata dal figlio adottivo Mario Venturoli Mattei, che parallelamente continuò la produzione e distribuzione dei “Rimedi Mattei” fino al 1959, quando i laboratori furono costretti a chiudere.

Dopo vari tentativi di cederlo al Comune di Bologna o ad altri enti, gli eredi conclusero la vendita con Primo Stefanelli, il quale voleva rendere il castello un’attrazione turistica di interesse. Con la morte di Stefanelli la Rocchetta venne definitivamente chiusa al pubblico.

Grazie alla Fondazione Cassa in Risparmio di Bologna che l’ha acquistata nel 2005 e riaperta al pubblico nel 2015, e al Comune di Grizzana Morandi che lo gestisce grazie al patrocinio dell’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese e della Città Metropolitana di Bologna, la Rocchetta Mattei è un gioiello architettonico che oggi ho potuto scoprire, visitare e fotografare con grande stupore.

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