
Giovanni Boccaccio, Giovanni Villani, Chellino Boccaccio ( padre di Giovanni che assistette al rogo a Parigi) e la Biblioteca del Vaticano….
Oggi 18 marzo è l’anniversario della morte di Jacques de Molay, ultimo gran maestro dell’Ordine dei Templari. Giovanni Villani che fu uno dei più grandi storici e cronisti della storia quotidiana dei tempi medioevali, nella sua Nova Cronica (Libro IX, cap. XCII), scritta tra il 1322 e il 1348, quindi molto vicina ai fatti che ripropone, afferma senza mezzi termini “…che:
“È nota che la notte appresso che’l detto maestro e’l compagno furono martorizzati, per frati e altri religiosi le loro corpora e ossa come reliquie sante furono ricolte, e portate via in sacri luoghi”.
Nel nel 1363-64, Giovanni Boccaccio dedicò un intero capitolo del suo trattato moralizzatore “De casibus virorum illustrium” alla figura di De Molay esaltandone i valori umani e trascrivendo il famoso resoconto fatto da Chellino Boccaccio, suo padre, testimone oculare del tragico evento. Tracce di un passato dimenticato stanno lentamente riemergendo dagli abissi della storia, e non è mai facile per chi con curiosità, stupore e tanta buona volontà, studia e ricerca continuamente, seguire un percorso di “verità” che non porti a smarrirsi in strane selve oscure o buchi della memoria sapientemente creati.
Dopo oltre sette secoli, l’Ordine dei Cavalieri Templari non ha smesso di affascinare ed ammaliare schiere di studiosi in tutto il mondo.
Sono ancora molte le domande senza risposta che riguardano questo ordine cavalleresco, enigmi che hanno percorso il tempo senza trovare una chiarificazione definitiva. Durante le mie ricerche sul sistema bancario medievale studiato da Raymond de Roover, mi sono imbattuta nel fallimento della Banca della “Gran Tavola dei Bonsignori”. Banchieri senesi a livello altissimo di potenza economico-finanziaria in tutto il mondo conosciuto del 1200. La Banca aveva l’esclusiva del deposito di tutte le somme incassate dalla Chiesa cui si aggiungono, con papa Clemente IV l’esazione di tutte le decime e delle quote destinate alla Terra Santa. La Gran Tavola finanzia, fra l’altro, Carlo IV d’Angiò nella guerra contro gli Svevi per la conquista dell’Italia meridionale e di quello che fu il Regno normanno-svevo di Sicilia. Il Bonsignori si inserisce così da protagonista nel grande gioco della politica internazionale contribuendo finanziariamente all’eliminazione fisica degli epigoni di Federico II ed al ridisegno della carta geopolitica dell’Italia.

Come in tutte le epoche, quando sono i resoconti bancari a parlare, tutto si complica davanti alla parola verità. Filippo il bello vide la possibilità di accrescere la propria sete di denaro e potere, grazie all’essere creditore della banca dei Bonsignori, e questo gli aprì il debole spiraglio che permise alla corte francese di arrogarsi il diritto di spostare la sede papale ad Avignone.
Praticamente Papa Clemente V, grazie a un credito mai rimborsato di Papa Niccolò IV, si “concesse” l’arma della scomunica contro la città di Siena, nonostante il Papa Bonifacio VIII avesse espressamente vietato la scomunica come arma di ricatto per il recupero creditizio. Con la sede papale ad Avignone, Filippo creò numerosi cardinali francesi e fu complice della soppressione dei Templari per impadronirsi delle immense ricchezze dell’ordine e liberarsi nel contempo, del suo principale creditore. Ma il Papa non voleva la sua morte e la pergamena ritrovata lo attesta.
La Pergamena di Chinon è un documento medievale scoperto nel settembre 2001 da Barbara Frale, una paleografa italiana, ritrovato presso l’Archivio Segreto Vaticano. La pergamena dimostra che nel 1308 Papa Clemente V concesse l’assoluzione sacramentale al Gran Maestro Jacques de Molay nonché i restanti maggiorenti dei Cavalieri templari, trascinati in un processo organizzato dal re di Francia Filippo IV il Bello servendosi dell’inquisizione medievale. Il Papa tolse loro ogni scomunica e censura riammettendoli nella comunione della Chiesa cattolica. La pergamena è datata Chinon, 17-20 agosto 1308 e fu redatta su ordine di Berengario, cardinale prete di San Nereo ed Achille, Stefano, cardinale prete di San Ciriaco in Thermis, e Landolfo, cardinale diacono di Sant’Angelo in Pescheria; il Vaticano custodisce la copia originale e autentica degli atti di quella inchiesta, con segnatura archivistica Archivum Arcis Armarium D 217, mentre una seconda copia è autenticata e conservata.