
La villa di campagna di Dante Alighieri? Si trova sulla collina di Fiesole, precisamente sulla bellissima via delle Forbici. Il nome dell’antica strada, che da viale Volta sale fino a San Domenico. Il nome deriva dallo stemma dei Della Tosa, famiglia conosciuta a Firenze come Tosinghi, il quale è formato da un paio di forbici d’argento per tosatori in campo azzurro. La strada è costeggiata da alberi secolari che si ergono da dietro i muri di cinta delle antiche ville. La grande curiosità la troviamo su un muro curvato, precisamente quando si arriva all’altezza di via della Piazzola, si trova una iscrizione in latino: “A matre et filia aeque disto” Fiesole, la madre, e Firenze, la figlia, sorgono ad identica distanza da questa lapide. Quindi Firenze figlia degli Etruschi di Fiesole e non città fondata dai Romani nel 59 A.C?
L’ospitalità di una bella serata in armonia, intorno ad una tavola meravigliosamente bandita, seduti nel centro di una antica biblioteca con il caminetto acceso, è stata teatro di racconti ed aneddoti. La villa si trova nella zona conosciuta come “Camerata”, denominazione della zona che alcuni storici identificano in Camartis, contrazione di Campus Martis, Campo di Marte. La strada è la bellissima via delle Forbici, la villa si chiama Villa il Garofano, conosciuta nelle antiche cronache del catasto del 1427 come il “Gherofano in Camerata”. Costruita tra la fine del 1200 e gli inizi del 1300, fu patrimonio della famiglia Alighieri, oltre che luogo di villeggiatura del Divino Poeta.
Non solo, come si tramanda, questa villa appartenne alla famiglia Alighieri, ma per ironia della sorte passò ai Portinari, ossia alla famiglia di Beatrice. Accadde in occasione di alcune “sistemazioni” degli interessi economici fra i figli ed il fratello di Dante, dato che nel 1332, il Duca di Atene aveva restituito alla famiglia Alighieri i beni che gli erano stati confiscati dalla Repubblica Fiorentina. Il Podere Alighieri era stato confiscato nel 1302 dalla Repubblica, fu acquistata nel 1332 dalla famiglia Portinari che ne rimase proprietaria fino al 1507. La villa fu comprata dalla famiglia Giuntini, che per i festeggiamenti dei cinquecento anni dalla nascita del Sommo Poeta volle accertarsi, tra le carte dell’Archivio di Stato, dove vi è il contratto originale nel quale si cita che : “casa novella divenne ai Portinari”, e l’Archivio di San Martino dei Bonomini, in piazza San Martino a Firenze, chiesa dove aveva, ed ha la sede la Congregazione dei Bonomini. I Bonomini, nacquero con l’incarico di assistere i poveri vergognosi che all’epoca erano gli avversari politici della famiglia dei Medici. Nel 1865 durante il periodo di Firenze Capitale, la villa fu acquistata dalla famiglia Bondi, la quale intervenne con un grande restauro del luogo, donandogli nuovamente respiro e le caratteristiche medioevali che le appartenevano. Il Comune di Fiesole appose una targa marmorea il 14 maggio 1865 a ricordo della passata appartenenza alla famiglia di Dante Alighieri.
La villa è celebre fra gli intenditori di architettura per la bellezza del cortile di carattere medioevale, il quale ha un doppio ordine di logge e un antico pozzo “ il Pozzo di Beatrice” sul quale sono scolpite le armi dei Portinari. Lo stemma potrebbe essere stato scolpito dalla stessa mano di colui che ebbe la committenza da Folco Portinari, fondatore dell’Ospedale di Santa Maria Nuova.
La famiglia Bondi durante la prima guerra mondiale vi istituì un ospizio per i mutilati della guerra. Durante la seconda guerra mondiale, per un periodo di tempo, la villa accolse “l’Ospedale Pediatrico Anna Mayer”, fondato a Firenze in via Luca Giordano nel 1884 dal commendatore russo Giovanni Mayer, marchese di Montagliari originario di San Pietroburgo e marito della statunitense Anna Fitzgerald Meyer, deceduta per leucemia il 13 dicembre 1883 all’età di 32 anni. Le sue ultime volontà furono la creazione di una struttura per bambini poveri convalescenti.
La villa fu danneggiata dalla guerra e nel 1945 venne acquistata dal conte Rimbotti, il quale effettuò un accurato restauro utilizzando i materiali originali e riportando la villa agli antichi fasti. Xavier Bueno, realizzò l’affresco del Salone delle Feste, dipingendo il Committente, il conte Rimbotti, come prima figura a destra con le chiavi di casa.
Sul muro, vicino alla porta, vi sono i ritratti di Dante e Beatrice, in due medaglioni, scolpiti da Giovanni Dupre’, sotto i quali si leggono i versi scritti dal poeta e grande conoscitore dei versi danteschi della “Divina Commedia”, Luigi Venturi:
“Questa magion campestre era soggiorno
Al cantor dei tre regni; ed ei venia
Giovine quivi, a inebriarsi un giorno
Di speranze, d’amor, di poesia,
E la lasciò, nè più vi fe’ ritorno
Poiché l’esilio gli serrò la via.
Or le ridona di sui gloria un segno
Le figlie e il nome di quel divo ingegno”.

Cacciato l’Alighier, casa novella
Divenne ai Portinari, e ne fu lieta
Che, se le sparve il raggio della stella.
Lo splendore acquistò del suo pianeta:
E le parca che alla gentil donzella
Qui col pensier tornasse il gran poeta.
E la memoria rannodò felice
Degli affetti di Dante e Beatrice.


Per i settecento anni di Dante, la famiglia Rimbotti ha dedicato la lapide in ricordo. La villa da molti anni è stata dichiarata Dimora Storica, si affaccia su un bellissimo panorama, con un grande e curato giardino, regalando sogni meravigliosi a coloro che la scelgono come luogo di matrimonio o ricevimento.