
Sacro e profano tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, le prime notizie sono state dei lutti importanti: come quello di Benedetto XVI, del calciatore di tutti i tempi Pelé e del nostro amato Gianluca Vialli. Ma la notizia internazionale che lascia interdetti è che dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, scavalcando l’Italia, e il Regno Unito, che tra Brexit, scioperi e recessione ha fatto intendere che sarà un inverno di “grande scontento”.
La colonna sonora è la continua trasformazione del post pandemia, la guerra in Ucraina e l’instabilità politica che porta incertezza un po’ in tutti i paesi. E nonostante tutto ciò, le notizie, stando ai dati del Fondo monetario internazionale, pubblicati nei primi giorni di gennaio 2023, sono che la Russia nel 2022 è entrata tra le prime dieci economie del mondo, scavalcando Italia, Brasile e Corea del Sud, per prodotto interno lordo (Pil) ai prezzi attuali. Una scalata legata, in particolare, al rafforzamento del valore del rublo e all’aumento dei prezzi delle materie prime di cui la Russia è produttrice. Nel suo ultimo aggiornamento di ottobre, il Pil Russo si è conquistato il nono posto nella graduatoria mondiale.

La classifica vede anche l’India entrare per la prima volta nelle prime cinque posizioni scavalcando il Regno Unito, e l’Iran, altro produttore d’idrocarburi. La graduatoria è guidata dagli Stati Uniti, seguiti a stretto giro dalla Cina.
La domanda che mi sorge spontanea per comprendere meglio, non è come possa essere avvenuto tutto ciò, ma se questa informazione sia realmente la verità, visto che il Cremlino non pubblica più dati mensili sul commercio internazionale, la Banca centrale russa nasconde i dati sulla base monetaria e sull’origine delle passività e l’Agenzia federale del trasporto aereo ha smesso di fornire informazioni riguardo i passeggeri.

Le sanzioni sull’esportazioni stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, ed è solo l’inizio, calcolando che nel 2023 l’Unione europea cesserà di acquistare petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese. La d’anziane più imponente e’ l’esportazione occidentali verso la Russia di software, semiconduttori e altri prodotti fondamentali per la meccanica sia industriale che militare. Se precedentemente i componenti erano importati da Stati Uniti, Germania e Taiwan, adesso non possono nemmeno importarli dall’amica Cina. Il colosso asiatico non produce nemmeno i microchip più sofisticati e deve importarli da Taiwan o dalla Corea del Sud.
A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.
Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese”.
Ma già a Novembre 2022 la Governatrice della Banca centrale russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Russa., con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”. È stata lei stessa ad illustrare ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025. Ed è grazie alla sua grande abilità monetaria, che Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Grazie a questo “ atto difensivo”, e agli avvenuti acquisti di gas e petrolio da parte dei paesi Europei, i prezzi sono saliti alle stelle, il cambio della moneta russa, il rublo,che era crollato, è riuscito a risalire e stabilizzarsi.
Praticamente la Governatrice Russa, aveva già anticipato le parole del Segretario di Stato Antony Blinken. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo, dando seguito a guai seri, ma la cosa meno rassicurante è che in questo 2023 lo faranno ancora di più, minando il grande “gigante di argilla”
La guerra comporta un certo rischio per il regime di Putin perché non sta procedendo bene. In Russia circolano molte voci critiche. Putin è consapevole che potrebbe anche essere estromesso dal potere, l’eventuale sconfitta metterebbe in discussione il suo potere personale e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare. Tuttavia dal punto di vista di Putin, la certezza che la Cina non si sarebbe opposta alle decisioni Russe, era una condizione necessaria già definita all’inizio della guerra. La stretta collaborazione Russia/Cina è ben salda per sfidare gli Stati Uniti e l’ordine mondiale dominato da Washington. Quindi, finché Vladimir Putin e Xi Jinping saranno al potere, i due Paesi manterranno stretta la loro relazione. Tuttavia non possiamo non pensare che a lungo termine, gli interessi dei due Paesi non potranno che divergere. La Cina sta cercando di diventare il Paese più potente del mondo, e questa azione è una grave minaccia per la Russia. Praticamente una nuova Guerra Fredda si estenderà, facendo tornare il bipolarismo: Russia, Cina e altri Stati autoritari da una parte, e gli Stati Uniti, i loro alleati e partner dall’altra.
Chiedersi come finirà la guerra in Ucraina è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto l’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come un bunker, una diga, un magazzino militare ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito con maggiore chiarezza. La Russia dovrebbe anche dimostrare se vuole essere parte dell’Europa oppure dell’Asia. Come avevo già scritto nell’articolo “Aquila o Dragone” dell’ottobre 2021, al ritiro delle truppe americane dall’Afghanistan: “perché gli Usa stanno già confrontandosi con ben altri rischi planetari, posti dalla nuova sfida con Russia e Cina, che fa temere a molti una Seconda Guerra Fredda”.
https://www.economiaefinanzaverde.it/2021/10/13/aquila-o-dragone/