La Russia è tra le dieci economie del mondo anche per il 2023 nonostante le sanzioni, ma sarà l’Africa a proporsi quale continente per un nuovo ordine mondiale fra Washington e Pechino?

Gennaio 2023 è iniziato con una notizia di economia internazionale che ci lascia un po’ interdetti. Dopo ben 10 mesi di sanzioni, la Russia è entrata nelle prime dieci economie mondiali, per l’esattezza era la nona più grande nel 2022, ma nonostante le sanzioni resterà la nona anche nel 2023, nonostante una pesante perdita di Pil. Non è semplice comprendere i ribaltamenti che stanno avendo le economie globali, se l’Unione Europea sembra diretta verso una recessione in questo anno 2023, il Regno Unito vi è già entrato per ammissione del Ministro dell’Economia Jeremy Huntil. Il Regno Unito, tra Brexit, scioperi, problematiche del dopo pandemia, dovrà affrontare un inverno di “grande scontento”, essendo sostituita nella sua posizione, dall’India che è sempre più in crescita.

La crisi ucraina ha aperto un periodo di rivalità, praticamente un confronto russo-statunitense, che ci riporta al “Grande Gioco”, il conflitto, caratterizzato soprattutto dall’attività delle diplomazie dei servizi segreti che contrappose Regno Unito e Russia in Medio Oriente e Asia Centrale nel corso di tutto il XIX secolo: era la lotta per la supremazia. Oggi è chiamato dagli esperti di strategie globali, il “Nuovo Grande Gioco”, e si attua come una cartina tornasole per il controllo dell’Asia Centrale, nonostante sia divenuto una competizione asimmetrica e altamente ineguale. L’attuale conflitto, estendendosi alla sfera politica, economica e dell’informazione, comprende da febbraio 2022 anche il versante bellico. Questa è la vera differenziazione dal concetto di guerra fredda. I contatti tra le persone, il commercio e i flussi di informazioni non vengono interrotti completamente e la cooperazione tra le parti è parzialmente preservata.
Gli interessi della Russia sono concentrati sull’integrazione post-sovietica in Eurasia, mentre gli Stati Uniti d’America avviano il ripristino del containment trumaniano, cioè quella strategia di politica estera adottata dagli Stati Uniti nei primi anni di Guerra Fredda, con la quale volevano cercare di arginare “l’effetto domino”, che era determinato da un progressivo slittamento di paesi che, su scala regionale, transitavano politicamente verso forme di comunismo sovietico, piuttosto che verso il capitalismo e la liberal democrazia di stampo europeo occidentale, tipico dei paesi sostenuti dalla politica di Washington.

L’approccio degli Stati Uniti d’America alla Russia incentiva delle paure, non c’è un’adeguata comprensione della situazione che si è venuta a creare, non c’è una adeguata comunicazione.
Il sistema internazionale, dopo un anno di guerra deve per forza allinearsi a divenire più equilibrato, Washington sta sviluppando una politica estera che tiene conto degli interessi dei paesi attori di questo “Nuovo Grande Gioco”, inclusa la Russia. Sono l’Ucraina, la Moldavia e la Georgia i luoghi di una lotta per l’influenza fra Washington e Mosca. La rivalità include, come un domino, altri paesi e territori, tra cui Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Caucaso settentrionale russo, Crimea e Stati baltici. La Polonia è la più coinvolta nella crisi ucraina, e ultimamente sta irrigidendo la sua posizione contro la Russia. Dobbiamo assolutamente comprendere che dopo 77 anni il periodo di cooperazione e comprensione reciproca iniziato con la riunificazione della Germania è definitivamente finito. La crisi politico militare che era scoppiata in Ucraina all’inizio del 2014, ha segnato la fine del rapporto tra Russia e Occidente sviluppatosi dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989, e questa è oggi la conseguenza che apre scenari di un nuovo periodo.

Repubblica Popolare della Cina e Federazione Russa si stanno riavvicinando, anche attraverso la firma di accordi sul gas, si stanno effettuando manovre navali congiunte ed espandendo legami commerciali.
La politica Putiniana in Ucraina e la volontà di sfidare gli Stati Uniti d’America hanno rafforzato la reputazione di Mosca in Medio Oriente ed Asia Anteriore. Oggi non possiamo prevederne né la durata né il risultato, ma è sicuramente iniziata una nuova era per la regione euro-atlantica.

La notizia, battuta da tutte le testate di comunicazione a gennaio 2023, della Russia posizionata tra le dieci economie mondiali anche per l’anno 2023, ci portano a riflettere sulle conseguenze effettive delle sanzioni. Le sanzioni sull’esportazioni, stanno provocando una grande perdita per le finanze russe, si stima che siano crollate del 70%. Probabilmente siamo solo all’inizio, perché nel corso del 2023, l’Unione europea cesserà di acquistare il petrolio russo. L’Unione Europea è il principale partner commerciale della Russia, costituendo un buon 37% del commercio totale delle merci del Paese.

A confermare la validità delle sanzioni è il segretario di stato americano Antony Blinken, il quale in una recente intervista, ha affermato che: “Economicamente, le sanzioni che abbiamo imposto alla Russia per porre fine alla sua aggressione stanno avendo un effetto potente e anche crescente.

Ciò nonostante, il Presidente russo continua a disegnare un’immagine rassicurante della situazione economica del suo Paese.

Era Novembre del 2022 quando la Governatrice della Banca centrale Russa, Elvira Nabiullina, aveva parlato alla Duma, il Parlamento della Repubblica Sovietica, e con molta franchezza e senza cedere alla propaganda putiniana del “tutto va bene”ha illustrato ai parlamentari lo stato reale dell’economia della Russia e le sue prospettive fino al 2025.

Grazie alla sua grande abilità monetaria, la Nabiullina aveva suggerito a Putin di imporre l’obbligo di pagare gli acquisti di gas e petrolio in rubli. Ed è grazie a questo “ atto difensivo”, che i prezzi sono saliti alle stelle. La meta era stata raggiunta: grazie al cambio della moneta russa, il rublo, che era crollato, di è potuto stabilizzare. Le sanzioni dell’Occidente stanno facendo il loro effetto, stanno minando l’intero sistema economico russo. Quindi, nonostante la notizia di essere la Russia, tra le dieci economie mondiali, le previsioni sono di colore nero, il Pil pro capite a prezzi costanti, cioè depurato dall’inflazione, è sceso sempre a parità di potere d’acquisto, molto lontano dai valori europei e statunitensi, ma anche di quelli italiani e tedeschi. Per la Presidente della Commissione Europea Ursula van der Leyen, in una intervista rilasciata al quotidiano tedesco Build, il fallimento nazionale della Russia è solo questione di tempo.

Le sanzioni e l’eventuale sconfitta, metterebbe in discussione il potere personale di Putin, e questo potrebbe divenire il vero problema da affrontare, perché questa è la guerra di Putin, della sua visione espansionistica e del suo fallimento in politica estera. Gli scenari asimmetrici si stanno aprendo con nuovi sistemi finanziari e nuove rotte commerciali per cercare di aggirare le sanzioni imposte al paese.

La guerra Russo Ucraina ha provocato un effetto domino sul palcoscenico globale, la geopolitica è divenuta ancora più complessa rendendo plausibili alcuni conflitti che sembravano ormai appartenere al passato. Basti pensare a Taiwan, dove si sfidano Usa e Cina, la Turchia e la Grecia che in questo 2022 hanno rispolverato le tensioni, Cina ed India che continuano a guerrigliere sui confini, i Balcani, il Kosovo, la Libia, e non tralasciamo l’Africa che farà parlare molto nel futuro prossimo, proponendosi quale continente per un nuovo ordine mondiale fra Washington e Pechino. Il segretario di Stato, Anthony Blinken, nella visita in Sudafrica di fine 2022, ha annunciato la visione prossima futura della Casa Bianca per l’Africa sub-sahariana, nel discorso tenutosi a Pretoria. La strategia, ha affermato, mira a rafforzare le relazioni Stati Uniti d’America-Africa costruendo una società aperta, promuovendo la democrazia, favorendo la cooperazione economica e affrontando il cambiamento climatico. Quindi il continente Africano sta divenendo la scacchiera geopolitica nella quale si vogliono giocare partite triangolari atte alla competizione della Repubblica Popolare della Cina, della Federazione Russa e degli Stati Uniti. Ma la prospettiva da non sottovalutare è che il Segretario di Stato Americano Blinken ha dato voce alla “Global Partnership for Infrastructure Investment”, la partnership globale sostenuta dal Gruppo dei Sette: Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America. La partnership è un concreto tentativo economico per fare concorrenza alla “Belt and Road Iniziative”, meglio conosciuta come la Nuova Via della Seta cinese. Praticamente siamo entrati nell’era che possiamo definire del caos.

Caccia F-16 di fabbricazione americana sui cieli di Taiwan durante un’esercitazione militare congiunta con gli Usa (Sam Yeh / Afp via Getty Images)

Chiedersi se è come finirà la guerra in Ucraina, se ci saranno espansioni è una domanda che tutto il mondo si pone per questo nuovo anno 2023 appena iniziato, ed è molto probabile che questa incertezza spinga i Paesi Europei ad aumentare ulteriormente i loro bilanci militari, e sopratutto a dare il via all’escalation delle armi nucleari tattiche che tornerà’ ad essere un problema da affrontare. Non solo per quello che sarebbe il tremendo risultato immediato, ma per le conseguenze sull’interpretazione e la legittimazione del potere da parte di chi le usa, tema affrontato a Bali nel G20 di novembre 2022. Le armi nucleari tattiche sono degli ordigni nucleari a bassa intensità, hanno un potere distruttivo non su larga scala ma limitato a obiettivi specifici, come una diga, un magazzino militare, un bunker ecc. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, che non richiedono l’utilizzo di mezzi aerei e possono essere usati direttamente dalle truppe sul campo. Praticamente il 2023 si preannuncia come l’ennesimo percorso a ostacoli per l’Unione Europea, abbiamo necessità di accelerare la transizione energetica verso le rinnovabili, rendere credibilità al Parlamento europeo dopo la crisi che lo ha travolto. Ed è per questo motivo che la diplomazia deve tornare ad essere l’attore principale, occorre che la Russia divenga più consapevole dei propri limiti, e sopratutto che il conflitto sia gestito dalle potenze con maggiore chiarezza.

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