
Ed è nelle sembianze premurose di una tenera madre che William Blake, il geniale poeta pittore e illustratore inglese, immortala Santa Lucia in un acquerello in cui la dantesca donna “dagli occhi belli” lo stringe a sé nella salita, fino alla spaccatura della roccia che immette al secondo regno ultraterreno, quello della liberazione del male

Lucia appoggia il piede sulla balza del colle per deporre il poeta un attimo prima del risveglio, seguito a ruota e assistito sempre dal fedele maestro Virgilio. “I’son Lucia / lasciatemi pigliar costui che dorme, sì l’agevolerò per la sua via”. Con queste parole ( purgatorio IX). La santa siracusana accoglie dolcemente tra le sue braccia il sommo poeta addormentato, per trasportalo in volo e deporlo sulla soglia del Purgatorio.
Dante aveva per Santa Lucia, protettrice della vista, una venerazione tutta particolare, forse dovuta a una malattia agli occhi di cui il poeta narra nel Convivio III, IX e con queste parole:

“E però puote anche la stella parere turbata: e io fui esperto di questo l’anno medesimo che nacque questa canzone, che per affaticare lo viso molto, a studio di leggere, in tanto debilitai li spiriti visivi che le stelle mi pareano tutte d’alcuno albore ombrate. E per lunga riposanza in luoghi oscuri e freddi, e con affreddare lo corpo de l’occhio con l’acqua chiara, riuni’ sì la vertù disgregata che tornai nel primo buono stato de la vista”.
“I’son Lucia / lasciatemi pigliar costui che dorme, sì l’agevolerò per la sua via”. Con queste parole (Purgatorio, IX, 52.) la Santa Siracusana accoglie dolcemente tra le sue braccia il sommo poeta addormentato per trasportalo in volo e deporlo sulla soglia del Purgatorio.

Lucia, la martire venerata in tutta Europa dalla Sicilia alla Scandinavia per i suoi doni che illuminano “colei che porta con se la notte più lunga”, ma è anche colei che salva Dante nella sua divina avventura attraverso le tre dimensioni dell’aldilà: l’Inferno, il Purgatorio, e il Paradiso. La Divina Commedia, il più grande poema dell’occidente cristiano, è incentrato sulla figura di Lucia come la Grazia illuminante. È la luce della speranza, è l’immagine dell’aquila di giustizia e dell’aquila imperiale, è il tramite imprescindibile della missione redentrice di cui Dante è destinatario e, grazie al suo poema, anche portavoce.

Lucia, intermediaria tra la Maria Vergine e il sommo poeta, perso nella selva oscura del peccato. Lucia che Dante ritroverà in Paradiso nella gloria dell’Empireo, nella candida rosa, all’agognato compimento della sua immane prova: alla sinistra di Maria, che ha il posto di maggior rilievo, siede Adamo di fronte al quale, come gli mostra San Bernardo, “siede Lucia, che mosse la tua donna / quando chinavi, a rovinar, la ciglia” (Paradiso, canto XXXII)
