Henry Kissinger al Council on Foreign Relations di New York: la Russia ha perso, ora si deve evitare l’escalation nucleare, le armi nucleari tattiche non possono divenire armi convenzionali.

Ogni società, qualunque sistema politico abbia, si trova eternamente in bilico tra un passato che rappresenta la sua memoria e una visione del futuro che ispira la sua evoluzione, dovendo affrontare un quotidiano che non sempre può essere tenuto sotto “controllo”. Lungo questa strada, è indispensabile avere una leadership: occorre prendere decisioni, conquistarsi fiducia, mantenere promesse, proporre una rotta da seguire.

Il G20 di Bali si è svolto in una situazione complessa ma è stato un successo. Venti miliardi di dollari per aiutare l’Indonesia a decarbonizzare, metà dei soldi arriveranno da governi quali Stati Uniti, Giappone, Regno Unito, Canada, Danimarca, Unione europea, Germania, Francia, Norvegia e Italia, e l’altra metà dalle banche. L’accordo è definito «Just Energy Transition Partnership», sul modello di quello siglato l’anno scorso col Sudafrica alla Cop26 di Glasgow. Altre «Just Energy Transition Partnership» sono in preparazione con Vietnam, Senegal e India, quest’ultima ospiterà il prossimo G20 del 2023. Per l’Italia e il nuovo Governo, è stato un successo in prima linea su tutti i tavoli. L’accordo sul negoziato del grano portato avanti dal Governo Meloni ha ottenuto il sostegno di tutti i leader. L’Italia è stata protagonista del G20, sicuramente con molta attenzione e curiosità, e se sul tema della parità eravamo un fanalino di coda, adesso siamo divenuti all’avanguardia. Il Governo è solido, stabile, e dà una proiezione di lungo periodo, questo rende più facile immaginare l’Italia fondamentale per le relazioni internazionali.

Narendra Modi
Primo ministro dell’India e paese ospitante del G20 del 2023

Non sono mancati gli obiettivi complessi da risolvere, in quanto in questo anno abbiamo assistito all’ulteriore impatto negativo della guerra in Ucraina sull’economia globale. La questione è stata discussa tra tutti i leader presenti al G20. “La maggior parte dei membri condanna fermamente la guerra in Ucraina e sottolinea che essa sta causando immense sofferenze umane, aggravando le fragilità esistenti nell’economia globale, limitando la crescita, aumentando l’inflazione, interrompendo le catene di approvvigionamento, aumentando l’insicurezza energetica e alimentare, elevando i rischi per la stabilità finanziaria.” ( come riportato da Joko Widodo, Presidente dell’Indonesia).

Il documento finale del G 20, ha messo in evidenza il: “ No alla guerra e alla minaccia nucleare”. Su questo punto nevralgico aveva parlato poche settimane prima Henry Kissinger al Council on Foreign Relations di New York, ai primi di ottobre.

Settembre 2022. Draghi premiato come statista dell’anno da Kissinger: «Basta esitazioni contro le autocrazie»

“La Russia ha perso la guerra, ora dobbiamo impedire la sua escalation nucleare”. Le armi tattiche sono armi nucleari ma con un basso potere distruttivo. sono progettate per essere utilizzate direttamente sul campo di battaglia. Sono ordigni di piccole dimensioni, facilmente trasportabili, senza bisogno dell’utilizzo di mezzi aerei.

Armi nucleari tattiche

Le armi tattiche non possono divenire “armi convenzionali”, ha detto il più grande teorico vivente della diplomazia, Henry Kissinger, si deve tornare alla diplomazia.

Kissinger è stato ex Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, Consigliere per la sicurezza nazionale, politico tra i più spregiudicati e più controversi, ma anche attore principale protagonista di una innovativa politica estera per gli USA. Henry Kissinger, nel bene e nel male ha segnato un cambiamento del post-modernismo tra politica e strategia, comprendendo molto bene il concetto di visione geostrategica. Nel 1957 pubblicò il saggio che divenne, e forse resta una pietra miliare del pensiero strategico geo militare: “Nuclear Weapons and Foreign Policy” saggio sulle Armi nucleari e la politica estera. In questo libro Kissinger teorizzava la nascita di armamenti nucleari tattici, destinati a essere usati solo sul campo di battaglia e contro un’aggressione di truppe nemiche, riuscendo a soppesarne tutte le possibili conseguenze.

Nuclear Weapons and Foreign Policy” saggio sulle Armi nucleari e la politica estera.

Ma è molto recente l’uscita dell’ultimo libro di Henry Kissinger, nel quale da vita ad alcune riflessioni sul termometro della politica mondiale degli ultimi decenni, ma con volontà e riferimenti al ritorno delle contrapposizioni del secolo breve, quel lasso di tempo del XX secolo iniziato con la “fine” della Grande Guerra e la caduta del muro di Berlino. Il “breve secolo” e i suoi accadimenti, sono riportati alla luce dagli sviluppi del momento attuale, della guerra Russo/Ucraina e della possibilità di implicazione dei nuovi armamenti, ma sopratutto dall’uso della strategia dell’intelligenza artificiale.

Il nuovo libro di Henry Kissinger

Kissinger ha parlato della situazione in Ucraina, riferendosi ai precari equilibri fra Washington, Mosca e Pechino.
Lo scenario è asimmetricamente complesso, perché agisce sotto una comunicazione istantanea, difficile da comprendere nella sua velocità. Rivoluzione tecnologica e Comunicazione si sono fuse insieme, per dare nuovo significato e urgenza a due questioni cruciali che i leader di tutto il mondo devono inevitabilmente affrontare, e che sono state dibattute al G20 indonesiano:

Henry Kissinger

cosa è indispensabile per la sicurezza globale, e cosa è necessario fare per ottenere una pacifica convivenza tra i popoli?

Sebbene sia esistita una abbondanza di imperi, le aspirazioni all’ordine mondiale erano confinate dalla geografia. Tutto questo succedeva in antichità, al tempo degli Imperi romano e cinese, che racchiudevano al loro interno una moltitudine di società e di culture.
Dalla metà del secolo XVII, ci fu il sistema vestfaliano, che cadde dopo trenta anni di guerra, lasciando spazio a un diritto internazionale eurocentrico che si è basato sul rispetto per la sovranità e il diritto internazionale. Questo sistema, successivamente si è radicato in tutto il mondo e dopo la fine del colonialismo tradizionale, ha permesso la nascita di Stati indipendenti che erano abbandonati in gran parte dalle ex Madripatrie. Nel bene e nel male si sono definite delle regole in un ordine mondiale stabilito; per lo meno per quei Paesi che sono riusciti ad uscire dal dominio dell’imperialismo.
Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale l’umanità ha vissuto in un continuo e delicato equilibrio che si alterna tra una sicurezza relativa e la legittimità di essa. La cosa più assurda, che progredendo nel futuro, applicando i concetti di progresso, la società contemporanea ha introdotto un livello di devastazione che potenzialmente permette all’umanità di autodistruggersi. I sistemi avanzati di reciproco abbattimento, un tempo erano mirati a perseguire non tanto la vittoria finale, quanto a prevenire l’attacco di paesi nemici.
Ed è per questo che non molto tempo dopo la tragedia atomica giapponese del 1945, lo schieramento di armi nucleari iniziò a diventare incalcolabile, slegandosi dalle conseguenze e basandosi sulla certezza dei sistemi di sicurezza.
Per settantasei anni, dal 1946 al 2022, metto questo finale di anno, proprio in relazione ai fatti odierni che vedono una guerra in Europa. Le armi avanzate sono cresciute in potenza, complessità e precisione, anche se nessun paese si è convinto ad usarle
Questo anno di guerra Russo/Ucraina, ha nuovamente riportato alla ribalta che i dilemmi nucleari non sono scomparsi, sono solo cambiati. Gli Stati hanno sviluppato armi sempre più tecnologiche.
Le armi informatiche e le applicazioni di intelligenza artificiale, come i sistemi d’arma autonomi, sistemi di difesa aerea, sentinelle robotiche, e munizioni vaganti, sono praticamente armi completamente autonome che decidono chi vive e chi muore, senza un ulteriore intervento umano che possa definire una soglia morale. Se lasciato incontrollato, il mondo potrebbe entrare in una destabilizzante corsa agli armamenti robotici. Sostituire le truppe con le macchine rendendo più facile scatenare una guerra.

A differenza delle armi nucleari, le armi informatiche e l’intelligenza artificiale sono onnipresenti, relativamente poco costose da sviluppare e facili da usare.
Le armi informatiche combinano la capacità di impatto massiccio con la possibilità di oscurare l’attribuzione degli attacchi. L’intelligenza artificiale è in grado di superare anche la necessità di operatori umani, e consente alle armi di lanciarsi da sole in base ai propri calcoli e alla loro capacità di scegliere obiettivi con una precisione quasi assoluta.
Poiché la soglia per il loro utilizzo è così bassa e la loro capacità distruttiva così grande, il ricorso a tali armi, o anche alla loro minaccia, può trasformare una crisi in una guerra e farla divenire incontrollabile tanto che, si potrebbe creare, col sistema dell’intelligenza artificiale, una situazione paradossale: attribuire il primo attacco informatico a chi non ha neanche mai avuto l’idea di attaccare.
L’impatto di questa tecnologia rende un cataclisma la sua applicazione, e il loro uso limitato una perversa attuazione ingestibile.
Nessuna diplomazia è stata ancora ideata, inventata per minacciarne l’uso in modo esplicito senza il rischio di una risposta anticipata. Al punto che i summit sul controllo degli armamenti sembrano essere stati sminuiti da queste novità incontrollabili. Il loro successo parte dagli attacchi di droni senza insegne a quelli informatici dal profondo della rete web.
Attualmente gli sviluppi tecnologici sono sempre sintomi di una trasformazione politica.

Armi informatiche

È il ritorno amplificato alle divisioni tra le grandi potenze, amplificata dalla diffusione e dal progresso di tecnologie sempre più sorprendenti. Chi è saggio deve anticipare le sfide, ben prima che si manifestino come crisi. Mancando una visione morale e strategica, l’epoca attuale è senza freni. Illuminati, saggi, filosofi, scienziati si sono alternati durante i secoli ad ammonire la nostra società sempre in guerra, in conflitto, sempre concentrata sul possesso personale e non sul lavoro di unione. La celebre frase di Giordano Bruno, è una riflessione perfetta adeguata agli odierni tempi: “Se questa scienza che grandi vantaggi porterà all’uomo, non servirà all’uomo per comprendere se stesso, finirà per rigirarsi contro l’uomo”.

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