Il bacio di Shiraz simbolo di ribellione in Iran, è sostenuto dai versi del poeta Saādi di Shiraz scritti nel 1250 e scolpiti nell’atrio dell’ONU. Di Elena Tempestini

Il bacio simbolo di ribellione di due ragazzi a Shiraz

Due ragazzi che si baciano in pubblico, sfidando la legge islamica iraniana che proibisce e punisce con la morte. La foto è la ribellione, la protesta divenuta virale, dopo la morte di Mahsa Amini, la 22enne di origine curda arrestata perché non portava il velo in modo corretto.

È l’attacco usato con i social che il mondo sostiene, per combattere l’imposizione “morale” punita con la morte, voluta dal governo teocratico degli Ayatollah. La foto del bacio che circola su tutti i social del mondo, sarebbe stata scattata nella città di Shiraz, nel giorno in cui gli attivisti hanno ricordato l’anniversario del Novembre di sangue del 2019 quando nelle proteste di piazza morirono 1.500 persone.

Città di Shiraz, Iran

Forse gli Ayatollah hanno dimenticato le parole di un grande poeta e mistico del Medioevo, parole antiche di Saādi di Shiraz, persiano vissuto tra il 1231 e il 1291. Il poeta che proveniva da quella città oggi luogo di morte. Parole volutamente scritte, incise, scolpite in uno dei luoghi più importanti del mondo, nell’atrio del Palazzo dell’ ONU a New York, la sede dell’Organizzazione intergovernativa più grande, più importante e conosciuta al mondo. Parole che rappresentano da più di ottocento anni la dignità umana:

“Tutti i figli di Adamo formano un solo corpo, sono della stessa essenza. Quando il tempo affligge con il dolore una parte del corpo (anche) le altre parti soffrono. Se tu non senti la pena degli altri, non meriti di essere chiamato uomo”

“Son membra d’un corpo solo i figli di Adamo,
da un’unica essenza quel giorno creati.
E se uno tra essi a sventura conduca il destino,
per le altre membra non resterà riparo.
A te, che per l’altrui sciagura non provi dolore,
non può esser dato nome di Uomo”.
(Saadi di Shiraz, 1203 – 1291)

Nove secoli fa un persiano musulmano esprimeva un pensiero che abbraccia tutte le religioni, un pensiero di unione e non di morte. Nella Bibbia, « Adamo » non è nome proprio di persona, ma nome collettivo e significa « Umanità , Genere Umano » , senza aggettivi perché non è occidentale, orientale, del nord o del sud, ma solo universale.

L’ONU ha nell’atrio, queste antiche parole, perché le nazioni possano leggerle prima di deliberare decisioni ricordando chi è cosa è “il genere umano”. L’ONU è la sede che rappresenta nel mondo il mantenimento della pace e della sicurezza, lo sviluppo di relazioni amichevoli tra le nazioni, oltre il perseguimento di cooperazione internazionale e il favorire l’armonizzazione delle varie nazioni.

Tutti dobbiamo chiederci se la nostra civiltà non stia regredendo, se il processo è di involuzione e non di evoluzione, se il mito della caverna di Platone è l’ammonimento che siamo dentro un “buco nero” che ottenebra la nostra mente e i nostri occhi, un buco nero che ci inghiotte verso il nulla. La storia degli ultimi secoli ci ha fatto vedere orrori e le barbarie delle guerre, ci ha mostrato che l’ignoranza crea un vuoto che pericolosamente può essere riempito con tutta la banalità del male.

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