
Che l’Italia sia costituita da tesori immensi ed unici non c’erano dubbi, e proprio come per i bronzi di Riace, riportati alla luce nel 1972 in Calabria, la terra Toscana ha dato alla luce 24 statue bronzee di epoca etrusca e romana. Divinità, matrone, fanciulli, imperatori.
A pochi metri dalle vasche pubbliche di acqua termale a San Casciano dei Bagni in provincia di Siena, riemerge un santuario di età augustea. Protetto per 2300 anni dal fango e dall’acqua bollente, un deposito votivo incredibile per ricchezza e qualità: insieme a migliaia di monete, ex voto e una immensa quantità di iscrizioni in etrusco e in latino, sono riaffiorate le statue, cinque delle quali alte quasi un metro, perfettamente integre.

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Il santuario romano sacro, è suggellato da altari dedicati a Fortuna Primigenia, Iside oltre che ad Apollo. È la bellissima statua in marmo raffigurante Igea, che gli archeologi di diverse università italiane e internazionali, Siena, Pisa, Firenze, Roma La Sapienza, Sassari, Dublino e Cipro, partecipanti allo scavo, hanno potuto far di-nascere dal fango millenario che le ha custodite.
Verso la fine del II sec. d.C. tre altari in travertino con dediche anche a Fortuna Primigenia e Iside, sono deposte nel cuore del santuario, sul bordo della vasca della sorgente calda, che sgorga a 42 gradi.

“Lo studio e la valorizzazione di questo tesoro sarà un’ulteriore occasione per la crescita spirituale della nostra cultura e per il rilancio di territori meno noti al turismo internazionale, ma anche come volano per l’industria culturale della nazione” ha detto il neo Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano. È l’archeologo Jacopo Tabolli, docente dell’Università per Stranieri di Siena a guidare dal 2019 il progetto con la concessione del ministero della Cultura e il sostegno economico del piccolo comune toscano. A testimonianza delle scoperte a San Casciano dei Bagni un volume intitolato “Il Santuario Ritrovato. Nuovi Scavi e Ricerche al Bagno Grande di San Casciano dei Bagni” (Edito da Sillabe) a cura di Emanuele Mariotti e Jacopo Tabolli.
Il volume raccoglie gli studi di più di trenta autori sui risultati dello scavo. «Pubblicare integralmente uno scavo a meno di sei mesi dalla sua conclusione è un’impresa piuttosto rara. Questo progetto è nato dalla voglia di condividere i primi risultati di uno scavo che siamo certi restituirà altre tracce importanti del paesaggio religioso romano del territorio. Il volume prende le mosse dallo scavo del Bagno Grande, ma spazia dalla preistoria del Monte Cetona allo sviluppo della città etrusca di Chiusi, fino alla romanizzazione del territorio».
I bronzi di San Casciano dei Bagni, raffigurano le divinità venerate nel luogo sacro, assieme agli organi e alle parti anatomiche per le quali si chiedeva l’intervento curativo della divinità attraverso le acque termali.

Nelle iscrizioni si leggono nomi di potenti famiglie etrusche del territorio dell’Etruria interna, dai Velimna di Perugia ai Marcni noti nell’agro senese. Le statue sono state realizzate quasi con certezza da artigiani locali, si possono datare tra il II secolo A.C e il I secoli D.C.
Il santuario, con le sue piscine ribollenti, le terrazze digradanti, le fontane, gli altari, esisteva almeno dal III secolo a.C. e rimase attivo fino al V d.C. quando, in epoca cristiana, venne chiuso ma non distrutto. Le vasche furono sigillate con pesanti colonne di pietra, le divinità affidate con rispetto all’acqua. È anche per questo che, rimossa quella copertura, gli archeologi si sono trovati davanti un tesoro ancora intatto, di fatto “il più grande deposito di statue dell’Italia antica e comunque l’unico di cui abbiamo la possibilità di ricostruire interamente il contesto”.

le statue come pure gli innumerevoli ex voto, arrivano dalle grandi famiglie del territorio e non solo, esponenti delle élites del mondo etrusco e poi romano, proprietari terrieri, signorotti locali, classi agiate di Roma e prefino imperatori. Qui, a sorpresa, la lingua degli etruschi sembra sopravvivere molto più a lungo rispetto alle date canoniche della storia, così come le conoscenze etrusche in fatto di medicina sembrano essere riconosciute e accettate come tali anche in epoca romana.
L’archeologo Tabolli dice che anche in epoche storiche in cui infuriavano i più tremendi conflitti, all’interno di queste vasche e su questi altari i due mondi, quello etrusco e quello latino, sembrano convivere senza problemi”. “Passa il tempo, cambia la lingua, cambiano persino i nomi delle divinità, ma il tipo di culto e l’intervento terapeutico rimangono gli stessi”.