
Forse noi occidentali non ci facciamo attenzione, ma l’Indonesia è il paese più popoloso al mondo, si contano oltre 273 milioni di abitanti. Ma è anche la terza democrazia più grande del mondo, dopo Stati Uniti e India. Ha una estensione territoriale che è almeno 50 volte quella dell’Italia. L’Indonesia, in questi ultimi anni, sta assumendo un’importanza sempre più cruciale all’interno dello scacchiere geopolitico globale. Al momento risulta l’ottava economia mondiale, con la prospettiva di raggiungere la quarta posizione entro il prossimo trentennio. Il summit del G20 che si terrà a novembre sull’isola di Bali, potrà solo rafforzare la sua posizione in ascesa.

Il presidente russo Vladimir Putin e quello cinese Xi Jinping, fin da questa estate hanno dato per certo la loro presenza. Se arriveranno sull’isola tutti, si creerà una sorta di resa dei conti con il presidente americano, Joe Biden, e altri leader democratici: sarebbe il primo incontro di persona dall’invasione russa dell’Ucraina del 24 febbraio.
Il Presidente Joko Widodo, leader indonesiano, sta portando avanti un possibile ruolo di “mediatore” della contesa tra Russia ed Ucraina, essendo andato a visitare Putin e Zelensky. Praticamente il primo leader asiatico a visitare i due paesi in guerra, non solo, ha voluto partecipare al G7 di giugno 2022, che si è tenuto in Germania, dove il tema caldo era proprio il conflitto Ucraino. Tema che ha fatto esprimere il Presidente del Consiglio Europeo con queste parole:

“L’UE e il G7 hanno gli stessi obiettivi: fermare la macchina da guerra russa proteggendo allo stesso tempo le nostre economie e quelle dei nostri partner.” Charles Michel, presidente del Consiglio europeo
Il vertice del G20 che si terrà a Bali a novembre, arriva in un momento particolare, carico di tensioni internazionali. L’Italia che ha appena eletto il suo nuovo Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha già una “gatta da pelare” in politica estera. A differenza del suo predecessore Draghi, la leader di una forza politica che ha sempre espresso posizioni sovraniste e anti Ue, dovrà costruire un rapporto di fiducia reciproca con gli alleati tradizionali. Un’impresa sicuramente non facile. Giorgia Meloni, ha rassicurato che «l’Italia è a pieno titolo, e a testa alta, parte dell’Europa e dell’Alleanza atlantica», e ha lanciato al contempo un aut aut agli alleati: «Chi non fosse d’accordo con questo capisaldo non potrà far parte del governo”. Un discorso che la vede in allineamento con il suo predecessore Mario Draghi, che si è sempre prodigato a confermare che tutto il mondo guarda all’Europa come a una fonte di sicurezza, stabilità e pace. Un concetto da tenere a mente come stella polare per il futuro, soprattutto in tempi difficili come questi». La premier sa che tutti gli occhi sono puntati su di lei, in Italia e all’estero, e non ci saranno sconti al primo passo falso. I primi contatti internazionali dopo il giuramento nella mani del Presidente della Repubblica sono giunti con le telefonate da parte di Ursula Von der Leyen e i vertici delle istituzioni europee con cui, ha sottolineato Giorgia Meloni il nuovo governo di centrodestra è «pronto a collaborare».

Il presidente indonesiano Joko Widodo, potrà usare il vertice di novembre quale trampolino diplomatico per incrementare il peso specifico dell’Indonesia, ma resta emblematico il suo comportamento. A differenza del blocco occidentale che è stato portato avanti, l’Indonesia “non si è allineata”. Il Presidente Widodo non ha accolto l’appello dell’Occidente di boicottare il Cremlino, cioè di escluderlo dal vertice del G20 a Bali.
Quali possono essere i motivi geopolitici e la strategia Asiatica?

Sicuramente il Presidente indonesiano tutela gli interessi nazionali del suo paese, in quanto se la guerra dovesse durare a lungo, la crisi alimentare potrebbe “travolgere” anche Jakarta. Indonesia e Malesia rappresentano l’85% della produzione mondiale di olio di palma. Nelle sue parole si comprende il timore del tempo: “La mia missione è costruire la pace, perché la guerra deve essere fermata e i suoi effetti sulla filiera alimentare devono essere revocati”, ha detto Widodo. “Le mie visite non sono importanti solo per gli indonesiani, ma anche per altri Paesi in via di sviluppo. Il fine ultimo è quello di evitare che i cittadini dei Paesi in via di sviluppo e a basso reddito possano cadere nella povertà estrema e nella fame” ( Jako Widodo)
Il ministro degli Esteri indonesiano, Retno Marsudi, ha inoltre affermato che per l’Indonesia è importante ottenere una ripresa delle esportazioni di grano dall’Ucraina, così come di fertilizzanti dalla Russia. Il dialogo, sarà l’unico modo per porre fine alla carenza alimentare e ridurre i prezzi delle materie prime.
Costruire abilmente un futuro
L’Indonesia è uno dei pochi Paesi al mondo ad aver mantenuto una posizione neutrale fin dall’inizio della guerra in Ucraina. In virtù di questa posizione, e del fatto di essere la padrona di casa del prossimo vertice del G20, Jakarta ha tutte le carte in regola per tentare la pacificazione russo-ucraina, che se avvenisse porterebbe all’Indonesia un prestigio internazionale utile alla crescita economica che sta costruendo per il futuro. Da non sottovalutare che l’Indonesia ha l’economia asiatica Internet più grande, e in più rapida ascesa nonostante ci siano ancora ostacoli da superare all’interno del paese. Ed è proprio lo scenario del G20 che potrebbe attrarre nuovi allettanti investimenti, atti per finanziare diversi progetti di rilievo, quali la costruzione di una nuova capitale verde e intelligente, ampliare la rete delle telecomunicazioni, dei trasporti, della gestione dei rifiuti, e dare solidità all’ambito sanitario.
Il 2045, Con “Indonesia Vision” è considerato il termine per attuare il Making Indonesia 4.0, uno strumento che ha il compito di promuovere la crescita dell’industria locale e, al tempo stesso, staccare l’Indonesia dall’eccessiva dipendenza dalle importazioni.
Praticamente l’Indonesia ambisce ad essere il PIVOT DELL’ASIA, il perno tra Oriente ed Occidente dal punto di vista economico, riuscendo a togliere spazio alla Cina. Mediare Putin, Zelensky, Stati Uniti Cina ed Europa non sarà affatto semplice.