
“Agire insieme”
C’è e non c’è un vero e proprio accordo sul cosiddetto price cap del gas, cioè un “tetto” massimo ai prezzi del combustibile. I rappresentanti dei ventisette hanno concordato sulla necessità di proseguire le discussioni sulle varie opzioni. I leader hanno appoggiato le proposte della Commissione europea sull’istituzione di un riferimento di prezzo per il gas liquefatto alternativo al TTF e sull’acquisto collettivo (ma su base volontaria) di gas, in modo da negoziare con i fornitori da una posizione di maggiore forza. Le leggi specifiche che dovranno tradurre in realtà queste idee, però, non ci sono, e andranno negoziate nelle prossime settimane.

Il primo importante messaggio è “agire uniti”. Il Consiglio europeo si dice impegnato in uno stretto coordinamento delle risposte politiche e sottolinea l’importanza di uno stretto coordinamento e di soluzioni comuni a livello europeo, ove appropriato, e si impegna a raggiungere gli obiettivi politici in modo unito.

i leader dell’Unione chiedono ai ministri nazionali e alla Commissione di “presentare decisioni concrete” su un “temporaneo corridoio dinamico dei prezzi sulle transazioni di gas naturale” e su un tetto al prezzo del solo gas utilizzato per produrre l’elettricità. Tra i paesi dell’Unione più contrari alla proposta di un tetto ai prezzi del gas è la Germania. Berlino sostiene che la misura ridurrà gli incentivi al risparmio energetico, viste le bollette meno care, e metterà l’Europa in una posizione di svantaggio competitivo rispetto all’Asia: attirati dai prezzi più alti, i carichi di gas liquefatto potrebbero dirigersi lì, lasciando il Vecchio continente senza una buona riserva di combustibile.

Per questo la Commissione ha proposto un price cap dinamico e non fisso, che rifletta l’andamento dei prezzi sul mercato asiatico.
Le ragioni dello scetticismo tedesco sono condivise dall’Austria e dai Paesi Bassi: i due paesi ospitano degli hub del gas, rispettivamente il Baumgarten e il TTF. Favorevole al cap, invece, è un gruppo di quindici paesi di cui fanno parte l’Italia, la Francia, il Belgio, la Spagna, il Portogallo e la Polonia.
Sergio Giraldo, manager del settore energetico, ha parlato di una situazione “in stallo” in sede europea: “Anche se probabilmente”, aggiunge, “si celebrerà l’unica cosa su cui si troverà un accordo, ovvero la procedura di acquisti congiunti di gas che tanto serve alla Germania [è il paese europeo che consuma più gas, ndr], ancora una volta vale la vecchia massima secondo cui ‘stare nell’Unione europea è semplice: 27 capi di stato si siedono attorno a un tavolo, fanno lunghe trattative e alla fine la Germania dice no’”.