Uomo e territorio sono un rapporto in continua evoluzione. I 150 anni dell’Istituto Geografico Militare, un’Istituzione antica volta verso il futuro. Di Elena Tempestini

150 anni dell’Istituto Geografico Militare di Firenze, una vera e propria eccellenza, dentro e fuori dai confini italiani. 150 anni di una Istituzione antica ma sempre volta verso il futuro. Le attività dell’ IGM, Istituto Geografico Militare, sono caratterizzate dalla duplice natura del ruolo rivestito e riflettono l’evoluzione del quadro geostrategico internazionale e soprattutto l’evoluzione, che in tale contesto hanno subito le relazioni internazionali dell’Italia. La doppia natura di ente cartografico di Forza Armata e organo cartografico dello stato determina la necessità di coniugare le necessità geospaziali della Difesa, condizionate a loro volta dagli impegni contratti con la NATO, con le esigenze imposte, all’organo cartografico di stato, dalla normativa nazionale ed europea. Dalla manutenzione, misura e materializzazione dei confini di Stato con interventi periodici geotopocartografici, alla effettuazione di misure di carattere geofisico di gravimetria e geomagnetismo, nonché di astronomia geodetica;

“Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza” ( canto XXVI, Inferno)

Sono le parole che Dante fa dire ad Ulisse, il quale esortava i suoi compagni a non temere l’ignoto, la curiosità e la voglia di sapere, avere il coraggio di oltrepassare le paure dei limiti umani. Se così non fosse ci sarebbe l’imbarbarimento dell’ uomo. È fondamentale fare tesoro della conoscenza per migliorarsi in tutto. Anche nel custodire il passato per gettare i ponti verso il futuro.

La geografia è l’occhio della storia. Questo motto, risale al geografo alessandrino Tolomeo del II secolo d.C. ed è ripreso molti secoli dopo nel proemio del primo atlante moderno, il “Theatrum Orbis Terrarum” del 1570, a cura del cartografo olandese Abraham Ortelius. La geografia serve per conoscere e memorizzare la storia, per collocare nello spazio le imprese degli antichi.

Biblioteca Attilio Mori

Uomo e territorio sono un rapporto inscindibile, in continua evoluzione. Con l’unificazione del Regno di Italia, si riconobbe l’esigenza per lo Stato, di creare una cartografia nazionale unitaria. Nacque l’Istituto Geografico Militare, corpo dell’Esercito Militare. Firenze capitale fu la città che lo accolse, nelle sale adiacenti alla basilica della Santissima Annunziata, in parte degli spazi monastici appartenuti al convento dei Padri Serviti. All’interno della struttura si trova l’imponente salone,  già biblioteca dei Servi di Maria, che oggi conserva il patrimonio librario dell’Istituto con e svolge le funzioni di Ente Cartografico dello Stato italiano con
200 mila volumi e 175 mila tiipologie cartografiche:  una collezione di atlanti di tutto il mondo dal 1570 ad oggi, una cartoteca, un’emeroteca che conta circa 750 testate nazionali ed estere e collezioni fotografiche.

Istituto Geografico Militare

Il complesso risale alla fondazione del convento dei Servi di Maria (1250 circa). Gli ambienti circostanti sono della fine del XIII secolo, mentre i locali contigui al secondo chiostro sono del XIV secolo. Fra il 1444 e il 1454 il cenobio viene interamente ristrutturato da Michelozzo, mentre al 1471 risale un altro intervento a opera di Leon Battista Alberti. La decisa accelerazione del progresso tecnologico degli ultimi decenni ha messo a disposizione dei topografi e dei cartografi nuovi e potenti mezzi: tecniche di rilevamento satellitare, metodologie ed applicazioni informatiche, procedure digitali di acquisizione ed elaborazione dei dati territoriali. L’Istituto geografico militare (IGM) ha il compito di fornire supporto geotopocartografico alle Unità e ai Comandi dell’Esercito italiano. L’uomo si trova immerso all’interno di un paesaggio caratterizzato da elementi naturali e non, che ne condizionano il suo modo di essere ed il rapporto con ciò che lo circonda. E’ necessario trovare il giusto equilibrio per mantenere la testimonianza della propria memoria, ma allo stesso tempo la capacità di progettare un futuro compatibile
per la salvaguardia del nostro Pianeta.

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