La Bella Addormentata nel bosco ha avuto molti titoli, da Rosaspina a il Risveglio. Sono allegorie che dovrebbero farci comprendere meglio la natura che ci circonda, e sopratutto quella nella quale viviamo e della quale siamo composti.
“Stat rosa pristina nomine nomina tenemus”. “la rosa primigenia esiste solo nel nome, possediamo soltanto nudi nomi”. Questa frase è di Bernardo de Cluny, usata in tempi “moderni”per concludere il libro “in nome della rosa” di Umberto Eco.

Una rosa a cinque petali era incisa nelle ante dei confessionali delle chiese Cristiane, a simbolo di custodia di un segreto inviolabile. È la Rosa di Aurora, la bella principessa che nasce con tutte le migliori aspettative dell’uomo in armonia, in comunione con l’universo. È La Rosa cantata e descritta nei tempi antichi, rappresentata nello stilnovo quale donna, fanciulla, dama, “la Madonna” che divenne rosa , regina dei fiori. Rosa quale sapienza, amore, la rosa di Soria come la chiamava Federico II. Ma La Rosa è soggetta ad un ciclo della natura, e all’improvviso si crea una difficoltà, punge con una spina la bella principessa d come la natura che è rappresentata dall’inverno, cade in un sonno profondo come la morte, si addormenta al ciclo vitale. Ci vorrà’ un lungo tempo e tanta pazienza per attendere il suo risveglio. Ma la pazienza è perseveranza, quella qualità di chi è in grado di accettare i contrattempi, le avversità, le difficoltà e il dolore, e con animo fiducioso le trasforma in opportunità positive della vita. Sarà la primavera ad essere identificata in un principe, a baciare sulle labbra la Principessa, che si risveglierà alla vita nuova, riflettendosi in tutto ciò che la circonda: sarà il ciclo della sua rinascita. Una fiaba non è mai un semplice racconto ma un “connettore sociale senza tempo” e non solo per essere abbinata ad un’arte letteraria o psicologica, ma anche scientifica, condividere spiegazioni per comprendere il contesto nel quale viviamo.

I personaggi che incontriamo nelle favole, nei miti, nelle storie, nei racconti, nelle leggende, e più recente nella letteratura fantasy, sono i più potenti alleati di Psyché, intesa come Anima. Ma fiaba e favola non sono sinonimi, la fiaba è caratterizzata dalla presenza di luoghi e personaggi magici e fantastici, mentre le favole hanno dei protagonisti che incarnano vizi e virtù umane per voler trasmettere una morale a chi legge.
Fu un grande psicanalista quale Jung a metterlo in evidenza.
“La strega incarna i desideri, i timori e le altre tendenze della nostra psiche che sono incompatibili con il nostro io” – Carl Gustav Jung
Quando un’energia che dorme dentro di noi, si sveglia, divenendo Consapevole, maturata dal calore del sole, anche nel più desolato inverno avviene una gioiosa rinascita. La scienza ben distingue la materia grigia dalla materia bianca, i due emisferi del cervello. Due emisferi che creano la dualità, il bipolarismo , il modo di comunicare con cariche “opposte”, tipico dell’elettricità, ma anche delle idee e delle ideologie che inducono a schierarsi con un partito e a combattere l’altro “opposto”. Pensare è trasformare, interpretare e plasmare quello che ci circonda, dotandolo di significato, il cervello umano è una macchina perfetta quando si tratta di innovare, di intravedere nuove possibilità nella nostra realtà. Non è ancora chiaro come la materia grigia e bianca influenzino la consapevolezza del sé, sappiamo che la Mente/sostanza Bianca, ha il compito di trasmettere l’informazione lungo tutto il sistema nervoso centrale. La Mente Grigia è “educata” a controllare le emozioni e a ignorare le funzioni superiori della Materia Bianca. La grigia usa la logica e non sfrutta la porzione inconscia bianca che è dieci volte più cospicua. È la sostanza bianca che compone l’albero della conoscenza.

La mente bianca deriva dal colore bianco della guaina mielinica, che avvolge gli assoni dei neuroni e consente il passaggio dell’impulso elettrico da un neurone all’altro. La Mente/Sostanza grigia, è data dall’insieme dei corpi dei neuroni del sistema nervoso centrale e costituisce la corteccia cerebrale, è la parte più esterna dell’encefalo. È stata denominata ‘grigia’ non perché sia realmente di questo colore, ma per contrapporla alla sostanza bianca. La bianca usa più magnetismo che elettricità, compone il cervello emozionale, è la porzione nobile che supera il bipolarismo, è la forza, l’energia che trasforma. Infatti è più veloce della grigia ed anche capace di sintesi delle emozioni. Ma la materia bianca è un po’ come la bella addormentata, come Aurora o Biancaneve, come le protagoniste di molte favole che cadono inconsciamente in un sonno profondo.
La Mente Bianca per la neurologia è il 70% della massa del cervello, è abile e audace, capace di organizzare, creare ordine e bellezza. Il nostro mondo e noi esseri umani, siamo attraversati da luci che non vediamo e da suoni che non udiamo, ma che potremmo percepire se la nostra Mente Bianca fosse più sveglia, più attiva. Federica Agosta, ricercatrice presso l’Unità di Neuroimaging Quantitativo dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e co-autrice dello studio insieme a Francesca Caso, hanno scoperto che la degenerazione della sostanza bianca cerebrale potrebbe rappresentare un marker precoce per la malattia di Alzheimer, questa scoperta supporta l’ipotesi che l’Alzheimer ‘viaggi’ lungo le fibre della sostanza bianca, da una regione all’altra del cervello.

Non dobbiamo lamentarci perché i cespugli di rose hanno le spine, ma gioire perché i cespugli spinosi hanno le rose.

“L’anima incontra l’anima sulle labbra degli amanti”
– Percy Bysshe Shelley
