
La storia di Giovanni Boccaccio si intreccia a doppio filo con quella della splendida Napoli Angioina del 1327, poiché è proprio tra i piaceri raffinati e mondani di questa città che l’autore scopre che non è il lavoro di banchiere come il padre ad interessarlo, bensì l’amore per la scrittura. E abbiamo visto noi posteri mettere a frutto le enormi potenzialità del suo ingegno poetico. Quando arriva in città è un adolescente mandato a fare pratica mercantile e bancaria. Il padre, agente della potente famiglia dei Bardi, lo indirizza verso una professione che al ragazzo Boccaccio sta stretta. Nel frattempo scopre, alla corte di re Roberto d’Angiò, un ambiente galante e spensierato del quale fa parte anche Fiammetta, proiezione letteraria delle fantasie amorose e delle emozioni adolescenziali del giovane poeta.
Un Boccaccio angioino, un’esperienza decisiva. qui che l’apprendista mercante decise di indirizzarsi verso la letteratura; fu a Napoli, che Boccaccio, proveniente dall’ambiente fiorentino, conobbe per la prima volta l’autore che lo influenzerà e accompagnerà per tutta la sua vita: Dante Alighieri. Esperti italiani e stranieri, provenienti da Harvard come da Parigi, da Roma come da Monaco di Baviera, da Venezia come da Napoli, da Milano come da Salerno, si sono confrontati sul Boccaccio più conosciuto, ma anche sui più recenti studi di pagine da poco tempo ritrovate. “Napoli è presente con la sua topografia e con le sue concrete presenze, a partire dalla cultura francese, allora predominante nella corte angioina, e dalla memoria dell’antico, con gli spazi imperiali di Baia e tracce mitologiche disseminate ovunque. Ma c’è una terza caratteristica del rapporto di Boccaccio con la città, destinata a diventare un elemento centrale nella sua rappresentazione narrativa. Napoli l’ambientazione di molte delle sue storie che possiamo leggere nel Decamerone. Attraverso Napoli passano i suoi protagonisti, a Napoli simula di aver ricevuto l’ordine di scrivere alla sua donna Fiammetta.
Tutto ciò rende la topografia urbana napoletana una pietra fondante dell’opera narrativa dell’autore. I racconti delle sue principali caratteristiche: il mare, le porte che aprono verso le colline, i circostanti luoghi di diporto, la tomba di Virgilio, viene utilizzata da Boccaccio per dare un senso unitario alla sua produzione».
La sua storia, benché lontana nel tempo, è la storia di tutti quelli che ricevono una chiamata dal destino mentre sono occupati a fare altro: Boccaccio, infatti, si reca a Napoli su volere del padre per seguire un apprendistato bancario, e mentre studia per mettere a tacere le sue ambizioni artistiche, subisce il fascino irresistibile della letteratura, protagonista indiscussa del vivace ambiente culturale di corte. La chiamerei una fortunata SERENDIPITA’
La ricca Biblioteca Reale rappresenta il suo primo grande amore napoletano. Qui si appassiona alle vicende cortesi dei romanzi cavallereschi, legge i versi d’amore della recente tradizione stilnovistica ed entra in contatto con il mondo lontano e spesso vagheggiato dei classici latini. Tra questi apprezza particolarmente Ovidio che fa dell’amore il fulcro centrale della sua poesia. Nel frattempo frequenta i corsi di Cino da Pistoia e si avvicina sempre più alla poesia stilnovistica, che ne segna il suo esordio.
Il soggiorno napoletano riveste un ruolo importantissimo nel processo di formazione di Boccaccio, poiché è qui che sviluppa un acuto spirito di osservazione e conosce approfonditamente i caratteri e i costumi dei più svariati strati sociali; grazie al contatto con la realtà concreta e multiforme di Napoli. La dinastia degli Angiò, fu molto importante per Firenze, fu una delle risorse della città per espandersi ed acquisire l’eleganza e la profondità dell’ elevazione delle sue ARTI. La potenza angioina è l’incarnazione, la creazione, l’invenzione, di quel fronte guelfo che sembra in grado di imporre un’egemonia non soltanto italiana, ma addirittura europea, mettendo insieme la posizione geografica del regno di Napoli, la potenza militare del regno di Francia, l’influenza spirituale del papato, e il denaro dei banchieri fiorentini. È inevitabile che purtroppo la storia trovi un “buco” della memoria con l’incendio degli archivi angioini ad opera dei nazisti nel 1943. Ancora oggi la tradizione storica è mantenuta dalla più antica Arciconfraternita Fiorentina, la Parte Guelfa, Cavalleria della Repubblica Fiorentina che ha il suo Santo Patrono in San Ludovico d’Angiò, Vescovo di Tolosa. Nato a Brignoles in Provenza nel Febbraio 1274 e ivi morto il 19 Agosto 1297, figlio di Carlo d’Angiò, Re di Napoli