
La Comunicazione è sempre stata un’arma potente, si cambiano i termini, si rielaborano i dati di guerra, soprattutto per quanto riguarda i morti civili. Non è pratica di oggi, è da sempre usata nei conflitti. Putin la chiama “Operazione di Pace” Zelensky “Invasione di guerra”. Praticamente è un mix perfetto di informazioni e retorica composto da frasi brevi e ad effetto. Sfrutta la dualità umana, ma oggi ha il potere dell’immagine mediatica immediata. L’immagine è la radice del pensiero, essa viene prima della parola. La comunicazione è sempre la stessa da millenni, cambiano i mezzi con i quali si effettua. Potremmo chiamarla comunicazione di propaganda asimmetrica. In questo momento è la capacità di maneggiare le armi della “guerra mediatica” che si sta combattendo in parallelo a quella sul campo nelle principali città dell’Ucraina. Perché ancora non vediamo gli effetti dell’Indo Pacifico: il punto interrogativo dell’India che deve scegliere dove posizionarsi. C’è il QUAD che è il Quadrilateral Security Dialogue, formato da Stati Uniti, Australia, Giappone e India, con lo stesso chiaro obiettivo di impedire l’egemonia cinese nel Mar Cinese Meridionale. l’ASEAN, l’area di libero scambio situata nel Sud-est asiatico, atta a sviluppare i traffici commerciali, difendere il rispetto del diritto internazionale dei diritti umani e la libertà di navigazione. l’AUKUS, che da fine 2021 riunisce Regno Unito, America e Australia. Ma sarà l’Indonesia, altra potenza del Sud del mondo, che presiederà il G20 di ottobre prossimo. Praticamente un riassetto globale estremamente complesso. E cosa succede in questa estate? Diatribe, gossip e con siderazione ad un reportage che apparirà ad ottobre su Vogue.
Un reportage di guerra? Si, ma mediatica. Ecco i giudizi assolati del giusto o sbagliato, scaldati da questo tempo epico. Epico perché dopo la pandemia, la guerra in Europa e la siccità, mi aspetto Ramsete II e le cavallette. Ah, non escludo il ritrovo dell’Arca dell’Alleanza in un paese del Corno d’Africa. Con questa copertina e reportage di Vogue, Zelensky diventa l’eroe di guerra al tempo dei social. Attenzione, non è l’eroe Greco del “Kalos Kai Aghatos”, il “bello e buono” inteso come “valoroso in guerra” colui che è in possesso di tutte le virtù. Eh no…perché la storia bisogna raccontarla tutta, e non certo per prendere posizione nei confronti di una guerra, dove la povera gente da sempre resta ignara e colpita, “aldilà e Aldiqua’.” È la sapiente propaganda di un ex attore, divenuto famoso per una serie andata in onda su Netflix, “Servant of the People” durata pure tre stagioni tra il 2015 e il 2019, dove Zelensky ha conquistato denaro e la notorietà. ( aveva già partecipato a Ballando sotto le Stelle Ucraino e prodotto alcune serie per la televisione Ucraina. La fiction di Netflix gli ha dato l’apoteosi e pure il ruolo). Ma quale era il suo personaggio nella fiction? Sembra uno scherzo, un po’ come successe agli inizi del nostro comico Grillo, sapientemente scelto da Casaleggio padre, e non per politica ma per ciò che diceva con successo carismatico alla folla durante i suoi spettacoli. Zelensky nella fiction ha interpretato un insegnante che, diviene Presidente della sua nazione, dopo che i suoi studenti hanno pubblicato, sui social, un suo personale sfogo contro la corruzione. Ecco la figura costruita dell’eroe, e siamo nel 2015.
La propaganda di comunicazione ha fatto il suo leit motiv nella corsa alla presidenziali VERE dell’Ucraina e Zelensky ha vinto divenendo Presidente. Ergo, non esistono cattivi strumenti ma buoni suonatori. Vogue deve vendere, è vero che la rivista uscirà ad ottobre, ma intanto si è portata avanti pubblicando on line il servizio. No, metti che poi succeda qualcosa prima dell’uscita di ottobre, editorialmente ho già fatto “notizia. Tutto si “ gioca” come la teoria del caos, sistemi dinamici che esibiscono una sensibilità esponenziale rispetto alle condizioni iniziali. Quindi, velocità, forza plasmante digitale a livello globale. Personalmente non mi farei distrarre e continuerei a guardare attentamente nell’Indo Pacifico. Zelensky è diventato ben noto alla popolazione mondiale anche grazie al suo amico storico Yuriy Kostyuk, sceneggiatore e suo social media manager. Praticamente, Signori tutti in piedi : “È la “guerra della comunicazione” e nella società delle immagini, forse un ritratto con tanta forza simbolica è destinato a durare più delle polemiche.