La moderna robotica dei secoli A.C. : la macchina di Anticitera il primo computer avanti Cristo. Di Elena Tempestini

Vi meravigliereste se scopriste che ciò che vi sembra “nuovo” tecnologicamente avanzato fosse già esistito in un tempo antico? No, è la storia che spesso non consideriamo. Gli automi nel mondo Greco erano concepiti come giocattoli, idoli religiosi per impressionare i fedeli o strumenti per dimostrare basilari principi scientifici, come quelli costruiti da Filone di Bisanzio nel III secolo A.C. oppure Erone di Alessandria nel I secolo A.C. , il quale trattava di idraulica e pneumatica, trattati di meccanica, conservati a opera degli arabi e dei bizantini, che furono successivamente tradotti in latino e italiano nel cinquecento. Trattato che servivano per costruire idranti, sifoni, organi idraulici: organi a canne che veniva usati con aria compressa per simulare il canto degli uccelli. Poi c’erano gli automi, sulla cui costruzione Erone aveva scritto uno dei suoi trattati di maggior successo, “Automata” . All’interno la descrizione di teatrini automatici dotati di moto autonomo, rettilineo o circolare, per tutta la durata dello spettacolo.

L’automa è una macchina in grado di operare in modo autonomo. Si conosce l’esistenza di complessi dispositivi meccanici nella Grecia antica benché l’unico esemplare sopravvissuto sia la “ Macchina di Anticitera “ che risale al circa 150-100 a.C.. il più antico calcolatore meccanico conosciuto. In pratica il meccanismo di Anticitera era un calendario solare e lunare: mostrava le fasi lunari, la posizione del Sole e della Luna nello zodiaco, la posizione e le orbite dei pianeti. Inoltre calcolava gli anni bisestili e prevedeva le eclissi. È importante notare altresì che, sebbene le fonti antiche parlino dell’esistenza di tali meccanismi, quello di Anticitera è l’unico a essere sopravvissuto.

Meccanismo di Anticitera

In origine si pensava provenisse da Rodi, dove sembra esistesse una tradizione di ingegneria meccanica, in quanto l’isola era molto rinomata per i suoi automi. Ma anche in luoghi molto lontani, per i tempi, come l’antica Cina, la descrizione degli automi si trovano nel testo del Libro del vuoto perfetto “Liè Zĭ” scritto nel III secolo A.C. Nel libro vi è una descrizione di un più antico incontro tra re Mu del regno di Zhou (1023-957 a.C.) e un ingegnere meccanico chiamato Yan Shi, un ‘artefice’.

Il trattato taoista del vuoto perfetto

«Il re rimase stupito alla vista della figura. Camminava rapidamente, muovendo su e giù la testa, e chiunque avrebbe potuto scambiarlo per un essere umano vivo. L’artefice ne toccò il mento e iniziò a cantare perfettamente intonato. Toccò la sua mano e mimò delle posizioni tenendo perfettamente il tempo… Verso la fine della dimostrazione, l’automa ammiccò e fece delle avance ad alcune signore lì presenti, il che fece infuriare il re che avrebbe voluto Yen Shih [Yan Shi] giustiziato sul posto ed egli, per la paura mortale, istantaneamente ridusse in pezzi l’automa al fine di spiegarne il suo funzionamento. E, in effetti, dimostrò che l’automa era fatto con del cuoio del legno della colla e della lacca, bianco, nero, rosso e blu. Esaminandolo più da vicino il re vide che erano presenti tutti gli organi interni: un fegato completo, una cistifelia, un cuore dei polmoni, , una milza, , dei reni, lo stomaco, ed un intestino. Inoltre vide che era fatto anche di muscoli, ossa, braccia con le relative giunture, pelle, denti e capelli, ma tutto artificiale… Poi il re fece la prova di togliergli il cuore e osservò che la bocca non era più in grado di proferir parola. Gli tolse il fegato e gli occhi non furono più in grado di vedere; gli tolse infine i reni e le gambe non furono più in grado di muoversi. Il re ne fu deliziato.[1]

Automa meccanico di Leonardo Da Vinci

E se il termine “robot” è oggigiorno usato per indicare una macchina meccanica ricordate che un tempo antico il termine era usato per costruire automi somiglianti ad esseri umani o ad animali.

Se la robotica, oggigiorno è una disciplina dell’ingegneria in grande espansione che studia e sviluppa metodi che permettano a un robot di eseguire dei compiti specifici riproducendo in modo automatico il lavoro umano, ha necessità di avvalersi di molte discipline di natura umanistica, come linguistica, filosofica e psicologica.

nel diciottesimo libro di Omero, l’Iliade, parla e racconta di robotica:

Omero racconta che, Teti si recava a fare visita a Efesto nella sua fucina. Efesto era il dio dell’ingegneria, del fuoco e della metallurgia:

“venti tripodi ei forgiava per collocarli lungo le pareti dell’aula ben costrutta; e avea disposto sotto i loro piedi rotelline d’oro, perché da soli entrassero ai concilii degl’immortali, e poi, mirabil cosa ritornassero all’aula.”

Quindi, degli automi con 3 piedi muniti di ruote da utilizzare come aiutanti meccanici per trasportare bevande a tutti gli dei durante le loro riunioni. E ancora:

“ancelle d’oro simili in tutto a giovinette vive venivan sorreggendo il lor signore;ché vivo senso chiudon esse in petto, e hanno forza e favella, e in bei lavori instrutte son dagl’immortali Dei.” (Omero, Iliade, XVIII)

In tempi più recenti Karl Popper nel capitolo “Uomini e macchine” ci ricorda che la scienza che avvicina l’uomo al robot… è antica.

Le Canard digérateur(l’anatra digeritrice) di Jacques de Vaucanson, salutato nel 1739 come il primo automa capace di digestione

Si potrebbe continuare per pagine intere a raccontare tutti i meccanismi automatici creati nel mondo antico, come i molti gioielli delle “mille e una notte” che non erano solo leggende o fiabe.

La prova che l’avvenite e’ la porta, il passato ne è la chiave. Perché La vita è un continuo stupore, può essere compresa solo all’indietro, ma deve essere vissuta solo in avanti.

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