PNRR non facciamo L’errore del “Catobeplismo” finanziario di Elena Tempestini

Convention a Firenze di Italiadomani

Firenze ha ospitato ‘Italia Domani, dialoghi sul Piano nazionale di ripresa e resilienza il PNRR.
Il ciclo di incontri è stato promosso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri per comunicare con cittadini, imprese e amministrazioni locali sui contenuti e sulle opportunità del PNRR con i Sindaci delle città italiane. Erano presenti il Sindaco di Firenze Dario Nardella, il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, la Ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti, il capo del DiPE della Presidenza del Consiglio Marco Leonardi e la coordinatrice della Segreteria tecnica PNRR Chiara Goretti. Evento che è stato moderato dal Capo dell’Ufficio per la Comunicazione istituzionale e le Relazioni con i media della Presidenza del Consiglio Paola Ansuini e dalla direttrice del quotidiano La Nazione Agnese Pini.
Tra i molteplici argomenti, affrontati nella sede di Innovation Center della Fondazione CR Firenze, il “problema” resta la “messa a terra” dei finanziamenti derivanti dal Pnrr. Un tema che riguarda tutti noi, dalle Istituzioni ai cittadini. Non è semplice spendere risorse importanti in tempi limitati, specialmente in un paese nel quale c’è troppa burocrazia che limita la possibilità di “usare le risorse nei tempi giusti”.

PNRR

Ma come sappiamo la storia è un ciclo infinito che si ripete sotto forme differenti. La liquidità intesa come il fiume di denaro che arriverà, non è un liquido che deve stagnare, ma un liquido che deve scorrere.
A questo proposito mi viene in mente un fatto che successe una sera del 1962.
Erano i mesi di grande titubanza riguardo la nazionalizzazione dell’industria elettrica/energetica. Uno dei massimi esponenti del tempo assunse toni catastrofici, sostenendo che se la nazionalizzazione si fosse realizzata si sarebbero presentati tempi nefasti per il paese Italia. Fu chiamato in televisione, per la prima volta, a parlare a tutti i cittadini, il banchiere Raffaele Mattioli. Mattioli non credeva assolutamente ai minacciati cataclismi.
Quello che invece lo preoccupava erano i miliardi che sarebbero arrivati in quantità enorme alle industrie energetiche, esprimendo dubbi sulla loro capacità di spenderli in nuovi investimenti a vantaggio del Paese. Il banchiere prese in prestito una metafora, parlò di catoblepismo finanziario. Voleva sottolineare il mostruoso intreccio nel quale il controllato diveniva colui che controllava il controllore. Praticamente ciò che oggigiorno potrebbe essere la nostra lentissima e assurda burocrazia.

Il mitologico Catobepla

Cosa è il Catoblepismo?
Lo racconta Plinio il vecchio nel 50 d.C., descrivendo un mostro mitologico dal nome “Catoblepa”. Un animale possente come un toro, di andatura pigra, che viveva in Africa ai confini dell’Etiopia. Il suo sguardo poteva uccidere chiunque, ma nessuno correva il rischio di incrociarne gli occhi, perché la sua testa, molto pesante, era sempre e soltanto rivolta verso terra. Praticamente oggi diremmo che guardava ciecamente solo il proprio orticello. Il PNRR deve essere compreso in modo del tutto nuovo, l’economia divenire una vera scienza sociale, e non parlare di PNRR quale insieme di dati e di modelli matematici, che peraltro non potranno mai garantire la certezza di una legge scientifica.
Le scelte economiche migliori per il benessere umano, fanno parte di politiche pubbliche che devono dimostrare di saper indirizzare le risorse secondo le vere esigenze del rilancio socio-economico del Paese.

Paola Ansulini, Chiara Goretti, Marco Leonardi, la Ministra Elena Bonetti, Dario Nardella e Agnese Pini

Il Catoblepa deve poter alzare la testa per guardare lontano, non per annichilire i suoi avversari, ma per bilanciare gli slanci della spesa e dell’accumulazione, con quelli di una equa distribuzione.

Agnese Pini

Chissà che il PNRR riesca ad eliminare un po’ di burocrazia per permettere una vera progettazione e attuazione dell’ innovazione italiana.

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