
“la verità è ineffabile”. Mai come oggi la morte mette in evidenza il potere di chi tace da vivo.
Storia del silenzio…
È nell’antico “Corpus Hermeticus” che egli vide il tutto e, avendo visto, comprese e, avendo compreso fu in grado di svelare e mostrare: scrisse quello che aveva conosciuto e, dopo averlo scritto, lo nascose. Preferì infatti tenere un rigoroso silenzio sulla maggior parte di questi misteri piuttosto che rivelarli, perché ogni epoca, venuta alla luce successivamente al cosmo, li cercasse”.
Tacere!!!! Tacere è segno di partecipazione al potere, che commissiona figurazioni del silenzio entro i propri spazi. Eppure il tacere fin dall’antichità è percepito quale gesto virile. Forse per configurarsi al cacciatore e al pescatore che l’uomo primitivo doveva essere per vivere.
La donna era colei alla quale spettava il compito di preparare il pane, non solo quale cibo, ma il pane sociale della parola, spezzato e distribuito nel villaggio al fine di condurre buoni rapporti e badare alla famiglia, ai figli. Il silenzio è sempre raffigurato nel simbolismo e nell’arte al maschile, da Arpocrate in poi, lasciando ad Angerona il tacere che contiene i segreti amorosi o il nome segreto di Roma: Amor diceva Giovanni Pascoli.

La parola ha le labbra mute e da quel momento la donna venne secolarmente accusata d’essere ciarliera. Alla donna, le tre religioni monoteiste raccomandano la continenza della parola, frenando a somiglianza della Vergine Maria il lamento funebre o la chiacchiera da mercato (Aurelio Agostino, De Virginibus).

Arpocrate, il dio egizio bambino del silenzio, “signum arpocraticum” indica l’età infantile di chi si porti l’indice destro alla bocca. Arpocrate, figlio di Iside e Osiride inaugura una simbologia irresistibile per l’arte che ingiunge di tacere a chi non sa, o a chi lo fa per uno scopo che non serve per il bene. Con il tempo, il giovane Arpocrate viene “sostituito” con una figura diversa a seconda dei tempi e del potere del momento… e sul divieto di parlare all’esterno vince quello di consentire l’entrata, “per os” monito al Maligno.
Arpocrate, diventato adulto, ha il corpo cosparso di occhi e orecchie per contrarre la parola quanto dilata l’ascolto, il vedere.( Senofonte). l’Umanesimo recupera alla laicità l’interpretazione più antica del signum, riallineando sapienza, vigilanza e segretezza. A questa nuova metamorfosi di senso si incrociano le letture neopitagoriche e neoplatoniche del silenzio. La prima, sostenuta da Pico della Mirandola, ritrova nel tacere l’iniziatico atteggiamento del sapiente raffigurato nel suo studio. A questa visione è controcanto il tacere neoplatonico di Marsilio Ficino: non più esercizio preliminare ma finale ammissione, “la verità è ineffabile”. L’anzianità e il dito alla bocca fecero convergere il silenzio verso la figura di Cronos e persino verso quella femminile della Morte.
Forse anche il “segno del silenzio” di “Arpocrate” ebbe una valenza simbolica connessa alla parola, anzi al potere creativo della parola. Le parole comunicano le nostre idee, le nostre convinzioni, le nostre e emozioni agli altri, ma anche e soprattutto a noi stessi. Noi, diventiamo ciò che diciamo. La parola, e il suo sapiente utilizzo, può essere liberatoria per la persona e il suo potenziale.
Silenzio e parola…. da intendersi non solo come strumento di definizione della realtà, ma come autentico atto creativo. Le cose del mondo vengono ad esistenza se esiste una parola a rappresentarle.