Dante era convinto che i numeri e la matematica avessero un ruolo fondamentale nella struttura del creato e nell’operato di Dio. Sono numerosi i passi in cui la matematica, i numeri svolgono un ruolo fondamentale per l’espressione e la comprensione dei concetti del testo. Molti passi possono essere letti alla luce di concetti che all’epoca di Dante erano inesistenti, o non considerati parte della matematica, ma con il tempo sono stati sviluppati e compresi.

Paolo Eugenio Vinassa de Regny, fiorentino di fine 800, geologo, geochimico, fisico, geografo, paleontologo, biologo e botanico, scrisse un’opera che Giovanni Papini esaltò sperando nella sua pubblicazione. Papini la reputava interessante e rivoluzionaria, nonostante già Ugo Foscolo avesse avuto l’intuizione del tema. Per la prima volta, uno scritto approfondito, introduceva in modo completo ed esauriente uno degli aspetti più a trascurati, ma più caratteristici del pensiero di Dante: la viva tradizione Pitagorica. Il simbolismo magico del numero. La costruzione della Divina Commedia diventa geometrica, legata al numero nella sua perfetta armonia, esattamente come la musica.
Pitagora diceva che: “i numeri sono la sola cosa che non inganna, ed in cui risiede la verità”; essi sono il principio e l’essenza di tutte le cose, e la ragion prima della loro esistenza”. Ma i Pitagorici furono anche i primi a concepire la Terra come una sfera rotante con gli altri pianeti attorno ad un fuoco centrale, detto “HESTIA” focolare o altare dell’universo che ordina e plasma la materia dando origine al mondo.

Con la scoperta del “ Bosone di Higgs”, una particella molto speciale che permette di comprendere il perché le altre particelle elementari che costituiscono il nucleo atomico, hanno massa. Siamo alla ricerca di comprendere quale energia muova tutto ciò. Se non ci fosse la massa gli atomi non starebbero insieme, se non ci fossero gli atomi non ci sarebbe la materia e di conseguenza neanche noi esseri umani e l’universo. E’ dalla massa che nascono le forme e le loro proporzioni. La bellezza matematica è una qualità che non può essere definita, non più di quanto la bellezza lo possa essere per l’arte, chi studia matematica, di solito, non ha difficoltà ad apprezzarla.“
Dante ci rivela nella Commedia, che la Parola AMORE, appare nell’inferno 19 volte, nel Purgatorio 50 e nel Paradiso 79. Rimane un mistero, di molteplici interpretazioni il cinquecento diece e cinque, che in numeri romani si può legge DXV. Esso si trova nel Purgatorio, e si potrebbe anagrammare oppure leggere anche come DUX: una guida o un comandante ? Oppure, Si può risalire al 515 a.C. la data di ricostruzione del Tempio di Gerusalemme ad opera di Zorobabele dopo l’esilio e la schiavitù babilonese sotto Nabucodonosor,e il successivo ritorno in patria. Templari, Fedeli d’Amore? E se la chiave fosse nella tabella caldea? Beroso il Caldeo, era Sacerdote del supremo Dio babilonese Bēl (Marduk) a Babele, vissuto fra il IV e il III sec. a C, si parlava della storia babilonese dalle origini al diluvio universale. Proseguiva dalla storia di Nabonassar fino ad Alessandro Magno.

Pietra gonfolina e i fiorentini discendenti di Noè
La tabella caldea era ben conosciuta ai tempi di Dante per le corrispondenze tra numeri e lettere: DXV è 16…cioè 4 x4 ..la tetractys. Il triangolo equilatero è composto da 10 punti, e 10 al quadrato è 100 = i 100 canti della Commedia. La tetractys è la sintesi del Tutto, l’Unità e la molteplicità, la materia che si differenzia. Per i Pitagorici, la sorgente della creazione. Forse è per questo motivo che Paolo Eugenio Vinassa de Regny scelse la scala di Giacobbe di William Blake per la copertina dell’edizione passata del suo libro?
I numeri sono ovunque, Dante lo scrive e il fiorentino Paolo Eugenio Vinassa de Regny lo rivela.
1° Canto dell’Inferno : 136 versi se sommo1+3+6 ottengo 10.
2° Canto dell’Inferno : 142 versi se sommo 1+4+2 ottengo 7
3° Canto dell’Inferno : 136 versi se sommo1+3+6 ottengo 10
4° Canto dell’Inferno : 151 versi se sommo1+5+1 ottengo 7
5° Canto dell’Inferno :142 versi se sommo 1+4+2 ottengo 7
6° canto dell’Inferno : 115 versi se sommo 1+1+5 ottengo 7
E se alla fine di ogni cantica uscimmo a rivedere le stelle, il canto 6* in tutte e tre le cantiche è dedicato alla politica:
6 ° dell’Inferno : invettiva contro Firenze dove domina « superbia, invidia e avarizia»
6° del Purgatorio :invettiva contro l’Italia definita «serva Italia, di dolore ostello …..non donna di provincia ma di bordello»
6° del Paradiso: polemica che riguarda l’Europa ed esaltazione dell’impero.
Si può pensare al caso? Non credo proprio. Anzi è un sapere ri–scoperto nella sua eternità, grazie ad una sensibilità moderna che dimostra un concetto di a temporalità. Non dimentichiamo che Galileo Galilei, studiando le leggi dell’Universo, stabilì che la matematica era la lingua parlata da Dio.
Nella Divina Commedia i numeri che maggiormente si ripetono nel poema sono l’uno, il dieci, il tre, il nove e il sette. Il 10 rappresenta la fine di un importante ciclo dal quale nascerà un cambio di circostanze. Il dieci è la serie su cui si formano tutti i numeri. Ma 10 sono anche i Comandamenti di Dio, 10 è il numero simbolo della conoscenza
L’Inferno è formato da 9 cerchi più una selva. 3+3+3 +1 = 10 =10
Nel Purgatorio: sette sono le cornici più la spiaggia, l’antipurgatorio, più il paradiso terrestre. Totale 10
Nel Paradiso :nove sono i cerchi angelici più l’Empireo: Totale 10
E perché il numero 100? Il poema è composto da 100 canti distribuiti in tre cantiche :Inferno, Purgatorio, e Paradiso. La Commedia si compone di 3 cantiche, ognuna articolata in 33 canti: 33+ 33 + 33 + 1 = 99. Il primo canto dell’ Inferno serve da prologo: = 99 + 1 = 100. Poi ogni cantica finisce con le stelle.
Nel canto XXVIII del Paradiso : L’incendio suo seguiva ogne scintilla; ed eran tante, che ‘l numero loro più che ‘l doppiar de li scacchi s’inmilla.Dante cerca di trattare la questione del numero degli Angeli, facendo riferimento ad una novella: “ Una leggenda orientale racconta che l’inventore degli scacchi chiese al re di Persia, in premio della sua invenzione, un chicco di grano per la prima casellina della scacchiera, due per la seconda, quattro per la terza, e così via: il re, dopo aver accettato con un sorriso di scherno la richiesta, si rese conto che nemmeno tutti i granai del suo regno sarebbero bastati ad accontentare la richiesta. Le novelle, metafore, leggende, favole… servono per far comprendere che non sempre tutto si può contare; tanto meno gli Angeli.
