Prima le parole poi la musica

Venerdì 6 Maggio alle 18.00 si è tenuta al Teatro del Maggio nel Foyer di Galleria “Prima le parole e poi la musica” rovesciando ordine di titolazione di una deliziosa opera di Antonio Salieri con libretto di Giovanni Battista Casti (1786), la conferenza curata dal prof. Maurizio Biondi introduceva “Le nozze di Figaro” di Wolfgang Amadeus Mozart (1786), opera del Festival, con la partecipazione di Rosalia Cid (Soprano) e di Vittorio Fait al pianoforte.
Alle spalle di Maurizio Biondi, scorrevano su un grande schermo immagini o brevi insert, che evocavano allestimento e carattere dell’opera mozartiana e lo stesso Biondi con grazia e padronanza assoluta al piano dava corpo a citazioni colte e al discorso come prendendo per mano lo spettatore.
L’eloquio sospeso tra divulgazione e semiologia della musica, scorreva fluido e piacevolissimo, tra letteratura, filosofia e teatro a ricordare, nomi e presenze delle cantanti e i protagonisti dell’opera al tempo del compositore, tempo breve e gemmato dalla superba bellezza della sua arte.
Così quello che avrebbe potuto apparire noioso, mancando l’emozione viva della esecuzione dell’opera, si faceva umanissimo affidamento alle espressioni dei sentimenti che la musica porta con sé anche in semplici parole che, oltre la didascalia, ci consegnavano ritratti d’epoca e insieme analisi sapiente dell’opera.
Biondi riusciva a parlare d’amore senza mai banalizzare sentimento ed evocava in questa tensione, un grande scrittore italiano dimenticato, Giorgio Manganelli, di cui per altro cade centenario della nascita.
Manganelli in una celebre intervista aveva espresso ritrosia nel pronunziare la parola “amore”, che pure aveva scelto quale titolo di una sua scrittura. Appassionato melomane amava Mozart e dell’opera celebrava in una conversazione col compianto Paolo Terni, oltre le note i silenzi.
Per questo è molto altro, non è stata quella al foyer della galleria, semplice celebrazione di intrecci amorosi, “triangoli” e abbandoni ma un discorso che si faceva storia del “vissuto”, discorso che Biondi riesce ad attualizzare e a portare sul binario dei “fatti della vita”, lì dove la partitura musicale e il cantabile, come l’arte in genere, trova espressione più alta e profonda.
Il passaggio poi alle arie mozartiane per voce e pianoforte è stato “corolla” a questa introduzione.
Restano dunque in noi i tratti gentili, gli abiti, le parrucche, le voci ascoltate o immaginate, le parole al servizio della musica ma anche, attraverso di essa, capaci di tornare all’umano in un tempo di barbarie, con scenari di guerra che paiono di “un altro mondo” e forse lo sono.
Mozart aveva ventinove anni quando compose “Le nozze di Figaro”, si sarebbe congedato al mondo solo sei anni più tardi ma, come in molti hanno scritto, aveva già compiuto quanto era destino, caso o provvidenza.
Quì un’ora e poco più di pensiero e teatro musicale, con e attraverso la parola, ha riportato i presenti al senso del sublime e alla bellezza e còlto in Sala ampio consenso.
Ugo De Vita regista, autore e attore di prosa. Diplomato all’Accademia Nazionale di Arte drammatica, dopo gli esordi con Dario Fo e Franca Rame ha conseguito la laurea e specializzazione americana in “Psicologia clinica”, svolgendo lo stage di perfezionamento con Oliver Sacks nel 1992
Et Press Comunicazione