“Progettazione e Didattica la missione di Pierluigi Spadolini nel centenario della nascita”

“Progettazione e Didattica la missione di Pierluigi Spadolini”
di Riccardo Rescio

Padiglione Spadolini
Fortezza da Basso di Firenze


Trasferire le proprie conoscenze per formare nuove coscienze, passare esperienze per fortificare i caratteri, partecipare emozioni, sogni, idee, aspirazioni per stimolare l’intuito, sollecitare l’osservazione, sviluppare le intrinseche potenzialità è difficile, molto difficile e come tutte le cose difficili richiedono la massima attenzione, grande impegno e molto spesso, con la tensione che tutto ciò comporta, anche tanta paura di sbagliare.
La partecipazione del sapere richiede un quotidiano e costante impegno, un onere e un onore a cui non si può e non si deve in alcun caso sottrarre.
Un genitore che non sente il desiderio, l’irrefrenabile necessità di trasferire continuamente le conoscenze acquisite ai propri figli non può dirsi un buon genitore.
Un precettore non può dirsi tale se non fa dell’insegnamento il postulato principale della propria vita, trovando il naturale appagamento nel formare coscienze ricche di desiderio di conoscere, piene di stimoli, capaci di sviluppare le grandi potenzialità del pensiero.
Il vero sapere non è la capacità di stivare notevoli quantità di nozioni o conoscere dati e date da poter sciorinare a menadito.
Fare cultura non è inculcare, ma sviluppare, attraverso lo studio, le conoscenze, l’osservazione, la voglia di sapere, la curiosità di conoscere, la possibilità di scoprire cose nuove, l’oltrepassare frontiere, l’esplorare territori sconosciuti e cosi facendo assaporare il supremo piacere di aggiungere qualcosa, anche infinitesimale, a tutto quello che già c’è.
Il sapere non deve mai essere fine a se stesso, ma deve precostituire il presupposto, la condizione inalienabile per elaborare, sviluppare sempre nuove conoscenze.
L’uomo libro, L’uomo enciclopedia, l’uomo dallo sconfinato sapere se usa le proprie conoscenze solo per se stesso rimane un fenomeno da baraccone, capace solo di appagare, con la meraviglia della gente, unicamente il proprio ego.
Non basta sapere, bisogna essere altrettanto capaci di trasferire il proprio sapere e fare in modo che tali conoscenze possano svilupparne sempre di nuove.
Ho voluto dedicare al grande Architetto Pierluigi Spadolini, nel centenario della sua nascita, un mio pensiero scritto qualche anno fa sulla capacità determinante che una mente illuminata deve necessariamente avere, che non puo’ e non deve essere riconducibile solo alle opere tangibili, concrete, realizzate, ma soprattutto a quella dote utile a convertire il proprio sapere in semi, stimoli, sollecitazioni, nelle menti di chi ha avuto l’opportunità di stargli accanto.
Per Pierluigi Spadolini, il grande architetto nato a Firenze il 5 aprile 1922, la progettazione e la didattica costituivano la missione e il presupposto del proprio fare.
Nel centenario della nascita, è molto importante ricordare fa figura dell’Architetto Spadolini, fratello dello statista Giovanni, che fu tra i fondatori della Tecnologia dell’Architettura e anche Presidente del comitato tecnico dell’Iri-Italstat.
Ognuno dei due fratelli Spadolini, nei rispettivi campi di azione, sono stati grandi protagonisti che hanno fortemente segnato la storia del nostro Paese.
Tra le maggiori realizzazioni dell’Architetto Spadolini si annoverano il Centro traumatologico ortopedico per l’Inail di Firenze, il restauro e la ristrutturazione della sede storica del Monte dei Paschi a Siena, la progettaziobe di imbarcazioni con la fortunata “linea Akira”.
In relazione al suo ruolo d’indirizzo all’Iri-Italstat, dal 1973 al 1978 Spadolini inizia le sperimentazioni nell’edilizia industrializzata progettando il Padiglione espositivo Fortezza da Basso a Firenze che porta il suo nome, lanciando Italposte, il programma di uffici postali e i presidi ospedalieri Spo, realizzabili in ogni parte d’Italia, ma soprattutto il progetto Mapi, il Modulo abitativo di pronto intervento del 1982.
La sua capacità progettuale spazia dalle infrastrutture e assetto del territorio, all’edilizia, è del 1981-88 il progetto per il Centro direzionale delle Assicurazioni Generali a Mogliano Veneto, il Centro direzionale di Napoli e persino la chiesa di Tor Bella Monaca a Roma.
Spadolini è stato un instancabile realizzatore in proprio, ma anche reso possibile a molti altri di costruire numerose opere con il suo impulso e sotto la sua supervisione.
Contrassegnato da multiforme attività, all’inizio come industrial designer, poi come Architetto, urbanista e docente universitario, ma soprattutto, come autorevole ispiratore di realizzazioni sempre più impegnative sia edili che infrastrutturali.
Fu Ettore Bernabei ad affidare a Pierluigi Spadolini l’incarico di Presidente del comitato tecnico dell’Iri-Italstat, la holding delle attività delle concessioni, costruzioni e progettazioni, edilizie e infrastrutturali.
Nonostante il poderoso impegno progettuale Pierluigi Spadolini non dimenticherà mai la sua missione, che nella scuola e nella trasmissione dei saperi e dei valori ai giovani, trova la sua essenza.
Un passaggio della lectio magistralis con la quale si congeda il 5 giugno 1992 dalla Università di Firenze sintetizza la sua filosofia di vita :
«Dalla mia esperienza ho imparato a non vedere la parola fine nelle cose perché comunque c’è sempre un altro giorno da passare, per inventare qualcosa di diverso, forse di più bello.
Ogni progetto che ho fatto, con i miei collaboratori, è sempre stato come una lunga fiaba che, finché rimane sul tavolo da disegno, è un racconto innaturale, impossibile.
Poi si forma, si costruisce, si definisce, diviene qualcosa di concreto, di irreversibile.
Questo concetto di irreversibilità mi ha dato sempre una grande angoscia: il momento in cui l’architetto lascia il progetto è drammatico, perché da quell’istante in poi non è più possibile modificarlo né controllarlo.
L’irreversibilità viaggia in parallelo con la responsabilità che l’architetto deve avere verso gli altri, poiché crea per la collettività.
Ritengo che chi fa progetti per mania di protagonismo è un delinquente, perché giocando con la sua capacità di dar forma alle idee non considera che in ogni caso deve fare i conti con la realtà.
Una realtà che lo giudica, lo interpreta, lo capisce: lo apprezza o lo distrugge».

Riccardo Rescio Firenze 5 aprile 2022

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