di Elena Tempestini
La comunicazione è Arte. È attraverso le Arti che l’uomo esteriorizza la propria interiorità: è il Talento, che attraverso passaggi storici cambia il suo nome ma resta il suo significato più profondo. Un codice di comunicazione che unisce passato, presente e futuro, per mezzo di un sentimento insito in tutti gli uomini. Le Arti, e in questo caso la scultura, è comunicazione che riesce a separare e liberare l’opera dalla materia del marmo. Come un alito di vento nasce una nuova vita che attraverserà i secoli. Fra gli artisti più comunicativi che mi hanno regalato emozioni, c’è Jago Artist, pseudonimo di Jacopo Cardillo. Giovanissimo scultore che nel 2016, all’interno della cripta della Basilica dei Santi XII Apostoli, ha realizzato la sua prima esposizione personale a Roma, intitolata Memorie, una selezione di opere realizzate in marmo di Carrara. Nel 2019 a New York completa il Figlio Velato, scolpendo un blocco di marmo Danby del Vermont. L’opera, ispirata al Cristo Velato di Giuseppe Sanmartino, rappresenta un bambino disteso coperto da un velo. Il 21 dicembre la scultura viene collocata presso la Cappella dei Bianchi della chiesa di San Severo fuori le mura, nel rione Sanità di Napoli.
Nel 2019, in occasione della missione Beyond dell’ESA (European Space Agency), JAGO è stato il primo artista ad aver inviato una scultura in marmo sulla Stazione Spaziale Internazionale. L’opera, intitolata “The First Baby” e raffigurante il feto di un bambino, è tornata sulla terra a febbraio 2020 sotto la custodia del capo missione, Luca Parmitano. Nel novembre del 2020 Jago ha realizzato l’installazione “Look Down” in Piazza del Plebiscito a Napoli, ora installata nel deserto Al Haniya nell’emirato di Fujairah. A ottobre 2021 ha collocato l’opera “Pietà” all’interno della Basilica di Santa Maria in Montesanto (Chiesa degli artisti) a Roma, luogo scelto per creare un dialogo fra l’arte contemporanea e la spiritualità.
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